Cos’è il Butoh? – questa è la domanda che si pone Yulia Skogoreva, una fotografa russa che vive a Tokyo, che dà il nome al progetto che racconta questa pratica giapponese. Scorrendo questi scatti sembra risuonare lo stile di maestri del calibro di Sebastião Salgado, Albert Watson o Isabel Muñoz, una fotografa specializzata nel mondo della danza e in tutti i movimenti – fra luci e ombre – che la definiscono. Un principio che si riflette anche nella fotografia di Skogoreva.

Il Butoh è una forma di danza giapponese d’avanguardia nata verso la fine degli anni ’50. È caratterizzata da movimenti lenti e controllati, che evocano spesso emozioni crude, oscurità e introspezione. La danza della brutale onestà, in breve. Le performance di Butoh sfidano le estetiche convenzionali della danza affrontando frequentemente temi come la sofferenza, la morte e la condizione umana. Tuttavia, nonostante la sua natura spesso oscura, il Butoh può anche esprimere speranza e trasformazione.


«Sono rimasta sorpresa nello scoprire che, nel paese in cui è nato questo movimento artistico, molte persone non ne avevano mai sentito parlare. 13 anni fa non avrei mai immaginato che il butoh sarebbe diventato un tema centrale nella mia fotografia. Prima di allora, non avevo idea di cosa fosse il butoh, ma ero appassionata di teatro e di tutto ciò che mi permetteva di utilizzare le mie competenze in giapponese» racconta la fotografa.

Ancora oggi, sembra non esserci una vera e propria risposta – secondo Sokogoreva – alla domanda: cos’è il butoh? Queste immagini ci guidano quindi alla scoperta di questa pratica rivelando la possibilità di trovare conforto anche nell’oscurità della pratica del Butoh.

