Style The North Face e Patagonia boicottano Facebook
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The North Face e Patagonia boicottano Facebook

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Andrea Tuzio

Nella giornata di ieri The North Face ha rilasciato un comunicato che recita: “fino a quando non saranno messe in atto politiche più severe per fermare la circolazione di contenuti razzisti, violenti o di odio e disinformazione sulla piattaforma”, e ha dichiarato che non promuoverà più i suoi prodotti su Facebook, boicottando di fatto il social network fondato da Mark Zuckerberg nel 2004.
Anche Patagonia si è unita alla protesta twittando che parteciperà al boicottaggio “almeno fino alla fine di luglio” anche per quanto riguarda la pubblicità su Instagram (acquistata proprio da Facebook nel 2012 per un miliardo di dollari).

I due brand outdoor, da sempre impegnati nella sensibilizzazione su temi etici come il riscaldamento climatico, il rispetto della natura, l’equità sociale e il rispetto delle minoranze, hanno aderito alla campagna Stop Hate For Profits che combatte la diffusione di contenuti razzisti, violenti e disinfomativi che ogni giorno vengono diffusi sui social network.

Dal canto suo Facebook ha dichiarato che “è già impegnato e lo farà ancora di più a promuovere l’equità e la giustizia razziale”.

“Stiamo prendendo provvedimenti per rivedere le nostre politiche, garantire la diversità e la trasparenza quando prendiamo decisioni su come applicare le nostre politiche e far progredire la giustizia razziale e l’impegno degli elettori sulla nostra piattaforma”,  questo un ulteriore statement della società di Menlo Park.

Joseph Evans, Head of Tech di Enders Analysis, ha dichiarato che Facebook cerca sia di evitare ulteriori regolamentazioni da parte del governo statunitense, sia di mantenere le entrate pubblicitarie:

“Facebook è in grado di resistere a un boicottaggio da parte delle grandi aziende meglio di qualsiasi altra organizzazione mediatica, dato che gran parte delle sue entrate proviene da piccoli inserzionisti che difficilmente si uniscono a determinate battaglie politiche, tuttavia, in questo momento, molti di questi piccoli inserzionisti sono sotto pressione a causa del prosciugamento del loro flusso di cassa a causa del Covid-19. Quello che mi aspetto di vedere è che Facebook interpreti le sue linee guida in modo un po’ più rigoroso d’ora in avanti”.

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Scritto da Andrea Tuzio

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