Dall’8 luglio (e fino al 2 agosto) la Ki Smith Gallery di New York ospita le opere spirituali e materiche di Xayvier Haughton (St Catherine, Giamaica, 1986). Attingendo suggestioni ed energie dalla ricchissima tradizione afro, arrivata nei Caraibi al tempo delle deportazioni coloniali e schiaviste, l’artista costruisce un proprio percorso, sentito e partecipato, del sogno nero in terre ostili e sconosciute.
Se il lavoro forzato, le catene, il sangue e la polvere un tempo concimarono campi e paludi con i corpi degli innocenti portati dall’Africa, è nella religione e in una ritualità locale e multiforme che Haughton sembra rintracciare le origini di una lotta vissuta sulla pelle, una lotta che ha portato alla consapevolezza e alla liberazione regioni del mondo brutalmente sottomesse.
Assemblando stoffe, chiodi e materiali trovati nel quotidiano, l’artista si ricollega a un filone ricco di creatività afro, capace di celebrare l’euforia della vita e le sue tante stratificazioni sensoriali attraverso l’estetica dell’arte. Raccogliendo storie che intrecciano ritualità e magia legate alla tradizione, Xayvier Haughton mette il suo pennello al servizio di presenze vivide e colorate, che aprono squarci su una storia millenaria e, di fatto, quasi del tutto sconosciuta a chi ha vissuto solo di comando e conquista.


Come dice il titolo scelto, Black Body Radiation, nell’evocazione e nella restituzione creativa messe in campo c’è la piena consapevolezza di muoversi in un territorio profondamente connesso al sentire collettivo di una comunità: tra simbolismo, memoria e sacro, ogni elemento materiale e figurativo diventa parte di un’ode all’atemporalità di una tradizione. Volti giovani e materiali consumati dal tempo convivono con la stessa forza e lo stesso peso all’interno di un unico progetto, che nell’arte rintraccia una forza che va oltre il consumo passivo e le leggi di mercato.
La blackness dei dipinti/installazione di Xayvier Haughton risplende in un richiamo al sacro che non abbandona mai la vita, la lotta e la possibilità, per l’arte, di rendersi concretamente utile alla testimonianza della storia e, con essa, delle tante piccole voci dei popoli.




Articolo di Floriana Savino
