Di MP5 vi abbiamo già parlato qui, circa sei anni fa. E lei non ha smesso di essere una delle artiste visive italiane più interessanti e poliedriche del panorama attuale.
Con uno stile che mescola street art e illustrazione, usando un linguaggio che sembra figlio del fumetto tradizionale, MP5 racconta attraverso un tratto fluido come parole, di figure umane e impegno sociale.
Spaesamento e rivalutazione del paesaggio urbano grazie alla forza dell’immagine, bianchi e neri inesorabili che si alimentano a vicenda, linee spesse e morbide, figure essenziali e stilizzate.
L’arte di strada è il suo linguaggio. Partita dai fumetti underground, dai centri sociali, dal festival Crack e dalle autoproduzioni, ha sempre lavorato per progetti pubblici per catturare l’attenzione del pubblico. Cambiare metodo, dalle locandine per manifestazioni, dai fumetti alle installazioni, alle scenografie e animazioni per il teatro, è stato solo uno dei passi per raggiungere tutti i livelli di comunicazione.
Quello che sembra affascinarla è il rapporto tra il disegno e l’architettura, tra il disegno e la scenografia: rivisitare completamente i luoghi, stravolgerne il senso.














