Art La forma dell’errore secondo Tera Drop da Sebino
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La forma dell’errore secondo Tera Drop da Sebino

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Collater.al Crew

All’interno di IN/FORM, il progetto che sta trasformando gli spazi di Sebino in un territorio di dialogo tra arte e industria, il lavoro dell’artista Tera Drop nasce dall’osservazione. Non dalla città, ma dal paesaggio inteso come sistema vivente, in costante trasformazione, capace di suggerire forme che la mano umana non avrebbe mai immaginato da sola.

Tera Drop si definisce un artista visivo. La sua pratica si muove tra murales, installazioni e scultura, ma ciò che attraversa tutto il suo lavoro è un immaginario preciso: l’ibridazione tra universo naturale e artificiale. Sono i paesaggi circostanti a offrirgli le intuizioni di partenza. Un’osservazione che non è documentazione, ma punto di innesco per qualcosa di più complesso.

Al centro della sua ricerca c’è un’idea di collaborazione che va oltre il rapporto tra artisti o tra arte e committenza. Tera Drop lavora per coinvolgere nel processo creativo agenti esterni — atmosferici, naturali, a volte organismi viventi stessi. La produzione non viene mai pensata come atto concluso: è qualcosa che si espone al mondo e si lascia modificare da esso.

«La progettazione dei miei lavori spesso parte da un interesse per unire la mia produzione a un intervento esterno di agenti atmosferici o altri elementi naturali o addirittura esseri viventi stessi».

Le sue forme sono organiche, mai geometriche nel senso rigido del termine. E in questo c’è anche una precisa posizione sull’errore: in un sistema naturale, l’imperfezione non è una mancanza, ma una direzione. L’errore non viene corretto: diventa un’indicazione, un bivio verso qualcosa di inatteso.

tera drop

«La forma dell’errore non viene presa del tutto in considerazione, dal momento che nel mio modo di rappresentare queste forme più o meno c’è la stessa condizione dell’errore in natura. Anche l’errore alla fine può essere semplicemente un punto per andare da un’altra parte».

Per IN/FORM, Tera Drop ha scelto di realizzare una sorta di finto bassorilievo: un’opera che nasce dall’elaborazione di immagini legate alle fonti d’acqua e agli strumenti prodotti da Sebino. Non un omaggio illustrativo all’azienda, ma un’operazione di traduzione: prendere ciò che è funzionale, industriale, specifico, e restituirlo in una forma che appartiene al linguaggio delle superfici, della materia, del tempo che si deposita.

tera drop

Quello che colpisce di più, racconta, è la libertà lasciata agli artisti nella produzione. Una libertà che, in uno spazio come quello di Sebino, carico di logica produttiva e di utilizzo, diventa essa stessa un gesto significativo.

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Scritto da Collater.al Crew

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