Non abbiamo avuto risposte da Google nel 2021

Non abbiamo avuto risposte da Google nel 2021

Tommaso Berra · 1 mese fa · Design

Il 2021 è l’anno in cui abbiamo scoperto di non sapere fare nulla, anche se il confine poi tra il non sapere fare nulla e il credere che sia così corre lungo una linea di emotività e un sentimento paralizzante che la pandemia ha inspessito. Dai Nativi Digitali ai Baby Boomer, il non-saper-fare/come fare-qualcosa significa solo una cosa: Google, e il problema si visualizza nella testa sotto forma di url, già pieno di risposte, o di un titolo, perché in fondo non c’è tempo (“come avere più tempo?” cercheremo più tardi).
Il 2021 è l’anno in cui non avevamo risposte, così incapaci di rielaborare il presente seguendo il passo e la velocità con la quale si accatastavano problemi, o di quelli che a turno sceglievamo essere problemi. Tutte le risposte le siamo andate a cercare su Google, che come ogni anno ha pubblicato Year in Search, il report che analizza i termini più cercati durante l’anno solare. Siamo stati così senza risposte che, mai come nel 2021, abbiamo cercato “doomscrolling”. Una nolaniana metadipendenza che ci ha fatto cercare il significato di quello che stavamo facendo, nel momento in cui lo stavamo facendo.

COME-DOVE-QUANDO-CHI-PERCHÉ

Le voci di ricerca raccolte da Google raccontano come non abbiamo avuto troppo bisogno di conoscere dei “Chi”, non è stato l’anno dei rappresentanti piuttosto dei temi, che hanno ispirato una discussione di contenuti e non un un concorso a eleggere il-più-bravo-a.
Meno rispetto al 2020, in cui l’incredulità si sfogava nella ricerca di precedenti del passato, nell’ultimo anno non abbiamo avuto bisogno di chiederci il “Quando” si verificassero le cose, così chiaramente incastonate nel presente da non riuscire a stare al passo dei refresh delle pagine Google. Nemmeno i “Dove” sono stati un mistero, l’Australia, l’Afghanistan o Capitol Hill erano coordinate geografiche precise per noi, sapevamo benissimo cosa stesse succedendo nel momento in cui stava succedendo, c’è stato così tanto tutto che il nulla è riuscito a nascondersi bene. Rispetto al periodo pre-pandemia sono triplicate solo le ricerche “Dove viaggiare”, prevedibile ma non consolatorio, a pensarci.

Quello che Year in Search mette in luce è come siano mancati i “Come”. La domanda è stata rivolta molte volte per cercare soluzioni esterne. “Come aprire un’attività” è stata digitata più volte di “Come cercare lavoro”, il massimo storico per le ricerche su “come tutelare l’ambiante” e “come tutelare la comunità” basterebbe a raccontare due grandi ombre che il 2021 ha messo in luce. I più grandi “Come” che Google ci mostra sono quelli in cui la barra di ricerca si è trasformata in un sportello di aiuto, che si esprime con suppliche così confuse da riuscire a mettere in imbarazzo l’onniscienza quasi divina di Google.
“Come tenere duro”, “Come guarire”, “Come mantenere la salute mentale” sono tutte tra le principali ricerche del 2021, mai come in passato. Il discorso sugli effetti della pandemia sulla stabilità emotiva di ciascuno di noi non si chiariranno grazie a una serie-di-parole-divise-da-trattini, ma il 2021 ha aperto un dialogo inedito, testimoniato da esempi come quelli delle sportive Naomi Ōsaka e Simone Biles e completato da Year in Search.

Google | Collater.al

Il 2021 è l’anno in cui abbiamo scoperto di non sapere fare nulla, provando a riscuotere sbattendo le dita sullo schermo qualcosa che sembrava esserci stato tolto nei mesi precedenti, delle risposte. Secondo Google quest’anno non abbiamo digitato domande ma affermazioni, dovevamo-sapere-le-cose, ed è preferibile che si veda in questa guerra alla passività un bicchiere mezzo pieno. Abbiamo voluto far parte dei temi, della “sostenibilità” e della “Body positivity”, entrambe ricercate più che in ogni altro momento del passato. Il video pubblicato da Google ridimensiona qualsiasi intenzione a vedere, nel nostro capriccio di voler conoscere tutto, egoismo e impazienza, mostrando piuttosto dubbi per i quali abbiamo, soltanto, molti-risultati-di-ricerca. 

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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 2 giorni fa · Photography

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Le foto di JF Julian sono un passe partout

Le foto di JF Julian sono un passe partout

Tommaso Berra · 4 giorni fa · Photography

JF Julian è il passe partout di un grande hotel, che consente di accedere dentro stanze in cui alloggiano donne sole, malinconiche e bellissime, spogliate di vestiti e rimaste distese sul letto. Con lo sguardo che punto verso nessuna destinazione, le quattro donne ritratte dal fotografo nato a Parigi sembrano vivere all’interno di un film noir, in cui emerge un abisso psicologico inesplorato.
Il realismo magico di queste fotografie crea ambientazioni quasi surreali, in cui non si capisce da dove provenga la luce e in cui gli oggetti che arredano la stanza non sono mai nel posto in cui ci si aspetterebbe di trovali. La solitudine avvolta nel buio è disturbante, dall’aridità si salva solo l’erotismo naturale dei corpi, resa attraverso pose che valorizzano angoli anatomici e le tensioni del corpo.

Dopo essere entrati nelle stanze di questa serie fotografica, potete guardare tutti i progetti di JF Julian su Instagram o sul sito web dell’artista.

Models:
Silvy
Katrina
Sofia
Ephelis

JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
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Le foto di JF Julian sono un passe partout
Photography
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

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Perché non sei qui stanotte?

Perché non sei qui stanotte?

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Impossibile addormentarsi, il pensiero dell’altra sera è insistente, mi prende lo stomaco con cinque dita e mi agita. Volevo solo portarlo a letto e ora sono già dipendente dalla forza con la quale mi stringeva il collo. Sento ancora il contatto tra la sua pancia calda e la mia schiena percorsa da brividi, mi manca, si, un po’ anche lui.
Ci sono state notti delle quali ho ricordi confusi, persi tra mille dettagli inutili, ma ora ho un’idea precisa di ciò che mi è stato negato in questa stanza pavimentata con un parquet e arredata con qualche pianta. Provo a riempire le mancanze, facendo ricordare al mio corpo grandezze e gesti gentili perché cercano la mia linfa vitale, arrivano fino a vedere la violenza dei miei pensieri.

Le foto di Paulina Masenina sono il racconto, illustrato e scritto, di un desiderio sessuale non soddisfatto. Un viaggio erotico e disperato di un bisogno di contatto mentale e fisico. Il letto è ancora disfatto dalla sera prima, la stanza desolante e vuota, nella testa considerazioni di una serata andata nel verso sbagliato: “How many orgasm missed?“, “I can’t breathe thinking of us not fucking in this bed“.

Scopri QUI gli altri scatti di Paulina Masenina.

Paulina Masenina | Collater.al
Paulina Masenina | Collater.al
Paulina Masenina | Collater.al
Paulina Masenina | Collater.al
Paulina Masenina | Collater.al
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Perché non sei qui stanotte?
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