Art Stanley Tucci ritrae Giacometti nel suo nuovo film Final Portrait
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Stanley Tucci ritrae Giacometti nel suo nuovo film Final Portrait

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Andrea Jean Varraud
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E’ possibile considerare un ritratto veramente finito?
Stanley Tucci, noto come attore, meno come regista, nel suo ultimo film Final Portait, ci porta a scoprire il processo creativo che c’è dietro alle opere dell’artista svizzero Alberto Giacometti.

L’aspetto che viene esplorato non è tanto il cosa quanto il come: il regista italoamericano infatti non gira un documentario ne’ tantomeno un film biografico. L’opera di Tucci è un ibrido tra queste due forme espressive, collocato in un periodo di tempo ben circoscritto: il 1964, momento appartenente alla terza e ultima fase creativa, quando il pittore si dedica a ritrarre James Lord, scrittore e amico americano in 18 sedute.

“Trovo assurdo condensare la vita di qualcuno ammucchiando sette otto episodi in due ore. Volevo invece entrare nello spaccato della vita di Giacometti, nelle sue relazioni delicate, tra moglie e amante, nella sua caotica quotidianità, nei dubbi e nelle pause.”

Con il passare dei minuti assistiamo all’estenuante realizzazione di un’opera e percepiamo come l’ego dell’artista è portato a distruggere la sua stessa creazione e con lei anche la fiducia nelle proprie capacità in nome del processo artistico.

Giacometti disegna per capire, disegna per addentrarsi, tramite l’osservazione, nella vera natura umana consapevole però dell’impossibilità del suo obiettivo: il fallimento e l’incompiutezza diventano i caposaldi della poetica dell’artista.

Tutto questo ha fatto di lui un artista controverso, a tratti sfacciato e presuntuoso, a tratti frustrato dalla sua stessa forza distruttrice alla quale è incapace di sottrarsi. Ed è proprio questo Giacometti che il regista ci fa conoscere: con la sigaretta perennemente accesa, piegato sotto la mole della sua indagine esistenzialista.

Accanto allo studio della poetica dell’artista e della nascita di un’amicizia, ciò che rende “The final portrait” un film unico è la cura evidente nella scelta del cast, dei costumi e soprattutto della location, in particolare dello studio di Giacometti.

James Marifield, designer di produzione, ha infatti ricreato esattamente l’atelier del pittore svizzero, molto simile a una prigione sia metaforica che estetica: tinte seppia, scarsa luminosità, statue scheletriche dall’aspra superficie. Così, dopo averci mostrato una magica Parigi ancora un po’ bohemien, dopo averci guidato nel processo creativo di uno dei più grandi artisti del ‘900 e dopo averci raccontato la nascita di un’amicizia, il film si conclude lasciandoci tanto su cui riflettere ma anche una sensazione di voluta incompiutezza, proprio come il ritratto dell’amico Lord.

Il film uscirà nelle sale italiane l’8 Febbraio 2018.

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Scritto da Andrea Jean Varraud

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