Qualche mese fa, una sera di agosto, sono capitata su Canale 5 mentre andava in onda Avanti un Altro!. L’ho guardato per quella che mi è sembrata un’eternità, incredula, mentre accanto a me un’amica rideva distrattamente alle battute di Paolo Bonolis. Fin da piccola, nessuno mi ha mai permesso di guardare quei programmi e, crescendo, non ho mai sviluppato alcun interesse per quel genere di prodotto televisivo. Ora, a quasi trent’anni, guardando la mia amica ridere davanti a Avanti un Altro!, ho provato due sentimenti opposti e contrastanti. Il primo, istintivamente, è stato un sentimento di gioia. Gioia di non trovare divertente nessuna delle espressioni facciali di Bonolis. Il secondo, invece, lo posso ricondurre solo a un fortissimo senso di tristezza. Tristezza per lo stato della televisione italiana, costretta a fare audience con questi mezzi così tristemente semplici. In un certo senso invidiavo anche la spensieratezza con cui la mia amica accanto a me riusciva a non farsi coinvolgere davvero dalle sensazioni che stavo provando io. Una spensieratezza data da un vero e proprio distacco che non riuscivo a fare mio.

Televisiva: il libro di Stefano De Luigi sulla televisione italiana
Quando ho sfogliato Televisiva – un libro fotografico realizzato da Stefano De Luigi, curato da Laura Serani e pubblicato da L’Artiere – mi sono ricordata di quella serata estiva e di quelle sensazioni. La forza delle immagini di De Luigi ci porta a riflettere sul prodotto di oltre trent’anni di rivoluzione televisiva, dai primi anni di Silvio Berlusconi fino alla cosiddetta Bunga Bunga Era.

Ad accompagnare le immagini raccolte in Televisiva c’è anche un testo, scritto da Pietro Grossi, che sfida – letteralmente – il lettore accompagnandolo in questo percorso rivelatore dove è la nostra percezione della televisione, nello specifico di quella italiana, a venire a galla. Il lavoro attento di De Luigi rivela come la TV, ormai non più mezzo educativo, sia diventato con gli anni qualcosa di estremamente superficiale influenzando la democrazia e le discussioni sulla politica. La sua posizione, sicuramente estrema, mi ha ricordato lo stesso disgusto provato guardando Bonolis in Avanti un Altro! – una reazione, la mia, forse esagerata ma che non sono riuscita a ignorare in nessun modo.

Televisiva riesce quindi a farci riflettere su qualcosa a cui, con ogni probabilità, non pensiamo abbastanza spesso: l’impatto (forse distruttivo) che ha avuto la rivoluzione televisiva portata avanti da Silvio Berlusconi. Gli scatti contenuti nel libro fotografico, però, non provengono tutti dagli studi Mediaset ma anche da quelli della Rai e da set di emittenti come Telelombardia. A testimoniare come sia stata invasiva l’influenza di questa rivoluzione. Il lavoro di De Luigi e del team dietro alla costruzione di Televisiva, sfidandoci, vuole svelare una ferita più profonda. Qualcosa che ha cambiato il nostro paese per sempre. Il mondo della televisione, in un certo senso, è parte di noi e continueremo a rimanerne tanto affascinati quanto – a tratti – disgustati.

