Vinilica vol. 59 – guarda ALBA, il nuovo video di Tancredi

Vinilica vol. 59 – guarda ALBA, il nuovo video di Tancredi

Emanuele D'Angelo · 1 settimana fa · Music

Ascoltare Tancredi ti porta proprio a sentire quella continua tensione tra il centro e la periferia di qualunque città del mondo. 
Classe 2001, nato e cresciuto a Milano, è ancora giovane, ma senza dubbio davanti a lui ha grandi prospettive.

È durante il liceo classico che Tancredi inizia a rifugiarsi nelle parole. Inizia a immaginare storie silenziose che parlano di respiri, futuro, città, famiglia e fughe.
Il 19 giugno è uscito il suo nuovo singolo “Alba” per Pulp Music e Warner Music Italia, prodotto da Federico Nardelli e Giordano Colombo.

In esclusiva per Collater.al Mag vi facciamo vedere in anteprima il video del singolo “Alba“, disponibile da domani su tutte le piattaforme.

Come sempre, non poteva mancare la playlist composta da lui stesso con tutte le sue influenze e le sue fissazioni per conoscerlo meglio!

Ciao! r e l x raccoglie i brani che mi stanno accompagnando durante queste giornate estive. I generi variano dall’hip hop alla dance, dal pop all’RnB. Spero vi piaccia!

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“Lockdown”, il brano di protesta di Anderson .Paak

“Lockdown”, il brano di protesta di Anderson .Paak

Emanuele D'Angelo · 1 settimana fa · Music

Il messaggio di Anderson .Paak è chiaro e diretto come il suo nuovo singolo e il video che lo accompagna, “Lockdown” sarà uno di quei brani che ascolteremo tra 10 anni ricordandoci vividamente di questo 2020.

Il brano era stato annunciato giovedì dall’artista americano che ne ha condiviso sui social la copertina in bianco e nero.
Da un lato c’è lui che tiene tra le mani un cartello con su scritto “The People Are Rising”, dall’altra ci sono invece SiRDominic Fike, Jay RockSydDumbfoundead e Andra Day che lo accompagnano nel video.

Sulla copertina di “Lockdown” sono presenti i nomi di alcune delle vittime per le quali la comunità nera sta protestando in America come Ahmaud Abrery, Breonna Taylor, Philando Castile, Alton Sterling, Trayvon Martin e George Floyd.

Il brano e successivamente il video sono usciti in concomitanza con Juneteenth, la festa che celebra l’emancipazione di coloro che erano stati ridotti in schiavitù negli Stati Uniti. Un giorno importante per un brano che riflette sull’attuale situazione che stiamo vivendo, dalla discriminazione razziale alla brutalità della polizia.

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#nojusticenopeace

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“Concert for the Biocene”, un concerto per 2.292 piante

“Concert for the Biocene”, un concerto per 2.292 piante

Emanuele D'Angelo · 1 settimana fa · Music

In un momento in cui parte dell’umanità ha rinchiuso se stessa e ha rinunciato al movimento, la natura è avanzata e ha occupato gli spazi che abbiamo abbandonato. E lo ha fatto al suo ritmo, secondo il suo ciclo biologico. Possiamo dunque espandere la nostra empatia, e applicarla ad altre specie? Cominciamo usando l’arte e la musica, cominciamo con l’invitare la natura in una grande sala da concerto».

Queste sono le parole di Eugenio Ampudia, ideatore di “Concert for the Biocene“, che ha fatto esibire un quartetto d’archi davanti a più di duemila piante al Gran Teatre del Liceu di Barcellona, in Spagna.

In prima fila a teatro c’erano i ficus, potos e decine di altre piante verdi. Né guanti né mascherine, ma soltanto foglie e radici pronte a godersi un concerto tutto per loro.

Il concerto vuole inviarci un messaggio chiaro, un invito a riflettere sullo stato attuale della condizione umana e sul modo in cui siamo diventati all’improvviso “un pubblico privato della possibilità di essere un pubblico“.
L’opera servirà a ripensare a quanto accaduto durante questi mesi, ricordando che nel momento in cui siamo rimasti in casa, la natura si è fatta avanti per riprendere ciò che è stato da sempre suo.

Per il famoso teatro Liceu si tratta del primo concerto dopo i lunghi mesi di stop forzato. Violini, viola e violoncello suoneranno esclusivamente a favore del “regno vegetale“, mentre l’uomo sarà solo spettatore della “sua cronaca sociale“, si legge nella presentazione dell’evento.

“Concert for the Biocene”, un concerto per 2.292 piante
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Vinilica vol. 60 – Canova

Vinilica vol. 60 – Canova

Emanuele D'Angelo · 6 giorni fa · Music

Una canzone a suo modo sentimentale che celebra l’attaccamento alla vita, un brano corale che anticipa l’uscita del terzo atteso album della band.
Il nuovo brano dei Canova è stato scritto durante il lockdown, in un periodo dove incertezza e speranza si alternavano incontrollate.

Esce oggi il nuovo singolo dei Canova “Tutti uguali” per Maciste Dischi, una canzone corale e in qualche modo anche positiva, antidoto di questa incertezza, nata in pochi minuti.
Non farmi male, non riesco a respirare” sono le tremende ultime parole di George Floyd, note a tutti, aggiunte alla canzone proprio nei giorni successivi al 25 maggio.

Tutti Uguali è solo una delle perle che hanno anticipato nei mesi scorsi l’uscita del prossimo album dei Canova. Come sempre in esclusiva per Collater.al Mag hanno creato una playlist che ha ispirato la band durante la scrittura del brano.

In questa playlist ci sono i brani e le sonorità che ci hanno accompagnato in questi mesi di lockdown e durante la scrittura del brano

Photo credits: Chiara Mirelli

Vinilica vol. 60 – Canova
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La musique électronique, cinque domande a Fhin

La musique électronique, cinque domande a Fhin

Emanuele D'Angelo · 3 giorni fa · Music

In Francia direbbero  c’est la cerise sur le gâteau, un’espressione comune anche da noi, che in Italia traduciamo con “la cieligina sulla torta“. Senza dubbio si identifica così la musica del giovane artista francese Fhin, stella nascente della scena elettronica.

Autore-compositore, performer e produttore dei suoi brani, Fhin propone una musica che mescola influenze neo-soul, progressive/alternative ed elettroniche. Questo sincretismo, tinto di un tocco romantico e di solchi ipnotici, è un invito al sogno, una nozione cardinale nella concezione del suo repertorio. Trauma è il primo album in uscita di Fhin e raccoglie brani che sono ad oggi i suoi più personali, un riflesso della sua storia e del suo universo.

Abbiamo fatto 5 domande a Fhin per conoscerlo meglio, conoscere i suoi “traumi” e addentrarci nel suo personalissimo mondo.

Trauma, almeno in italiano, ha un significato ben preciso, ci spieghi un po’ da dove e com’è nato il tuo album che presto uscirà?
I traumi sono generalmente visti e sentiti come conclusioni di eventi davvero brutti. Penso che sia anche una cosa potente da capire, accettare e dominare per imparare a conviverci. È un’impronta in ognuno di noi, forgia la personalità e ti rende ciò che sei. Il trauma è qualcosa di cui non sei morto, è la prova che la vita è preziosa e fragile. Per la prima volta in quest’album ho scritto molto sulla mia infanzia, per lo più in un periodo in cui sono stato ricoverato in ospedale per rimuovere un tumore alla colonna vertebrale e al polmone. Non era qualcosa terribile da vivere, ero giovane e ingenuo, ma sono consapevole della fortuna che ho avuto di poter camminare di nuovo e tutto il resto. Penso spesso a quei ricordi e saranno sempre lì da qualche parte
nella mia mente.

Domanda d’obbligo, c’è un artista italiano del passato o presente che ti piace particolarmente o con cui vorresti collaborare?
Il primo artista italiano che ho sentito e che mi ha fatto impazzire è stato Giovanni Giorgio, con la sua incredibile colonna sonora per Midnight express. Ha anche fatto un lavoro fantastico su Random Access Memories. Leggenda!

Provieni da una famiglia di musicisti che suonano diversi strumenti, dalla mamma che suona molto bene il pianoforte, le tue nonne sono entrambe pianiste e il tuo bisnonno che era un cantante d’opera su uno dei più grandi transatlantici francesi. Come ti sei avvicinato alla musica elettronica che sembra così distante dalle influenze che hai ricevuto?
In realtà non ho mai imparato la teoria musicale, i miei genitori vanno pazzi per la musica, ma non mi hanno messo in classe, ecc. Ero molto giovane alla batteria, e ho imparato a suonare la chitarra, il pianoforte, cercando di riprodurre quello che ascoltavo.
Poi la musica elettronica è arrivata in modo naturale perché volevo registrare sul mio computer, e ascoltavo un sacco di nuovi stili di musica sui blog, ecc.

Da dove nasce il nome d’arte Fhin? Come mai lo hai scelto?
Mi è piaciuto come suonava ed è stato scritto. La prima idea è venuta da “Thin Ice” dei Pink Floyd. E significa all’incirca la stessa cosa in francese e in inglese quando la si dice, quindi… voilà!

Per concludere, è passato molto tempo dal tuo ultimo album, cosa dobbiamo aspettarci? Che sensazioni hai?
Con questo non mi sono assolutamente preoccupato di come dovrei fare musica, quindi a qualcuno piacerà e a qualcun altro meno… Non volevo pubblicare un album aziendale con una sola firma musicale, un solo mood,
come molti album che vengono pubblicati. Penso che sia un retaggio dei vecchi modi di produrre musica, quando assumevamo musicisti per costruire l’album, un ingegnere del suono, uno studio. Tutto sull’album suonava allora un po’ lo stesso. Ora possiamo fare assolutamente tutto quello che vogliamo con un’interfaccia audio e un portatile, penso che sia noioso attenersi a un solo umore/genere.
Quindi tutto quello che trovi qui viene direttamente dal mio cuore, e ci sono un sacco di vibrazioni diverse!

La musique électronique, cinque domande a Fhin
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