La Wrong Shoe Theory può funzionare anche per il guardaroba maschile?

La Wrong Shoe Theory può funzionare anche per il guardaroba maschile?

Anna Frattini · 8 mesi fa · Style

Allison Bornstein ha raccolto oltre 235mila visualizzazioni su TikTok grazie alla sua teoria sull’abbinamento della “scarpa sbagliata”. Un fenomeno che ha preso d’assalto la sezione più modaiola della piattaforma social cinese e trasformato questo metodo in un libro, Wear it Well mettendo in discussione il modo in cui pensiamo agli abbinamenti. La teoria di Bornstein è semplicissima: abbinare ai nostri look una scarpa inaspettata. Il tutto per dare un tono più interessante e cool al risultato finale. Ma questo metodo può funzionare anche per il guardaroba maschile?

@allisonbornstein6 how to make your look feek styled and intentional….. #stylist #stylingtips #sneakers #summerstyle @Lucy Williams @Lauren Chan @Kendall Jenner @Imani Randolph ♬ original sound – Allison Bornstein

Solitamente, la scarpa è l’ultimo elemento che scegliamo per completare i nostri look e le star coinvolte in questo trend sono tutte donne, da Kendall Jenner fino a Elle Fanning. Se secondo Bornstein anche un’infradito può cambiare la percezione del risultato finale, magari in contrasto con un pantalone sartoriale anche un vestito bon-ton può diventare subito più sbarazzino se abbinato a una sneaker.

wrong shoe theory

Da un lato, Bornstein si dedica a una clientela prettamente femminile ma ci chiediamo se questo metodo sia applicabile anche alla moda uomo. D’altronde, la Wrong Shoe Theory potrebbe teorizzare un trend già in atto. Se pensiamo alla Spring 2024 di Louis Vuitton – la prima con Pharrel Williams come Direttore Artistico – possiamo rintracciare qualche look dove sembra esserci un collegamento con la Wrong Shoe Theory, il famoso rain boot abbinato a giacca e bermuda.

Se non si può ancora parlare di Wrong-Shoe Theory al maschile, si può sicuramente parlare di smart casual, un trend che riflette la nuova interpretazione del completo giacca pantalone abbinato a una sneaker. Lo smart casual nella moda uomo, ormai normalizzato, usa proprio la sneaker per sdrammatizzare look seriosi. D’altronde, già dagli anni Novanta Brad Pitt metteva in atto questa strategia e, in tempi più recenti, anche Stanley Tucci. Ma si può andare oltre al modello abito-sneaker per l’uomo? Ci chiediamo quindi se qualcuno si occuperà di studiare le regole della Wrong Shoe Theory al maschile. E voi cosa ne pensate?

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Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Collater.al Contributors · 2 giorni fa · Photography

Osserviamo i progetti di Lello Muzio già un pò. Prima in occasione dell’edizione di Liquida Photo Fest dell’anno scorso ma anche in occasione di S O S P E S A, un percorso composto da otto immagini di fotografia concettuale. Questa volta parliamo di lui in relazione a ‘Tintilia‘, un altro progetto fotografico che si ispira alla preghiera al vino, «con il quale eliminare gli affanni e cantare in una lingua che va al di là dell’umano». La protagonista è la ballerina Francesca Sara Spallone e questa serie di immagini e un vero e proprio omaggio alla sua terra, il Molise, e «alla sua remissiva e tribale saggezza» come ci dice Lello Muzio attraverso le parole di Antonio Mastrogiorgio.

Tintilia di Lello Muzio sarà in mostra anche nell’edizione di Liquida Photo Fest di quest’anno, dal 3 al 5 maggio a Torino.

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise
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La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

Giulia Guido · 2 giorni fa · Photography

Nata a San Pietroburgo, è da anni che Kira Gyngazova trascorre il suo tempo tra l’Asia e l’Europa, da Bangkok a Parigi. Questi continui trasferimenti hanno inciso non solo sulla sua vita, ma anche sulla sua fotografia. Infatti, è proprio quando si è trasferita la prima volta che Kira Gyngazova ha sentito la necessità di comprare una macchina fotografica e iniziare a catturare ciò che la circondava, nuovi volti, nuove strade, nuovi luoghi. 

Con il tempo, Kira ha spostato la sua attenzione sulle persone che vivono le città, cercando di mostrare come a volte la vita in grandi metropoli iper-popolate possa essere solitaria. La stessa Kira Gyngazova, ad ogni nuovo trasferimento, notava come fosse facile vivere in mezzo a milioni di persone e sentirsi comunque soli e come le città si trasformavano in deserti. 

Proprio per questo motivo i suoi scatti raccontano di locali semi vuoti dove ognuno vive in solitaria la propria esistenza, di persone sedute su un autobus o un traghetto con gli sguardi persi nel vuoto, circondati da altrettanti sguardi vuoti e indifferenti. 

Inoltre, la solitudine delle persone sembra avvolgere i luoghi, le stanze spoglie e monocolore, le fermate della metropolitana deserte.

Qui sotto puoi trovare alcuni scatti di Kira Gyngazova, ma per scoprirne di più visitate il suo sito e il suo profilo Instagram

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
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Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Federica Cimorelli · 1 giorno fa · Photography

Handra Rocha, in arte fotolucida, è una fotografa autodidatta messicana, di Tampico in Tamaulipas. La sua arte si concentra sull’autoritratto come mezzo di analisi, catarsi ed esplorazione interiore.

Disconnect to create from source.

Le sue fotografie, a colori o in bianco e nero, la vedono immersa in paesaggi naturali desolati dove è possibile entrare in profonda connessione con il circostante. Handra Rocha mescola fotografia, make-up, styling e set design e dà vita a immagini creative, equilibrate e sospese nel tempo.

– Leggi anche: I progetti fotografici di nudo artistico di Dawid Imach

Guarda qui una selezione delle sue opere, seguila su Instagram e visita il suo sito personale

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Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Anna Frattini · 22 ore fa · Photography

Di intersezioni fra il mondo dell’Intelligenza Artificiale e quello della fotografia ne abbiamo parlato tantissimo nel corso degli ultimi mesi, sopratutto in occasione di Photo Vogue e del contributo di Andrea Baioni nei visual di questo articolo di Laura Tota. Torniamo a riparlarne oggi con l’uscita del libro di Phillip Toledano, Another America – pubblicato da L’Artiere. L’artista parla di surrealismo storico commentando l’uscita di questo progetto, tutto da scoprire in questo progetto, in vendita dal 25 aprile.

Another America di Phillip Toledano è una storia inventata ambientata a New York. Un viaggio negli anni ’40 e re-immaginati attraverso l’AI e i brevissimi racconti di John Kenney – penna che avrete letto sul New Yorker. Questo libro nasce da una riflessione sulla verità e sulla situazione politica americana, il tutto in un paese consumato dalle teorie del complotto. Segue a ruota l’arrivo dell’AI che corrobora questo sentimento ed ecco Toledano, pronto a mettere in discussione anche la fotografia grazie all’aiuto del primo mezzo in grande di rendere tutto vero e niente vero.

«Per me, la cosa affascinante dell’IA è la possibilità di ciò che chiamo surrealismo storico. L’arrivo dell’intelligenza artificiale significa che ogni bugia può ora avere una prova visiva convincente. Possiamo ricreare il mondo come non è mai stato. Per ogni teoria del complotto, può esserci una prova visiva» racconta Phillip Toledano.

Credit Phillip Toledano – Another America courtesy of L’Artiere

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