Skyscape, la casa costruita in cima a un grattacielo

Skyscape, la casa costruita in cima a un grattacielo

Giulia Guido · 5 mesi fa · Design

Il proprietario di un complesso di appartamenti a Bangkok si è rivolto allo studio WARchitect per trasformare il tetto di uno dei suoi palazzi in casa sua. Il team di architetti non si è fatto sopraffare dalla sfida e, alla fine, ha realizzato Skyscape

Il progetto prevedeva la vera e propria costruzione di una casa, con tanto di cortile esterno, sfruttando l’intera superficie del tetto di un grattacielo. Oltre a ciò, la particolarità della Skyscape risiede nel fatto che da un punto di vista stilistico, ma anche di scelta di materiali, la casa si discosta drasticamente dallo stile del palazzo su cui poggia le sue fondamenta. 

Skyscape Wrchitect | Collater.al

Sviluppata su un solo piano, Skyscape è chiusa su tre lati e completamente aperta sul quarto, che si apre attraverso gradi vetrate sul cortile di ghiaia. Al suo interno lo spazio si divide inuna sala da pranzo, un soggiorno, una camera da letto, un bagno, una cucina e un piccolo cortile centrale, che permette a tutte le stanze di avere un’apertura. 

Lo stile è minimale e lineare e vincente si è rivelata la scelta di ricoprire tutte le superfici, pavimenti, pareti e soffitti, con lunghe e sottili travi di legno Balau, che riscalda otticamente l’ambiente. 

Se sognate un rifugio che vi permette di essere invisibile a tutti e al contempo di godere di un panorama mozzafiato, una casa come Skyscape fa per voi. 

Skyscape Wrchitect | Collater.al
Skyscape Wrchitect | Collater.al
Skyscape Wrchitect | Collater.al 2
Skyscape Wrchitect | Collater.al
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Skyscape Wrchitect | Collater.al
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Skyscape, la casa costruita in cima a un grattacielo
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Skyscape, la casa costruita in cima a un grattacielo
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Light Project, i giochi di luce di Nanda Vigo a Milano

Light Project, i giochi di luce di Nanda Vigo a Milano

Collater.al Contributors · 5 mesi fa · Design

“Luce, trasparenza, immaterialità”: questo è “Light Project” di Nanda Vigo, la mostra che racconta  l’eccezionale opera dell’artista e designer che ha fatto la storia della scena culturale milanese degli anni Sessanta. 

Nanda nasce a Milano nel 1936 da una famiglia che la educa alla cultura architettonica e artistica. Si dà il caso che da piccola infatti conosca l’artista Filippo De Pisis e si appassioni all’architettura di Giuseppe Terragni. 

Vicinissima all’artista Lucio Fontana, la Vigo lavora tutta la vita intorno al tema del conflitto/armonia luce e spazio, realizzando oggetti di design incredibili che Palazzo Reale ha deciso di raccontare in questa mostra, inaugurata il 23 luglio e che terminerà il 29 settembre 2019. La mostra si inserisce nel percorso di approfondimento e valorizzazione avviato da Palazzo Reale nei confronti dei maestri dell’arte italiana dal secondo dopoguerra ad oggi.

Qui nel palazzo nel cuore di Milano potrete contemplare circa 80 opere – tra progetti, sculture e installazioni – dell’artista, tutte incentrate sul tema della luce materia non-materia, sul colore, sulla generazione dello spazio attraverso la sua immaterialità. È un viaggio nel tempo dagli anni Sessanta al Duemila nella vita di Nanda Vigo, una donna che ha dovuto affrontare un percorso femminile nel mondo dell’arte, dell’architettura e del design in anni in cui la presenza delle donne era molto limitata. Nanda Vigo a Palazzo reale porta i suoi studi cromatici, i giochi con le luci naturali e artificiali, l’amplio uso degli specchi: sembra proprio di immergersi in un sogno psichedelico.

Non perdetevela, manca poco alla fine!

Light Project | Collater.al
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Light Project | Collater.al
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Light Project | Collater.al
Light Project | Collater.al

Testo di Bianca Felicori

Light Project, i giochi di luce di Nanda Vigo a Milano
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M House, la casa che sfida il caldo e la neve

M House, la casa che sfida il caldo e la neve

Giulia Guido · 5 mesi fa · Design

Nella città giapponese di Uonuma, nella provincia di Niigata, tutte le case sono costruite seguendo la stessa struttura, per adattarsi nel miglior modo possibile al clima rigido in inverno, con pesanti nevicate, e caldo in estate: il piano terra è destinato ai box e il primo piano è costruito sempre sopra di essi, il tetti a falde sono pensati per favorire lo scioglimento della neve e, infine, le pareti sono più spesse del normale, per aumentare il livello di isolamento. 

Lo studio Takeru Shoji Architects è riuscito a realizzare un’abitazione che non prevedesse queste tre caratteristiche e, al contrario, favorisse il contatto tra esterno e interno. La M House è costruita su delle fondamenta più alte del solito, in modo tale da isolarla dal terreno, ma senza avere il primo piano rialzato tanto quanto le altre case. L’uso di materiali isolanti e idrorepellenti ha permesso di diminuire di gran lunga lo spessore delle pareti che, d’inverno vengono ricoperte per metà altezza dalla neve che permette al caldo interno di non fuoriuscire e, d’estate, riescono a mantenere l’ambiente fresco. 

Altra caratteristica fondamentale della M House è la grande finestra che grande quasi quanto la superficie di un’intero lato della casa, creando un dialogo tra interno ed esterno, elemento che in tutte le altre abitazioni circostanti manca. 

Anche gli interni si differenziano dal resto della cittadina, con un abbondante uso di legno e con una divisione degli spazi che avviene in altezza tramite un soppalco, che ospita il bagno e la camera da letto, raggiungibili attraverso una passatoia sopraelevata che funge anche da studio e si affaccia da una parte all’esterno e dall’altra sull’enorme salone del piano inferire. 

M House la casa che sfida il caldo e la neve | Collater.al
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Il SushiFun di Milano, dove il Giappone incontra l’Occidente

Il SushiFun di Milano, dove il Giappone incontra l’Occidente

Giulia Guido · 5 mesi fa · Design

Siamo in una delle zone più gettonate di Milano e in una delle strade più caratteristiche. In via Paolo Sarpi ha recentemente aperto SushiFun, un piccolo ristorante che offre una cucina nipponica ma non solo, proponendo anche una selezione delle ormai celeberrime poke. 

Per differenziarsi dalla concorrenza, i due giovani proprietari si sono affidati alle sapienti mani dei designer del KTLstudio che hanno dato vita a un luogo in cui la cultura giapponese riesce a mischiarsi con colori pastello ed elementi moderni ed eclettici. 

Il minimalismo delle forme è tipico della tradizione nipponica, il bancone e i due tavoli che permettono di gustare il pasto anche sul luogo sono di un legno chiaro, dalle linee nette e pulito ed entrano in contrasto con le pareti, per le quali è stata scelta una carta da parati rosa. Il rosa torna anche nel soffitto, nelle sedie e negli stipiti delle tre vetrate che danno sulla strada. Questo colore è stato scelto proprio perché ricorda quello del salmone, ingrediente immancabile in molti dei piatti presenti nel menù. 

Per dare un tocco più pop e originale, possiamo trovare degli elementi divertenti, come le stampe di diversi tipi di pesci sulla carta da parati, e dei suppellettili, sempre a forma di pesce, illuminati in apposite vetrinette. 

Se, oltre al gusto date un forte peso alla location SushiFun è il posto che fa per voi! 

KTLstudio Sushi Fun | Collater.al
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KTLstudio Sushi Fun | Collater.al
KTLstudio Sushi Fun | Collater.al
KTLstudio Sushi Fun | Collater.al
KTLstudio Sushi Fun | Collater.al
KTLstudio Sushi Fun | Collater.al 3
KTLstudio Sushi Fun | Collater.al 3
Il SushiFun di Milano, dove il Giappone incontra l’Occidente
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Il SushiFun di Milano, dove il Giappone incontra l’Occidente
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Un angolo di paradiso firmato DecaArchitettura

Un angolo di paradiso firmato DecaArchitettura

Claudia Fuggetti · 5 mesi fa · Design

Lo studio DecaArchitecture ha reso possibile rilassarsi all’interno di una grotta di 3.000 metri quadrati che si trova all’interno di un edificio scavato alla base di una montagna a Mystras. Annunciato come il primo rifugio termale olistico di destinazione benessere in Grecia, il centro termale Euphoria si trova tra una foresta di cipressi e il patrimonio mondiale UNESCO di Mystras, un importante sito bizantino.

I suoi spettacolari interni sono stati selezionati per il premio Dezeen Award nella categoria Interni per il tempo libero e il benessere.

“Il centro termale Euphoria Spa è costituito da 3.000 metri quadrati di esperienze varie e attentamente articolate. Questo avviene attraverso una transizione coreografata di spazi in cui luce, suono, temperatura, umidità, texture, materiali e odori creano esperienze sensoriali coinvolgenti”.

Alla base dell’edificio di quattro piani troviamo la reception della spa, le sale di trattamento e gli spogliatoi, che sono distribuiti in una serie di spazi ellittici collegati da varie scale e da una rete di passaggi a catacomba. Tre cilindri concentrici punteggiano l’edificio. Il cerchio interno è un pozzo di luce bianca profonda 20 metri, che si apre verso il cielo e funge da faro direzionale.

La fisionomia della struttura fa pensare ad un moderno paradiso degli dei greci, dove il color oro e il turchese donano un senso di pace e benessere attraverso la cromoterapia.

Un hammam bizantino è lo spazio entro il quale termina il viaggio del visitatore alle terme. Più in alto sulla scala a chiocciola dell’edificio si trovano piccole camere monastiche che fungono da stanze private per i trattamenti. L’ultimo piano, che è il più vicino alla foresta, ha due ampi e luminosi spazi di aggregazione per le conferenze.

Se hai in previsione un viaggio in Grecia, dai un’occhiata adesso al sito della struttura qui.

Un angolo di paradiso firmato DecaArchitettura | Collater.al
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