Useless Idea classe ’81 è nato a Genova, dove vive e lavora “tra le strade ed i quartieri che si sovrappongono, si aggrovigliano, si superano, si ricongiungono e si dividono ancora”.
Cesare Bignotti (a.k.a. Useless Idea) è un graphic designer e un artista audio-visual, esperto di arti contemporanee. Nelle sue opere la commistione tra il figurativo e lastratto si fonde in un’unica cosa, il risultato è una dicotomia che si concretizza grazie ad elementi dalla forma inconfondibile e a uno stile grafico di forte impatto visivo.

Nei suoi lavori emerge un immaginario riconoscibile sia nel tratto che nelle idee, elementi che ne caratterizzano lo stile artistico. Un originale e complicata ricerca estetica che ha alla base il continuo rinnovamento di se stessa e che rimane sempre lontana da ogni classificazione canonica sia di street art che di arte contemporanea.

Le sue opere sono state esposte in alcuni tra i più importanti centri darte contemporanea internazionali: Centre Pompidou a Parigi, Shiodome Italia Crative Center di Tokyo, Shangai Art Museum e Triennale di Milano. Recentemente il Museo dArte Contemporanea di Villa Croce a Genova, ha acquistato un suo lavoro per la collezione permanente.

Noi di CocaColla lo abbiamo intervistato ed ecco cosa Useless Idea ci ha raccontato a proposito della sua vita e della sua arte.

– DRINK TEAM: Il tuo interesse per la street art è cominciato molto presto, ma da quello che sappiamo, hai avuto un rapporto un po difficile con la scena hip-hop anni 90, per via delle tue scelte artistiche lontane dal purismo tipico dei writer. Com’è andata veramente?
– USELESS IDEA: É naturale che le generazioni che abbracciarono per prime il writing si discostassero dalle nuove generazioni, come è naturale che dopo anni le nuove generazioni propongano stili differenti, è stato un processo naturale, come avviene di continuo. E’ da precisare che non essendo bravo all’epoca, quello che producevo veniva spesso frainteso come un alternativa al non essere in grado di dipingere con lo stile tradizionale dell’epoca.
Questo processo di emarginazione ha comunque fatto in modo di farmi apprendere una visione personale, senza ottenere influenze troppo dirette. La strada è attitudine e lo stile deriva da essa. Una delle cose più importanti è credere in quello che si sta’ facendo anche se non è condiviso.

– DRINK TEAM: Ti definisci ancora un writer, nonostante le tue opere siano entrate nelle gallerie darte di mezzo mondo. Sei ancora attivo come street artist o si tratta di una parentesi chiusa?
– USELESS IDEA: Tuttora dipingo è una parte di me, io sono questo, ma non solo questo. Il disegno ha per me un altro scopo, che possiamo definire terapeutico, in caso mi vengano proposti progetti interessanti con il disegno, valuto se collaborare con gallerie o istituzioni, anche se spesso è facile che mi trovi a disagio, specialmente per quanto riguarda le commissioni, non sono un illustratore e quello che faccio deriva da un apprendimento autodidatta, quindi è facile che dica di no a molte situazioni.
Oggi ho 29 anni, nell’ultimo periodo, sono passati 3 anni intensi e negativi, che hanno modificato la visione di ciò che è il writing per me, mentre prima era scambio di conoscenze, confronto, crescita e amicizia, ultimamente non credo esista più un qualcosa di forte e innovativo, la cosa sembra sempre più ad assomigliare a un palcoscenico, dove spesso e volentieri l’arrivismo spinge le persone alla corsa delle gallerie, dimenticando che è il contesto quello che rende una cosa street art, non la galleria. Sono molto scettico sul presentarsi come un artista di strada, poiché le intenzioni in strada sono differenti, se passeggio non vedo arte, ma solo cemento e le cose che hanno a che fare con i graffiti, assomigliano più al vandalismo. Se mi si chiedesse cosa preferisco tra arte di strada e vandalismo, risponderei la seconda perché è originale. Ci sono cose che devono rimanere in strada per rimanere autentiche.
Negli ultimi 3 anni ho scelto di praticare writing per me, estraniarlo dal web, dedicare maggiore attenzione a ciò che sentivo di mostrare di me stesso agli altri, cose che non hanno a che fare direttamente con il fenomeno, ma che in un modo o nell’altro, derivano da esso per le esperienze e la crescita comune tra diversi interessi affrontati e sviluppati negli anni, non si tratta semplicemente di stile, ma d’indipendenza creativa, si può essere writer anche se non si mostra il writing. Credo che un writer debba rimanere in parte anonimo e fare dell’altro è un ottimo consiglio per contrastare la banalità della vita, mettendosi in gioco in una ricerca creativa e continua. Il disegno è solo la parte di un discorso più complesso che unifica altri mezzi espressivi come musica elettronica, video e fotografia, tutti elementi in grado di dimostrare ciò che vivo e provo questi elementi espressivi sono quelli che mi hanno sempre aiutato a sopravvivere alla noia e differenziarmi dal contesto, a volte ghettizzandomi.

– DRINK TEAM: Sei di Genova e hai scelto di rimanere a Genova per vivere e lavorare. Quanto ha influito la tua città nel tuo lavoro, e quanto sei appagato dal movimento culturale genovese?
– USELESS IDEA: Genova è una città magnifica, ha un incredibile fonte di ispirazione, per lavorare ho trovato un buon compromesso con altre situazioni esterne alla città, è uscendo da essa che realizzo i miei obiettivi, evitando cadere vittima nelle morse della città. Purtroppo non ho mai trovato dialogo con le persone di Genova è un peccato perché esistono situazioni interessanti, persone che potrebbero avere qualcosa da dire, ma l’individualismo e la chiusura mentale, costringo tutti, creativi e non, a scelte mono direzionali, se non c’è condivisione, non c’è sviluppo. Con questo non voglio criticare le persone, ognuno è come è, ma critico l’indifferenza e la presunzione di sentirsi importanti, quando quel poco che nasce viene consumato in città senza uscire fuori da essa Questo è quello che accade a Genova come nel resto d’Italia.

– DRINK TEAM: Il tuo nome è presente tra le fila del collettivo di street artist INFART, quali sono gli artisti che stimi di più e chi ti ha veramente influenzato in passato?
– USELESS IDEA: In realtà non faccio parte del collettivo INFART, ho partecipato all’evento e conosco di persona alcuni degli organizzatori, con alcuni di essi siamo amici da anni, e abbiamo collaborato a progetti importanti per la nostra crescita. Sinceramente, gli artisi che stimo li conosco direttamente o ci sono in contatto, le influenze maggiori nel mio caso le ho ricevute da fonti esterne al writing, come Giger, Aphex Twin, David Lynch, Chris Cunningham, Matheau Barney, Design Repubblic

– DRINK TEAM: Molto spesso i tuoi lavori ricordano illustrazioni e grafiche del 700, tanto che alcuni delle tue opere sembrano appartenere al passato. A cosa ti sei inspirato? Chi ti ha lasciato il segno?
– USELESS IDEA: Le stesse illustrazioni del ‘700 mi hanno ispirato per la creazione di alcuni miei disegni, l’antico e il barocco sono parte del mio linguaggio visivo, ho sempre avuto l’attitudine al riempimento, alla tecnica e alla ricerca del contrasto generato nel vestire l’antico con il nuovo, tra pulito e sporco.

– DRINK TEAM: Che tipo di strumenti e tecniche hai utilizzato in passato e che tecniche utilizzi oggi per realizzare i tuoi lavori?
– USELESS IDEA: In passato ho dipinto parecchio a spray, poi a vernice, oggi disegno principalmente con marker, mentre su carta con penne e pennarelli. In altri casi utilizzo il computer per elaborare immagini di foto ritocco, considero la tecnologia un mezzo essenziale per un artista contemporaneo, per definirsi tale una persona deve essere in grado di fare tutto e nel modo migliore, senza porsi troppi limiti.

– DRINK TEAM: Recentemente DAIM, lo street artist tedesco, ha sperimentato i graffiti digitali con un lavoro dal titolo TAGGED in MOTION. Cosa ne pensi di queste nuove tecniche, come i graffiti 3D e la realtà aumentata? Sono frontiere che ti affascinano ed incuriosiscono? Ci pare che anche tu stai sperimentando qualcosa del genere, ci racconti di cosa si tratta?
– USELESS IDEA: Non approvo il contesto street all’interno del digitale. Ho sempre inteso la strada come un qualcosa di reale e a contatto con le persone, non credo nello sviluppo di questi concept ibridi. Attualmente collaboro con l’ingegnere elettronico Victor Zappi / IIT / PhD Student Advanced Robotics Department / per la sperimentazione e realizzazione di un software audio visual interattivo nella realtà virtuale. Sono cose molto complicate da spiegare, in breve, utilizzo tecnologia sensoriale per suonare in modo interattivo, una collaborazione nata tra EVES (la mia etichetta discografica) & IIT, con l’obiettivo di migliorare le prestazioni di un Dj in ambito live.

– DRINK TEAM: Cosa è cambiato e cosa cambierà secondo te nel writing e nell’arte urbana nei prossimi anni?
– USELESS IDEA: Ciò che ci sarà nel futuro ce lo mostrerà solo il futuro. Tuttavia penso che presto accadrà un down totale, un collasso derivato dal messaggio sbagliato dei media e di certe gallerie e certi artisti che spremono l’arte urbana al fine di ricavarne un mestiere o un ideale di moda e massa. Suppongo che solo con la distruzione di ciò che abbiamo oggi, giungeremo al rinnovamento della stessa cultura. Una cosa che è cambiata rispetto al passato è il web, è fantastico avere la possibilità di autogestirsi, ma trovo esagerato l’utilizzo di essa per realtà come i graffiti o la street art, cose che non hanno a che vedere con il virtuale poiché reali.

– DRINK TEAM: Nei tuoi soggetti ci sono anatomie animali e corpi umani che nascondono spesso qualcosa di oscuro e misterioso, come se volessi attraverso un autopsia mostrare qualcosa di nascosto. Cosa cè dentro?
– USELESS IDEA: All’interno dei miei lavori c’è il mio moniker, considero Useless Idea come un qualcosa di bello ma allo stesso tempo brutto, perché questa è l’unica verità nella vita, crescendo ho imparato a convivere con la realtà e con persone, la città e il paese che spesso hanno cercato di allontanarmi da me stesso, ghettizzando il mio mondo perché troppo cupo o sperimentale.
Il mio lavoro che sia disegno oppure musica è parte di un immaginario che esprime attraverso codici, una chiara lettura della realtà che vivo, spesso quello che percepisco, non è bello e lo riverso in ciò che faccio senza preoccuparmi del gusto altrui. Il messaggio primario è un mondo dove l’uomo privo di un’identità, si mostra a nudo, rivelando la sua vera natura, il male. La morte è un tema ricorrente, specialmente all’interno della natura umana. Mentre gli animali si manifestano come un qualcosa di positivo poiché ciò che è naturale è perfetto e quindi puro. Non sono molto positivo eheheh.

– DRINK TEAM: Alcune delle tue opere sono state esposte in alcune delle gallerie di arte contemporanea più importanti del mondo, come ci sei arrivato e qualè stata la soddisfazione più grande?
– USELESS IDEA: Ho avuto fortuna e molta costanza, di per se, ogni arrivo è quasi sempre un nuovo inizio, specialmente per persone come me che non scendendo spesso a compromessi, preferiscono rinnovarsi senza soffermarsi troppo a uno stile preciso.

– DRINK TEAM: La street art è sempre più presente nelle gallerie e nei musei d’arte contemporanea, artisti come Blu, Os Gemeos e JR sono stati invitati dalla Tate Modern per realizzare opere temporanee, le opere di Banksy vengono vendute all’asta Come ti spieghi questo avvicinamento ai luoghi e ai modi della Pop-Art? Credi che la commistione tra i due generi possa produrre risultati positivi e innovativi o che piuttosto snaturi la specificità di entrambi? Credi che la street art sia una naturale evoluzione della Pop Art, della sua analisi sociale?
– USELESS IDEA: La Pop-Art è parte fondamentale della cultura contemporanea, si basa su concetti globali e nasce dalla sfida di criticare il consumo giocando su concetti artistici, essa abbracciò correnti differenti, nelle quali l’arte urbana ebbe particolare importanza a fini di linguaggio popolare ed evoluzione del segno e del mezzo grafico. Quello che sta’ accadendo oggi è parte di quello che accadde agli inizi degli anni ’80 in America, a differenza che ora è una visione globale, ha di bello il fatto di mostrare una diversa interpretazione del concetto graffiti tra stato e stato, concetti grafici, ma anche culturali.
Artisti come Banksy sono un qualcosa di maggiormente evoluto rispetto la tradizionale street art, lui come pochi riesce a mostrare un passaggio evoluto, tecnico sia a livello concettuale che sociale, avvalendosi a diversi mezzi espressivi, ma anche mostrando un organizzazione, Banksy inteso come collettivo, non come singolo, di fatti molte delle sue azioni sono frutto di più persone, come accade nel mercato ufficiale, tra critico, curatore e artista.
Quello che non condivido di questi artisti, come Blu, Os Gemeos e anche lo stesso Banksy è che rischiano a mio giudizio di essere troppo diretti, si parla pur sempre di un movimento nato da un gesto di libera espressione, senza un messaggio esplicito, era la sua esistenza che bastava come rivoluzione, spesso trovo che il messaggio diretto volgarizzi l’atto, come se si volesse vestirsi con il sociale, per avere qualcosa da dire, riconosco che ci sono grandi idee dietro, ma non vedo la differenza con la vignetta su un giornale, stimo il concetto, ma a volte preferisco la fantasia, ma neanche quella troppo astratta, che spesso e volentieri non ha nulla da dire. Comunque sia, ognuno è libero di fare ciò che gli pare, come ognuno è libero di criticare.

