Photography Valentina Gurli: «Non ho scelto la fotografia, lei ha scelto me»
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Valentina Gurli: «Non ho scelto la fotografia, lei ha scelto me»

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Giulia Guido

Le emozioni e i dolori diventano immagini grazie all’occhio attento e delicato di Valentina Gurli

Valentina Gurli è una fotografa italiana che, attraverso scatti in bianco e nero in cui luci e ombre rivelano parti del corpo e fragilità, affronta i temi della sensualità e della femminilità.
Noi le abbiamo fatto qualche domanda per scavare più a fondo nella sua carriera, nel suo stile e facendoci svelare ciò che vuole raccontare. 

Quando e come hai iniziato a fotografare?

Ho iniziato a fotografare una decina di anni fa, inizialmente per immortalare mia figlia, nata qualche anno prima, poi con il passare del tempo è divenuta quasi una necessità.

È stato un vero proprio “flash”: trovai una macchina fotografica degli anni ’70 dentro un cassetto, una Olympus, naturalmente analogica, con un rullino ancora in carica chissà di quanti anni. Qualcosa di macchine fotografiche ci capivo essendo cresciuta accanto a uno zio fotoreporter, così decisi di prenderla in mano e scattare una foto. Da quel giorno non ho più smesso. Naturalmente il rullino era rovinatissimo e le prime foto erano piuttosto scadenti ma l’emozione che partì dentro di me mi aprì gli occhi. 

Perché hai scelto questo mezzo per esprimerti?

Non ho scelto la fotografia, lei ha scelto me. Dico sempre che non credo al caso e che la fotografia sia stato il regalo che mia figlia  mi ha fatto venendo al mondo. Il mio percorso è stato diversissimo essendo laureata in legge. Il mondo dell’arte e della fotografia per me è stata una rinascita, un tornare e respirare in maniera vera e autentica.

Cosa ti piace raccontare attraverso la fotografia?

Quello che cerco di raccontare attraverso la fotografia è la mia vita, le mie sensazioni, le evoluzioni interiori che mi hanno accompagnato in questi anni. I dolori ma anche la bellezza e la sensualità del mondo femminile.

Cosa è la femminilità per te?

La femminilità è una sorta di status. Una donna se è femminile lo è sempre anche in un sacco di iuta, infagottata in un pigiama o struccata al mattino. È un dono, un privilegio che ti fa essere portavoce di un universo complesso e bellissimo come quello della donna nella sua essenza più sublime e delicata, una sorta di forza universale naturale.

Cosa è la sensualità per te?

La sensualità per me è un vaso enorme dove si mescolano in perfetta fusione, dolcezza, intelligenza, sensibilità, un pizzico di innocenza e una predisposizione naturale al desiderio di ascoltare i sensi.

Le tue immagini riescono a raccontare con naturalezza momenti di reale intimità. Come riesci a catturarla?

Tra me e le donne che fotografo si crea una sintonia meravigliosa, una sensazione di abbandono reciproca in cui loro cercano di interpretare me stessa attraverso anche la loro esperienza e il loro vissuto dando vita a momenti davvero unici. Sono molto grata per questo.

Cosa pensi della censura del corpo femminile sulle piattaforme social?

La censura sulle piattaforme social così come si presenta, senza una coerenza e un senso reale, la trovo patetica e ipocrita, frutto di una società che vuole fare la brava ma è tutto il contrario.

Pensi che al di là di questo, stia cambiando realmente l’atteggiamento nei confronti dei canoni di bellezza?

I canoni di bellezza oggi sono il vero problema delle nuove generazioni, una bellezza inesistente, vuota, fatta di filtri che cambiano i connotati e non accettazione delle imperfezioni naturali. Questo porta a una tragica uniformità sia nell’aspetto che nello stile personale. Nonostante il tentativo, che  a mio avviso ha sortito l’effetto contrario, di diverse case di moda di introdurre modelle meno perfette e attraenti, siamo molto lontani dall’accettazione, parola chiave per una serena esistenza e convivenza.

Valentina Gurli
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Scritto da Giulia Guido
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