Art Stefano Canto, per una morfologia a cascata 
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Stefano Canto, per una morfologia a cascata 

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Collater.al Contributors

Articolo di Floriana Savino

Sperimentando l’acqua e il cemento, l’artista visivo Stefano Canto fa ritorno negli spazi romani di Matèria Gallery con l’esposizione Sogno di Pietra (28 febbraio-30 aprile 2026). 

Il sogno del cemento si fa strada lungo lo schiudersi del secolo breve, che avrebbe visto trionfare l’imperativo categorico del progresso sulla maestria tecnica e molteplice delle tradizioni regionali. Andando dal Bauhaus alle aspirazioni delle Avanguardie artistiche, il vetro splendente, l’architettura intesa come un cristallo e così l’incorruttibilità di un materiale nuovo, il calcestruzzo, segnano l’avvento di una rinnovata stagione per le città e un desiderio tutto di abitare spazi. 

Il sogno dell’architettura sposa la possibilità di un più che universale cambiamento della visione e dell’agire per plasmare la realtà dello spazio. Lo sguardo dei più grandi architetti e costruttori del tempo, divenuti sovente vere e proprie archistar, è tutto improntato alla realizzazione positivista di un futuro grandioso e luminescente. Dovranno scorrere decenni, nonché le prime avvisaglie di un agire planetario, a tratti insostenibile, per condurre l’attenzione, e possibilmente la progettazione, verso una ripresa della tecnica in ascolto della necessità di un intero ecosistema. 

Ragionando l’essenza e la portata simbolica insita all’impiego dei materiali, l’artista visivo Stefano Canto (Roma, 1974) ha rivolto una profonda attenzione alla storia del cemento lungo le traiettorie molteplici del secolo del progresso per eccellenza, il Novecento. Formatosi in qualità di architetto, Canto è decisamente cosciente della portata metaforica di un materiale con cui sono state erette le più possenti trame della città moderna: scheletri e pilastri resistenti di un plasmare il mondo agendo, e per certi versi modificando, lo spazio anarchico e spontaneo di una qualche Madre Natura. Con la personale Sogno di Pietra, l’artista fa nuovamente approdo negli spazi romani di Matèria Gallery per ragionare la possibilità di un incontro ibridante tra la presenza della materia e l’essenza potente di un archetipico immaginario. Ricorrendo all’impronta tangibile, ma al contempo pronta all’effimero della sparizione, Stefano Canto si appella al ghiaccio per scolpire in negativo, volti e presenze oniriche di un mondo restituito al mito. Per le installazioni facenti parte di Sogno di Pietra, l’artista ha optato per sculture policrome realizzate nell’incontro di acqua, ossidi e pigmenti, così restituite sottoforma di pesanti agglomerati di ghiaccio. Percorrendo le rotte della sedimentazione, Canto è ben consapevole che l’introduzione della costante tempo nel percorso progettuale ed espositivo saprà donare al suo intervento l’eterna magia alchemica di un fossile, acceso e derivato, contante nell’unione povera di acqua, aria e polvere. 

Come ha più volte ribadito, l’interesse pregnante per un materiale come il cemento nasce dalla tendenza di quest’ultimo a proporsi tanto nello stato di polvere, quanto nelle fattezze di una presenza liquida dalla possibile e possente tramutazione in materia solida, resistente e duratura. Ragionando il corso della storia, la presenza dell’umano e la sua azione nel mondo, Stefano Canto intona visioni sospese dell’immaginario, che incontrano tanto la possibilità di un continuo farsi architettura del pensiero, quanto il mirabile sogno per l’arte di intessere una morfologia a cascata di un sempre eterno presente. 


Courtesy of the artist and Matèria Gallery. Photo Roberto Apa

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Scritto da Collater.al Contributors

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