Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo album dei Vampire Weekend

Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo album dei Vampire Weekend

Claudia Maddaluno · 4 anni fa · Art

Dopo un silenzio durato sei anni i Vampire Weekend sono tornati con due nuovi brani, Harmony Hall e 2021, che anticipano l’arrivo del doppio album Father of the Bride.

Si tratta di un ritorno importante perché i Vampire Weekend sono stati una delle band più significative dell’indie-rock, una band coraggiosa che, alla fine degli anni duemila, ha riscritto le sorti della musica statunitense, facendo flirtare la musica nera con quella bianca, la borghesia universitaria newyorkese con un’estetica sfaccendata, spensierata e più spartana.

Era tutto molto chiaro già dall’omonimo album di debutto: la band di Ezra Koenig, Rostam Batmanglij, Chris Baio e Chris Tomson aveva capito qual era la giusta formula per fare hype.

Quella formula era fatta di melodie catchy, sapori esotici, riferimenti afrobeat rubati all’enorme Graceland di Paul Simon, atmosfere barocche e orchestrali, sposate a chitarrine scintillanti: insomma, un trainante carro carnevalesco al quale era del tutto impossibile resistere.

Con Contra, i Vampire Weekend hanno perfezionato quell’intruglio e sfoggiato, attraverso un meraviglioso esercizio di stile, la loro riconoscibile cifra: una gamma sonora già così colorata, ariosa, frizzante ed energica andava ad abbracciare generi sempre più multiculturali, attingendo dall’elettronica all’indie-rock, dal reggae al synth pop, dallo ska, al calypso, all’afro-pop.

Ricordo che ne eravamo innamorati tutti.

Nel 2013, poi, è arrivato Modern Vampires of the City che ha un po’ spento quell’incendio di suoni e colori degli album precedenti, virando verso una proposta più canonica e meno creativa: segno che gli anni del college erano ormai belli che andati e c’era l’esigenza di raccontare un immaginario più maturo, elegante e riflessivo.

Da quell’album sono successe un po’ di cose (tipo che Rostam è uscito dal gruppo o che Ezra ha fatto una serie tv animata) e viene da chiedersi, alla luce di questi due nuovi singoli, cosa ci si aspetta dal prossimo album dei Vampire Weekend.

Il primo assaggio da FOTB (che originariamente avrebbe dovuto chiamarsi Mitsubishi Macchiato) è Harmony Hall e vede la collaborazione di Dave Longstreth (Dirty Projectors). Proprio il suo arpeggio di chitarra, unito a quelle familiari melodie da campus estivo, ci riporta ai Vampire Weekend dei primi due dischi: felici, spensierati e pacchiani.
La seconda traccia, 2021, è un po’ più breve e rivela l’anima più introversa e minimale della band, quella che abbiamo imparato a conoscere con Modern Vampires of the City. Il sample è preso da un jingle di Haruomi Hosono che l’ha composto negli anni 80 per gli store Muji del Giappone.

Due singoli sono ancora pochi per dire quale delle due anime prevarrà in FOTB o per fare pronostici su una terza via, un nuovo sound nato dal connubio dei precedenti esperimenti.

Koenig ci ha rassicurati che ci sarà ancora la produzione di Rostam ma ha anche aggiunto che in questo doppio album di diciotto tracce leggeremo il nome di Steve Lacy dei The Internet e noi già siamo lì a fantasticare su un’ipotetica traccia che sposi i Vampire Weekend con l’R&B.

 

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To the fans:⁣ I know that 5-6 years is considered a long time between records. Personally, I think it’s a dignified pace befitting a band that’s already placed three albums in stores but everyone has their own sense of time. (I swear the time between 3 & 4 felt shorter to me than 2 & 3. I may be in the minority on this one.) ⁣ ⁣ This album didn’t really take any longer to write/record than MVOTC. We just took more time on the front end to chill. I’ll admit I may have stretched out the mixing/mastering process (aka THE END) a little bit cuz spending half the day with my family & half the day at Ariel’s is my ideal life-rhythm & it’s painful to say goodbye to that rhythm.⁣ ⁣ Many of you have been hungry for information and we’ve given you very little. I don’t like talking abt a project while in the middle of making it. I usually regret everything I say cuz it turns out to be wrong (so disregard anything I may have said in the past 5 years.) I thought abt making a recording diary to tide over the people leaving intense comments but…to me, the album IS the recording diary…man.⁣ ⁣ It’s called “FOTB” (well those are the initials – that’s a VW tradition) and it’s 18 songs. Picked the name a few years ago. At some point early on, the album drifted from the Mitsubishi Macchiato aesthetic. It was a helpful guiding principle tho. Working titles are important too.⁣ ⁣ It’s a lot of songs but they all belong there. (If you disagree, you can always say it was 6 songs too long & make a lil 12-song playlist version of it.) At first, I wanted to make two 23-song albums on some human chromosome shit but then 23&me started doing Spotify playlists and I don’t know…felt we’d been scooped.⁣ ⁣ Is it a double album? The vinyl will be double so…yes? It’s about 59 minutes long. We can talk more abt that later – if u care. To me, it’s just FOTB.⁣ ⁣ Anyway, we’re gonna start releasing music next week. After all that waiting, you should have the general schedule:⁣ ⁣ -There will be three 2-song drops every month until the record is out. 1. hh/2021 2. s/bb 3. tl/uw. (plans can change that’s the plan)⁣ ⁣ Thank you for ur patience,⁣ Ezra

Un post condiviso da Ezra Koenig (@arze) in data:

Ma al netto dei nostri sogni e dei pronostici, quello che davvero ci aspettiamo è un sano ritorno all’indie: ci auguriamo che i Vampire Weekend siano in grado di indicare ancora una volta la strada giusta da seguire e di riscrivere le sorti dell’indie americano.

Aspetteremo la primavera per dirlo.

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Il nudo artistico e la liberazione nelle foto di Lucie Nechanicka

Il nudo artistico e la liberazione nelle foto di Lucie Nechanicka

Tommaso Berra · 5 giorni fa · Photography

Forma di libertà e autoaffermazione nei confronti di un mondo di convenzioni e vincoli, fotografando il proprio corpo nudo l’artista Lucie Nechanicka vuole raggiungere questa condizione di libertà personale ed emotiva.
Nata in Repubblica Ceca e ora con base nel Regno Unito, Lucie rappresenta questa libertà innanzitutto spogliandosi di qualsiasi velo che può condizionare lo sguardo, per allontanarsi da una visione tradizionale della nudità e tornando a una tradizione del corpo, visto come unità pura, elemento che più condivide meccanismi con la Terra e la natura.
Tecnicamente Lucie Nechanicka rappresenta il concetto di libertà attraverso la distorsione prospettica oppure nascondendo il proprio corpo o giocando con le ombre, che sono sia naturali sia portate da altri oggetti che creano decori sulla pelle. L’utilizzo di angoli insoliti aiuta ad uscire dalla monotonia della narrazione sul corpo umano in fotografia, così come altri elementi che sembrano mettersi tra il soggetto e lo spettatore, come lenti, filtri o specchi, capaci alterare una prima impressione che è tutta la riscrivere, rivedere e analizzare fuori dagli schemi tradizionali.

Il nudo artistico e la liberazione nelle foto di Lucie Nechanicka
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Karen Navarro e la migrazione come formazione di un’identità

Karen Navarro e la migrazione come formazione di un’identità

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

La fotografia a tecnica mista di Karen Navarro è uno strumento attraverso il quale l’artista argentina esplora lati del proprio passato, della propria identità e delle cause che hanno portato a definire certi tratti personali, condivisi con un intero popolo.
L’artista multidisciplinare realizza foto, collage e sculture incentrate sul tema dell’appartenenza, a un luogo fisico e ad un altro dell’anima, utilizzando ritratti e ricorrendo all’uso della parola scritta. Tutta la produzione artistica di Navarro è influenzata dal suo essere immigrata (ora lavora negli Stati Uniti, a Houston) e discendente da popolazioni indigene del Sud America.

La migrazione nel lavoro di Karen Navarro è infatti vista come un processo di trasformazione interiore, di formazione di un’identità collettiva che plasma di riflesso quella personale. L’interpretazione dei simboli della propria cultura è presente sia nelle installazioni ma soprattutto nelle foto, in cui i soggetti spiccano proprio grazie a questi dettagli, insieme al lavoro di trasformazione dell’immagine e decostruzione dell’opera.

Karen Navarro | Collater.al
Karen Navarro | Collater.al
Karen Navarro | Collater.al
Karen Navarro | Collater.al

Karen Navarro | Collater.al
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Karen Navarro e la migrazione come formazione di un’identità
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Una nuova mostra a Bologna curata da Mulieris Magazine

Una nuova mostra a Bologna curata da Mulieris Magazine

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

Per due mesi, dal primo febbraio al 30 marzo 2023, a Bologna lo spazio espositivo il concept studio THE ROOOM ospiterà una nuova mostra, curata da Mulieris Magazine.
Il titolo del progetto è DREAMTIGERS, una citazione allo scrittore argentino Jorge Luis Borges e al suo straordinario immaginario in cui gli animali ricoprono un ruolo fondamentale per stimolare ricordi e immaginazione.

DREAMTIGERS è una mostra che grazie alle opere di Lula Broglio, Alejandra Hernández, Joanne Leah, Sara Lorusso, Sara Scanderebech, Ayomide Tejuoso (Plantation), assieme alle installazioni di The Mosshelter di Marco Cesari, si serve dell’immaginazione. Questa dimensione apre così un mondo di possibilità non solo per la mente ma anche per la rappresentazione di ciò che è reale.
Una fusione, quella tra reale e immaginario, che Sigmud Freud definiva l’ombelico del sogno, luogo indefinito in cui è possibile affrontare con libertà i temi che in questi anni hanno fatto conoscere al pubblico la realtà di THE ROOOM e Mulieris Magazine. Tra questi temi sicuramente c’è la condanna a qualsiasi forma di discriminazione e la parità di genere, affrontate negli anni attraverso la divulgazione, splendidi volumi e progetti artistici molto interessanti che continueranno con la mostra Bolognese.

Mulieris Magazine | Collater.al
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Una nuova mostra a Bologna curata da Mulieris Magazine
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La fotografia stenopeica scattata dalla bocca di Justin Quinnell

La fotografia stenopeica scattata dalla bocca di Justin Quinnell

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

Che cos’è la fotografia stenopeica? Si tratta un’immagine scattata attraverso il procedimento fotografico della stenoscopia, una tecnica che come le fotocamere più moderne sfrutta il principio della camera oscura, utilizzando però un piccolo foro come obiettivo, che attraverso la diffrazione crea immagini.
Justin Quinnell è considerato tra i principali esperti di questa tecnica, sia per i suoi quasi trent’anni da docente in tutto il mondo sia per la sua produzione artistica di fotografie sperimentali.
Da Bristol, dove vive, realizza fotografia utilizzando camere stenopeiche, creando situazioni e punti di vista insoliti, grazie alle possibilità del mezzo e alle deformazioni dell’immagine.

Tra le serie fotografiche più bizzarre di Justin Quinnell c’è quella realizzata utilizzando una smileycam, una macchina fotografica che l’artista inserisce completamente dentro la propria bocca, sfruttando così la forza di un punto di osservazione – POV per utilizzare una definizione di moda – insolita e molto bizzarra. nell’inquadratura compaiono quindi tutti i denti di Quinnell, che l’osservatore finisce di conoscere meglio del dentista dello stesso artista. Oltre i denti di volta in volta si presentano diversi soggetti, che descrivono la quotidianità di Justin, si parte infatti con lo spazzolino alla mattina, passando per i pasti e il cocktail da condividere alla sera. Dalla bocca del fotografo teniamo traccia anche dei suo viaggi, così tra un incisivo e un canino spunta Piazza San Marco a Venezia e il Teatro dell’Opera di Sidney.

La stenoscopia non prevede nessuna particolare messa a fuoco, per questo le foto sembrano molto amatoriali. In passato ha rappresentato un punto alto per la tecnologia, ora, superata da obiettivi e lenti decisamente più performanti, viene utilizzata per progetti più sperimentali e artistici, grazie alla possibilità di poter creare punti di vista strani e risultati imprevedibili. Il lavoro di Quinnell ne è un esempio molto chiaro, se poi aveste voglia di scoprire cosa vede la vostra bocca, qui potete trovare anche la smileycam.

Justin Quinnell | Collater.al
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La fotografia stenopeica scattata dalla bocca di Justin Quinnell
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