A House, A Home, la quotidianità domestica di Bree Lamb

A House, A Home, la quotidianità domestica di Bree Lamb

Giulia Ficicchia · 2 anni fa · Photography

Anche il sogno americano a stelle e strisce ha una sua realtà domestica, fatta di una casa, una quotidianità e degli oggetti.

Su questi ultimi si concentra la serie della fotografa, Bree Lamb, A House, A Home: Bree isola gli oggetti di uso quotidiano, immortalandoli su sfondi dai colori vividi e implicitamente interrogandosi su quanto qualcosa di così semplice come la vita domestica sia in realtà piena di strati da scoprire, nonchè sfidandoli nel momento in cui li decontestualizza dal loro habitat naturale.

È un processo fotografico alla convenzione e al consumo come basi della cultura popolare americana, ovviamente dai toni pastello.

A House, A Home, la quotidianità domestica di Bree Lamb
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Sex for Breakfast, l’accattivante progetto NSFW di Paloma Rincón e Pablo Alfieri

Sex for Breakfast, l’accattivante progetto NSFW di Paloma Rincón e Pablo Alfieri

Giulia Pacciardi · 2 anni fa · Photography

Nonostante il tema sia il sesso, il progetto di Paloma Rincón e Pablo Alfieri è molto lontano dal classico linguaggio utilizzato per raccontare l’erotismo.

Sex for Breakfast, è una serie di 12 immagini che esplorano in modo comico e, infondo, innocente, due di quei temi che conosciamo fin da bambini ma che, da bambini, ci vengono in qualche modo vietati.
Con il cibo non si gioca, del sesso non si parla.
E’ proprio questa la scusa, così la definiscono, che ha spinto i due autori a giocare in maniera eccentrica, divertente ma pur sempre raffinata con uno dei temi più affrontati al mondo.

Le 12 fotografie sono caratterizzate da colori pop, da ambienti colorati e teatrali e da composizioni seducenti che, però, fanno intendere senza mostrare.
Del sesso, nudo e crudo, non c’è traccia.

Un’ode al piacere, al godimento e alla libertà.

Sex for Breakfast, l’accattivante progetto NSFW di Paloma Rincón e Pablo Alfieri
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Sex for Breakfast, l’accattivante progetto NSFW di Paloma Rincón e Pablo Alfieri
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After Lights Out, il mondo al buio di Julien Mauve

After Lights Out, il mondo al buio di Julien Mauve

Giulia Ficicchia · 2 anni fa · Photography

Tra le più note paure c’è, nell’infanzia di ognuno di noi, quella del buio. Partivano grandi trattazioni con i miei genitori per tenere la luce del mio comodino accesa il più a lungo possibile prima di addormentarmi. La spuntavano sempre loro con la scusa delle bollette da pagare.

Eppure il concetto di buio, di assenza di luce è quasi impossibile da raggiungere in tempi odierni se non provando ad allontanarsi per chilometri e chilometri lontano dalla civiltà, in quei luoghi dove puoi affidarti alla luna e alle stelle.

Per questo motivo il fotografo Julien Mauve ha creato una serie fotografica, andata avanti dal 2013 al 2017, con il nome di After Lights Out, per raccontare una nuova realtà in cui non è più l’oscurità ad essere l’eccezione, ma la luce.

Sovvertendo le regole non dette/scritte della nostra vita contemporanea, la luce è un elemento isolato, un dettaglio nella composizione fotografica.

Una riflessione che non farà di certo felici i fobici del buio.

After Lights Out, il mondo al buio di Julien Mauve
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I luoghi abbandonati nella natura di Johnny Joo

I luoghi abbandonati nella natura di Johnny Joo

Giulia Ficicchia · 2 anni fa · Photography

La natura assomiglia ad un eterno ritorno: le abbiamo chiesto spazio, sacrifici, posto limiti e molto altro, ma se lasciata libera di essere, è in grado di riappropriarsi di ciò che è sempre stato suo.

Un esempio di questo fenomeno è rappresentato dalle fotografie di Johnny Joo, che racconta nei suoi scatti gli spazi prima costruiti e poi abbandonati dall’uomo, ora nuovamente proprietà del mondo naturale. Facciate di case si distinguono con difficoltà, ricoperte da torri di edera, rami e foglie ricoprono pareti di serre ed ex edifici industriali, dimostrando come la natura riesce ad adattarsi ai nostri cambiamenti e riprendersi il suo spazio.

Il fotografo 27enne ha girato in lungo e largo l’America negli ultimi dieci anni, raccogliendo le sue testimonianze in un blog, Architectural Afterlife, e in tre libri.

I luoghi abbandonati nella natura di Johnny Joo
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I campi di basket newyorkesi di Ludwig Favre

I campi di basket newyorkesi di Ludwig Favre

Giulia Ficicchia · 2 anni fa · Photography

Se in Italia uno dei maggiori punti di ritrovo è il campo da calcio, per gli americani si tratta invece dei campi da basket.

Il cinema ce lo insegna: è il luogo ideale dove scaricare le tensioni, parlare di massimi sistemi, ricevere consigli e molto altro, è il luogo per eccellenza e lo sport una religione per alcuni.

Il fotografo francese Ludwig Favre non poteva perciò non realizzare una serie di scatti che raccogliessero quelli newyorkesi per descrivere ancora meglio la città.

Seppure nella loro solitudine momentanea sembrino assomigliarsi l’uni con gli altri, ognuno di essi rappresenta invece qualcosa di diverso per le persone che lo vivono, che ci tornano, per quel dettaglio che uno ha e l’altro no.

I campi di basket newyorkesi di Ludwig Favre
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I campi di basket newyorkesi di Ludwig Favre
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