Una tecnica antica che continua a trovare terreno fertile nella fotografia contemporanea grazie ad artisti che, al reportage e alla fotografia documentaria, preferiscono raccontare il proprio progetto attraverso la realizzazione di vere e proprie messe in scena teatrali. È ciò che fa anche la fotografa Viktoria Sorochinski. Di origine ucraina, ma canadese di adozione, è proprio nella città di Montreal che inizia a dare forma a uno dei suoi progetti più longevi: la serie fotografica Anna ed Eve (2005-2012).
Il progetto segue la vita di una giovane madre e della sua bambina – entrambe di origine sovietica, come la fotografa – documentando empaticamente il rapporto che le lega e la crescita che entrambe devono affrontare: la piccola Eve muovendo i suoi primi passi nel mondo, Anna approcciandosi a una nuova vita, sia come madre che come giovane donna in una terra straniera. Un progetto della durata di sette anni che mette in scena la vita e quotidianità delle due giovani donne, scenari costruiti sullo sfondo di racconti popolari e miti, di fondamentale importanza per la Sorochinski nella creazione di un sapere comune.
Nonostante ciò, le scene architettate dall’artista non si basano su miti o racconti specifici, quanto più su nuove riflessioni e interpretazioni del rapporto madre-figlia. Più volte negli scatti della Sorochinski vediamo sovvertiti gli equilibri e il rapporto tra le due. È il caso di fotografie come Switching Places e Attachment, in cui vediamo la piccola Eve prendersi cura della madre, rappresentando quasi un’ancora per Anna. Ad accentuarlo è lo sguardo serio della piccola, un’espressione che porta con sé un’età che anagraficamente ancora non le appartiene, ma che i suoi ipnotici occhi blu sembrano incarnare appieno.
Questo si pone in netto contrasto con l’espressione talvolta indifesa e trasognata della madre. Sono molti i temi e sentimenti a cui Viktoria Sorochinski da spazio in questa serie: Exchanging Wisdom mette in scena il passaggio di conoscenze e saperi da genitore a figlio; Asylum e Sprouting Roots rimandano invece al tema dell’esilio e della volontà di mantenere vive le tradizioni e il proprio folklore anche se lontano da casa. Così come Paths e Nearly a Woman rappresentano la crescita e i diversi cammini che inevitabilmente, prima o poi, madre e figlia dovranno intraprendere.
Anna (la madre) ed Eve (la figlia) mi incuriosirono particolarmente quando le incontrai per la prima volta nel 2005, perché il confine tra bambina e donna adulta era insolitamente labile. Ciò era dovuto principalmente alla giovane età della madre; a volte sembrava più bambina di quanto lo fosse sua figlia di tre anni. Era spesso difficile capire chi detenesse il potere e il controllo tra le due e chi stesse imparando l’essenza dell’essere umano in questo mondo.
Anna ed Eve è uno spaccato di vita quotidiana nelle vite di due giovani donne esuli che stanno imparando a farsi spazio nel mondo, a trovare il proprio posto, imparando e crescendo insieme. Un perfetto esempio di fotografia di ritratto contemporanea che si affaccia sulla vita di due persone estranee con un profondo rispetto, empatia e curiosità. Questo progetto si colloca a metà strada tra la fantasia e il documentario. Sebbene tutte le scene siano messe in scena, rivelano un rapporto reale tra una madre e sua figlia.
Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Luigi Falanga aka @super8otto.
in cover: Exchanging Wisdom © Viktoria Sorochinsk