Bisogna tristemente ammettere che le vacanze sono finite e che nessun giorno come il 1° settembre segna il ritorno alla routine e, soprattutto, gli uffici riaprono le loro porte.
Arriva nel momento giusto, quello in cui molti si chiedono perché dover stare seduti 8 ore a una scrivania anonima, in uno spazio illuminato con luci al neon, l’ultimo progetto firmato Opposite Office.
Lo studio berlinese ha presentato all’interno della Bauhaus-Universität di Weimar il suo Baumhaus Office, quello che potremmo facilmente chiamare un ufficio sull’albero. Ebbene sì, a quanto pare le case sugli alberi sono passate di moda e ora il mondo dell’architettura sperimenta modi per portare sugli alberi il lavoro di tutti i giorni.


Partiamo dal nome scelto, Baumhaus Office. Si tratta di un gioco di parole tra Baumhaus (casa sull’albero, in tedesco) e Bauhaus, nome dell’università che ospita l’operazione. Infatti, l’albero scelto sorge proprio nello storico campus della Bauhaus-Universität di Weimar ed è uno dei più antichi della città, piantato secoli fa da Johann Wolfgang von Goethe in persona durante uno dei suoi soggiorni weimariani.
Da un punto di vista tecnico, la struttura occupa circa un metro quadrato ed è pensata per ospitare fino a tre persone alla volta, con tanto di scrivania, postazione di lavoro e un piccolo spazio per la modellistica (essendo progettato da architetti per architetti). Il team di Opposite Office la definisce un ufficio a tutti gli effetti, per quanto estremamente compatto, posizionandosi totalmente in contrapposizione a un mondo fatto di uffici open space con aree comuni e grandi spazi vuoti.


Dietro al progetto che sembra più una sfida tra studenti universitari c’è però un ragionamento molto concreto sui costi. Monaco, dove Opposite Office ha sede, rappresenta uno dei mercati immobiliari per uffici più cari della Germania. Lo studio, che sviluppa comunque gran parte dei propri progetti in location internazionali diverse di volta in volta, si è semplicemente chiesto perché continuare a sostenere le spese di un quartier generale fisso e sovradimensionato. La risposta è stata spostare la sede operativa direttamente dove l’architettura si produce, negli spazi pubblici e istituzionali, (in questo caso anche gratis grazie alla collaborazione con l’università).
Con il suo Baumhaus Office, lo studio berlinese sembra chiederci: quanto spazio serve davvero per lavorare? Probabilmente la difficoltà del trovare una risposta risiede nei singoli bisogni di ognuno e quindi a fattori soggettivi. Probabilmente si otterrebbe una risposta omogenea se la domanda fosse: preferireste tornare a lavorare chiusi in una stanza o in un ufficio sull’albero?




