Design Creators – Memphis e Tropicalismo nella street art, l’intervista ad Antonyo Marest
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Creators – Memphis e Tropicalismo nella street art, l’intervista ad Antonyo Marest

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Claire Lescot
Memphis e Tropicalismo nella street art, intervista ad Antonyo Marest | Collater.al 9

La recente indagine fatta dal Cresme evidenzia come l’Italia sia un paese saturo di architetti sottopagati. Nasce quindi l’esigenza di ripensare il ruolo di questa professione affinché sia funzionale ad una società con fabbisogni del tutto nuovi. Antonyo Marest è l’esempio vivente di come un architetto si possa reinventare in un paese, la Spagna, che in percentuale simile vive la nostra stessa realtà.

Il nostro primo incontro  è avvenuto in occasione del Fuorisalone di quest’anno, all’Ibispace Design dove è andata in scena la sua mostra ispirata al Tropicalismo. I suoi lavori spaziano da restyling di edifici, skate park, musei ad abbigliamento, fotografie, sculture, mobili e grafiche. Un artista a tutto tondo, un fiume in piena di positività che fonde lo stile Memphis Milano al Tropical Art decò di Miami. Il melting pot di pattern ripetuti, astratto geometrismo, fenicotteri e palme sono elementi caratterizzanti anche dei suoi stravaganti outfits.

Le sue opere ci dimostrano come l’arte urbana possa integrarsi perfettamente con l’architettura esistente e diventare strumento accessibile e potente per arricchire, valorizzare e trasformare gli spazi attraverso il colore.

Chi è Antonyo Marest?

Sono prima di tutto un sognatore e poi artista, designer ed architetto.
Vivo a Madrid dal 2013 ma sono nato ad Alicante

Quando hai iniziato la facoltà di architettura probabilmente il tuo sogno era quello di fare l’architetto, quando hai capito invece che saresti diventato un artista?

Dipingo da quando sono bambino e sono sempre stato nel mondo della street art. Quando ho finito i miei studi all’università purtroppo è iniziata la crisi mondiale, la costruzione non era un mercato dove si poteva trovare lavoro facilmente quindi ho deciso di reinventarmi. Credo però di non avere mai abbandonato l’architettura perché sono passato dall’interior design allo studio dell’architettura effimera dove il lavoro è sicuramente più veloce e creativo.

Quindi è stato quasi un processo naturale

Esatto , fin da piccolo mi son sempre sporcato le mani dipingendo e creando. Ho ereditato l’amore per l’arte da mio padre, grande artista non riconosciuto ma un grande maestro per me.

Oltre a tuo padre quali sono state le figure chiave della tua vita che ti hanno aiutato/ispirato ad intraprendere questa strada nella vita?

Ciò che mi ispira sono le persone, i viaggi, il contatto con il nuovo e l’ignoto.
Il grande Ettore Sottsass ma anche il filone degli architetti Art decò: Albert Kahn, Joseph Nathaniel, Wirt Rowland e Smith Hinchman & Grylls.

Ti ricordi la tua prima opera di street art?

La prima volta che ho preso uno spray tra le mani è stato il 1999, ma nel 2001 ho realizzato il mio primo vero murales. Per farlo mi sono ispirato alle riviste che trovavo nei negozi di graffiti che frequentavo all’epoca.

Dove sei adesso e su cosa stai lavorando?

In questo momento sono in Corea del Sud e sto facendo diversi murales per alcuni brand locali. È la seconda volta che vengo qui e non sarà nemmeno l’ultima. L’Asia è un continente che ha molto da scoprire dove l’arte urbana in questo momento sta prendendo molto piede.

La tua carriera artistica indipendente ti permette di viaggiare molto. Hai qualche storia da raccontarci?

Quest’anno è già il dodicesimo paese che faccio! devo davvero ringraziare questa vita e questo lavoro. Sono troppe le storie da raccontare e mi piacerebbe farlo davanti ad una grande tazza di caffè però ti posso dire che in generale è tutto meraviglioso, le persone che incontri i nuovi posti che scopri, tutto!
Una curiosità che capita davvero spesso è quella che in quasi tutti i posti dove vado sbaglio sempre le misure dei muri! 

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

Ora devo andare in Messico per dipingere un hotel a Tulum poi a Berlino per un negozio, una barca a Vigo in Spagna, uno spettacolo a Lisbona ed uno a NY e diversi rooftop. Inoltre ho un progetto molto importante in Italia che ti vorrei rivelare ma è ancora top secret!

Un dream project?

Mi piacerebbe poter progettare più mobili ed elementi decorativi e vorrei visitare tutti i posti nel mondo ma soprattutto il mio sogno e poter continuare a vivere questo mio sogno.

Lasciaci con tuo motto:

Vivi il momento, che non è un ‘’carpe diem’’ generico ma un ‘’vivi il qui ed ora’’ senza pensare al domani.

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Scritto da Claire Lescot
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