Design L’estetica di Wikipedia ci fa sentire al sicuro
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L’estetica di Wikipedia ci fa sentire al sicuro

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Anna Frattini

Oggi Wikipedia compie 25 anni e quello che percepiamo quando apriamo una pagina sull’enciclopedia gratuita più famosa di sempre è un comfort che, in un certo senso, ci fa sentire al sicuro. Forte di quell’aria leggermente fuori tempo, di un layout riconoscibile istantaneamente, Wikipedia è un chiaro esempio di “sicurezza visiva”: un’interfaccia che cambia pochissimo e proprio per questo diventata un punto di riferimento. Non è solo nostalgia, ma una scelta ben precisa.

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Dietro questa sensazione di stabilità, però, non c’è solo una scelta estetica. A 25 anni dalla sua nascita, Wikipedia resta uno dei pochi grandi spazi digitali costruiti e mantenuti quasi interamente da persone: una comunità globale di centinaia di migliaia di volontari che scrivono, correggono e verificano le voci ogni giorno. E se oggi abbiamo a che fare quotidianamente con contenuti generati automaticamente, l’interfaccia così sobria di Wikipedia finisce per riflettere un’idea precisa di conoscenza: umana, verificabile, lenta. Non perfetta, ma relativamente affidabile.

Per anni Wikipedia ha mantenuto un’interfaccia quasi immutata: una struttura essenziale, senza effetti, dove il design coincideva con l’assenza di distrazioni. Anche il passaggio da MonoBook a Vector nel 2010, pur introducendo miglioramenti funzionali e di accessibilità, non ha alterato la sua grammatica visiva: apri una voce e sai subito dove guardare.

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MonoBook, 2005

Lo stesso vale per Vector 2022, spesso definito il primo vero restyling dopo anni. Un aggiornamento reale ma volutamente discreto, fatto di micro-interventi con più spazio, meno rumore e una navigazione più chiara che hanno cercato di consolidare le vecchie abitudini della navigazione su Wikipedia. E proprio per questo, Wikipedia è rimasta un luogo familiare in cui tornare.

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La versione modernizzata nel 2022 con Vector

Il confronto con Goodreads, un’altra piattaforma “vintage”

Insieme a Wikipedia, anche Goodreads gioca sullo stesso piano, ma con un tono diverso. Se la prima ci si presenta come una stanza bianca e luminosa, in Goodreads riconosciamo una biblioteca un po’ polverosa, fatta di box, colonne e copertine. Nato nel 2007, e quindi più giovane di Wikipedia, l’app per tenere traccia dei libri da leggere è rimasta per anni visivamente ancorata a quell’epoca, al punto da essere spesso criticato per un’interfaccia datata e poco fluida. Eppure, anche qui, c’è qualcosa che continua a funzionare.

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L’aria vintage di GoodReads – per quanto limitante – sembra voler dare un’idea precisa di stabilità e continuità. Le liste sono lì insieme alle recensioni e tutto sembra pensato per durare più che per aggiornarsi e diventare qualcosa che appartiene alla contemporaneità per come la conosciamo oggi. Quando Goodreads ha iniziato a sperimentare redesign più evidenti, la reazione di alcuni utenti è stata quasi difensiva: non era perfetto prima, ma era familiare. Come se cambiare l’interfaccia significasse rompere un patto implicito. Insomma, Wikipedia e Goodreads, in modi diversi, condividono questa idea di fiducia d’interfaccia. Entrambe riducono l’attrito cognitivo, entrambe fanno sentire l’utente “a casa”.

Wikipedia è sempre Wikipedia

In 25 anni di storia, Wikipedia è rimasta un punto di riferimento perché non ha mai cercato di essere altro da sé. Invecchiando senza rincorrere il presente, ha costruito una forma di affidabilità sicuramente sui generis: quella di un luogo che vuole rimanere sempre lo stesso. Nel caos del web per come lo conosciamo oggi, la sua interfaccia stabile è diventata qualcosa che potremmo definire radicale. Aprire oggi Wikipedia significa quindi entrare in uno spazio che resiste al tempo, e sembra essere proprio questa resistenza, più di qualsiasi aggiornamento, uno dei segreti della sua longevità.

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Scritto da Anna Frattini

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