A Signature Story, Hiroshi Fujiwara: Lost in Creation

Se pensate di poter parlare di streetwear senza nominare Hiroshi Fujiwara, il “Godfather” del movimento Ura-Harajuku, vi sbagliate di grosso. Ma niente paura: conosciamolo meglio, raccontando della sua storia e delle sue “personalissime” sneakers.

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18 Marzo 2019

Nel mio secondo articolo – dove ho raccontato dei pionieri nipponici del mondo dello streetwear – avevo scritto di Urahara, il meridiano zero dello stile di strada del Sol levante. Tutti i nostalgici del movimento originale, me compreso, non possono che considerare quei tempi come la vera “età dell’oro” dello streetwear . Se lo avete letto, dovreste ricordarvi bene i nomi dei protagonisti di quell’era, ma soprattutto il nome di Hiroshi Fujiwara, che era stato citato a proposito di uno dei brand più importanti di quel periodo, ovvero Goodenough.

Premettendo che tutti, ma proprio tutti, in quella determinata fase creativa vivevano nell’ombra di Mr. Fujiwara , ho deciso, per quell’occasione, di resistere alla tentazione di lavorare ad una monografia storica sul “padrino” di Urahara.  Adesso, però, è arrivato il suo momento, le luci sono tutte per lui, il tempo degli onori è giunto. Racconterò del suo lavoro e della sua arte parlando dei suoi brands, ma anche delle sue collaborazioni più celebri e delle sue sneakers preferite.

Se per tanti lui è Hiroshi Fujiwara, per noi è il “Maestro”:  senza falsa modestia, rivendico da sempre la paternità di questo nome, e ho anche i testimoni. Comunque sia, lasciando da parte le mie virtù negli studi di onomastica, parlare di Urahara senza chiamare in causa il “Maestro” è come disquisire di cucina molecolare e non citare il genio di Grant Achatz, magari per non sembrare troppo radical chic. Sta di fatto che non raccontare di Hiroshi è un opzione da non tenere in considerazione se si vuole realmente conoscere la genesi del mondo dello streetwear.

La Storia:

A Signature Story, Hiroshi Fujiwara_ Lost in Creation | Collater.al 19

Hiroshi è nato ad Ise nel 1964, e si appassiona fin da subito al mondo della moda e quello musica, in particolare al Punk degli anni ‘70. A soli diciotto anni, qualche tempo dopo essersi trasferito a Tokio, parte per Londra dove si fermerà per due mesi. Nella perfida Albione, Fujiwara fa visita all’amico Malcolm McLaren,  conosciuto in Giappone nel periodo appena precedente all’uscita del suo primo album da solista, Duck Rock (1983).

Londra, però, secondo McLaren non era il luogo adatto alla sua rivoluzionaria voglia di novità, così, insieme, i due partono alla conquista di New York City. Qui inizia tutto; Hiroshi con un sapiente ed innovativo lavoro di appropriazione/reinvenzione del modello americano – New York negli anni ’80 era intrisa di cultura rap e hip-hop, e lo streetwear iniziava a spopolare – riempie la valigia di idee con l’obiettivo di tornare e creare qualcosa di unico. Una volta a casa, il primo passo sarà quello di fare ascoltare quella musica che tanto lo aveva ispirato nella Grande Mela.

Ma qui non siamo a Brooklyn, siamo in Giappone, e il DJ è paragonato ad un barista, un semplice lavoratore dipendente impiegato nei locali, che suona i primi dischi che trova, molto spesso senza neanche conoscere né i titoli né gli artisti delle tracce. Non è questo di certo il caso di Hiroshi: è il primo ad avere un ruolo abbastanza stabile, si esibisce per due o tre volte al mese, ed ha con se i suoi vinili, scelti accuratamente insieme a dei professionisti. Fujiwara è sempre stato un passo avanti, come quando da ragazzino inizia a skateare , mostrando un grande talento. Bisogna però attendere qualche anno per il punto di svolta, e, come al solito, l’ispirazione proviene da un paese straniero.

Nell’85, nuovamente a Londra, con i Wild Bunch guys guarda un video della Bones Brigade, e rimane letteralmente esterrefatto nel vedere per la prima volta un Ollie. Un vero e proprio colpo di fulmine. Era questa la sua vera passione, ma grandi erano le difficoltà per conciliarla con i suoi gusti musicali e le tendenza del momento. In quegli anni Shawn Stüssy e Paul Mittleman iniziano a distribuire il loro marchio Stüssy, nato per i surfisti, ma che non aveva il classico stile da surf. Stüssy riesce infatti a metter insieme e “mixare” molti elementi come il fashion, l’high fashion (ispirazioni da Chanel e Comme des Garçons), l’arte e la musica. Come tutti sanno, il Giappone è un isola, per questo non sarà difficile per Fujiwara  incontrare dei surfisti che conoscano Shawn e possano farli incontrare.

Il meeting non tarda ad arrivare, e il fondatore di Stüssy, estremamente colpito dalla personalità del “Maestro”, poco dopo, non esita ad inviargli un box pieno di suoi capi. Senza neanche accorgersene, Hiroshi diventa il membro giapponese della “International Stüssy Tribe”.

Nel 1989, con un bagaglio di esperienza di tutto rispetto, unito ad uno stile autentico risultato di commistioni e influenze diverse, decide – ispirato dal lavoro di Shawn Stüssy e del brand inglese  Anarchic Adjustment  (con un background molto BMX) – di creare il proprio marchio, Goodenough. Il suo braccio destro sarà Skatething, il faro che illumina anche oggi la “scena” della grafica nipponica. Con il nome Goodenough vengono prodotti una serie di capi curati nei minimi dettagli, dalle grafiche semplici, ma uniche. La vera particolarità di queste creazioni, però, stava nel fatto che non tutte venivano attribuite direttamente al “Maestro”, generando  grande curiosità tra gli appassionati. Proprio la semplicità diventerà la parola chiave di ogni lavoro di Hiroshi da qui in avanti. Con Nigo e Juno nel ’93 apre il Nowhere store che, come si sa, è stato il trampolino di lancio di Undercover e A Bathing Ape. Tra i marchi venduti da Nowhere c’è anche A.F.F.A. (Anarchy Forever Forever Anarchy) creato con Jun e ispirato alla filosofia Punk, punto di riferimento culturale nell’adolescenza dei due. I capi A.F.F.A. sono sempre stati messi in vendita senza una programmazione definita, e, a volte, anche sotto il nome Assemble.

Dopo qualche anno, parallelamente a Goodenough e A.F.F.A., Hijiwara fonda la label Electric Cottage – nome scelto da Shawn Stüssy – con due fulmini come logo. Creare un altro brand rendeva possibile realizzare dei capi disegnati sì da Fujiwara, ma per la sua stretta cerchia di amici, con release sporadiche e in quantità super limitate. Nella seconda metà degli anni ’90, altri due progetti coinvolgono il “Maestro” e lo store Ready Made: Finesse, con la stella come simbolo distintivo, e More about less, inaugurato nel ’97 al posto di Finesse. Stessi capi, diverso nome. Il concept è interessante, ma la produzione si esaurisce con la chiusura dello store nel Dicembre del 2000.

Successivamente, nel 2003, fonda Fragment design che prende il posto, e il logo, di Electric Cottage; nello stesso periodo crea anche la linea di accessori Head Porter.  Iniziano così i suoi progetti per altre grandi aziende: da Nike a Levi’s con la linea Levi’s Fenom, passando da Medicom Toy, Starbucks e anche Base Control. Non posso di certo tralasciare le collaborazioni con Neighborhood, iDiom di Burton, Uniform Experiment in partership con Sophnet e Vanquish by Fragment con Vanquish. Nel 2005 con Hirofumi Kiyonaga e Hiroki Nakamura apre il sito Honeyee, che in breve tempo diventa la principale fonte di notizie sulle tendenze del mondo asiatico. Il resto, fino ad oggi, è storia.

La storia dello streetwear e non solo.

Questa introduzione mi sembrava doverosa, sia per il rispetto che nutro verso il “Maestro” , sia per potervi raccontare la storia della sua arte attraverso le sue “opere”. Quel “Lost in Creation” che ho scelto per il titolo dell’articolo, è stato da me rivisitato proprio per il cameo che Hiroshi fece nel film “Lost in Translation”. Come avrete capito, Mr Fujiwara è un personaggio eclettico. Tutto quello che gli dà la possibilità di esprimersi cattura la sua attenzione: l’arte, il fashion, la musica e, neanche a dirsi, il mondo della sneaker culture, rendendo “super cool” tutto ciò che tocca. Tra gli anni e ‘80 e ‘90, modelli come le “Dunk”, le “Court Force”, le “Air Jordan”, le “Campus”, le “Superstar”, le” Jack Purcell” e le “North Wave” sono diventate popolari in Giappone, solo perché indossate da lui negli anni 2000. Vediamo ora le collaborazioni con Nike hanno fatto impazzire milioni di fan.

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Collaborazioni

Nike Air Woven: anno 2000

La prima “Nike Air Woven” è stata realizzata nel 2000, e il concept si ispirava ad un abito di diecimila anni fa ritrovato in una grotta dell’ Oregon. La tomaia era letteralmente realizzata con materiale intrecciato, un materiale leggero, traspirabile e flessibile. Dopo la prima collezione, Hiroshi ha contribuito al color block della serie.

Nike “Mintone Collection”: anno 2001

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Realizzata nel 2001, fu la prima collaborazione tra Nike Japan e Hiroshi Fujiwara. Il concept era semplice: riproporre modelli già esistenti, con una colorway monotone. Le tre sneakers erano una “Air Terra Humara”, una “Air Zoom Seismic” e una” Air Max 120”. Ciò che era davvero rivoluzionario in quell’occasione, non era tanto la creazione di queste sneakers, quanto il fatto che un talento del genere potesse dedicarsi a delle attività considerate poco prestigiose dalla cultura giapponese dei primi anni del nuovo millennio.

Nike Air Force 1 Wieden+Kennedy Tokyo: anno 2002

Nel 2002 Mr Fujiwara, ha disegnato e realizzato questa “Air Force 1” per l’agenzia pubblicitaria Wieden+Kennedy a Tokyo ma, sfortunatamente, non è mai stata messa in vendita. Super pelle e Pony hair danno a questa sneaker un fascino incredibile. Sul tallone, in modalità embroidered, si trova, quasi tatuata, la firma: “Tokyo”.

Nike “Orca Pack”: anno 2004

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Parliamo qui di uno dei Pack del “Maestro” più ambiti e introvabili,visto che è stato venduto solo in due negozi in Giappone. Dal nome, avete già capito che la colorway si ispira a questo animale con l’istinto da killer. Si tratta di quattro modelli: “Dunk High”, “Dunk Low”, “Air Force 1” e una “Air Trainer 1”.

Nike Air Presto Hello Kitty 30th anniversary: anno 2004

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Questa favolosa sneaker è stata realizzata da Hiroshi per celebrare il trentesimo anniversario della “gattina” più famosa al mondo. Not for sale, of course. Sempre parlando di “Air Presto”,  questo modello regalato da Nike al “Maestro”, e quello realizzato per il promo del film “Sex and the city”, sono due bellissime rarità.

Nike “Dunk Low POLKA DOT”: anno 2006

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Una delle scarpe più belle realizzate da Fujiwara: pelle normale e pelle verniciata insieme a quel pattern a pois, con il logo del “fulmine” sulla linguetta, sono il massimo.

Nike AIR FORCE 1 25th anniversary: anno 2007

Nel 2007, una scarpa iconica come la “Air Force 1” ha compiuto venticinque anni, ed a Hiroshi viene affidata la scelta della colorway. Anche in questo caso, risultato ottimo e materiali premium.

visvim SERRA x AFFA: anno 2008

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Questa è una scarpa alla quale il “Maestro” è molto legato – soprattutto per il fatto di averla indossata spesso – tanto da definirla perfetta sotto al denim e un must per l’inverno. Questa collabo con Visvim è con il brand Affa, label di Hiroshi Fujiwara e Jun Takahashi.

NIKE TENNIS CLASSIC x Sichuan earthquake: anno 2008

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Una sneaker che lui adora così tanto, fino al punto da farsi ben due custom su NIKE ID. Secondo il suo pensiero, adidas ha le Stan Smith, ergo, la label di Beaverton , deve puntare molto su questa scarpa. Tra le tante collaborazioni fatte con Fragment design, ho scelto quella realizzata per devolvere il ricavato in favore delle vittime del terremoto nel Sichuan. Tutta in pelle, con il logo dei fulmini nella parte laterale del tallone, e con la scritta in cinese “Cheer up” sulla linguetta.

NIKE TERMINATOR “NOISE”: anno 2009

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Riguardo a questa scarpa, un solo aggettivo è lecito usare: bellissima. L’idea di questa sneaker nasce successivamente ad una linea di tee di Nike Japan, dove era stata sostituita la scritta Nike con “Noise”. Succede lo stesso per queste sneakers, con il tallone che riporta appunto l’immagine chiave del “Noise” pensiero. Super pelle “Himalaya Wp” e suola “Zoom Air.”. La versione con la colorway bianca non è mai stata messa in vendita in Giappone.

NIKE AIR FOOTSCAPE x fragment design: anno 2009

La linea Footscape è stata lanciata nel 1995 e, neanche a dirsi, Mr. Fujiwara ne rimane affascinato, definendo questo modello sensazionale, sia per caratteristiche come la tomaia asimmetrica, sia per la pianta larga e il puntale rotondo. Questa collabo del 2009 è stata fatta per rendere omaggio a questa scarpa particolare, realizzata in quattro colorway.

HTM

NIKE HTM è una linea che vede coinvolti tre “grandi” nomi, due dell’entourage di NIKE, ovvero il CEO Mark Parker ed il designer Tinker Hatfield, con il nostro Hiroshi. Le tre lettere rappresentano le loro iniziali. All’inizio, HTM era un codename dato dagli insider, poi, è rimasto esattamente questo quando le scarpe sono entrate in produzione. A darne notizia, per la prima volta, è stato il magazine giapponese “Men’s Non-No“, in un editoriale chiamato “A little Knowledge” dove lo stesso Fujiwara presentava delle “Air Woven”,” AIR Woven Boots” e “Air Moc Mid”.

Ho scelto per voi……….

NIKE AIR FORCE 1 HTM: anno 2002

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Queste sneakers sono realizzate con “super” materiali. La prima, si presenta in pelle con impunture a vista, mentre la seconda utilizza della Croc leather. Nella suola interna troviamo invece il logo HTM.

NIKE AIR WOVEN RAINBOW HTM: anno 2002

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La mano di Hiroshi è visibile attraverso questa colorway. Storia.

NIKEAIR FOOTSCAPE WOVEN HTM: anno 2005

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Ibrido bellissimo di casa Nike, con tomaia presa in prestito dalla Air Woven e suola dalla “Air Footscape”. Questo speciale modello HTM è rarissimo, perchè è stato venduto solo da Nike Japan sul sito, senza una reale programmazione.

Le “SUE” personali e amatissime 

Hiroshi non è soltanto il “Godfather” dello streetwear legato al mondo delle sneakers, ma anche un vero e proprio fruitore e appassionato, avendone indossate tantissime. La prima che mi viene in mente è la “Nike Dunk navy/yellow Michigan”: Mentre tutti la usavano per giocare a basket, lui, invece, la usava con lo Skate tra la fine degli anni ‘80 e gli inizi dei ‘90. Fujiwara non perde mai l’occasione di raccontare quanto adorasse questa scarpa, così perfetta per la tavola, anche se inizialmente credeva che fosse soltanto una diversa colorway delle “Air Jordan 1”, altra sua grande passione.

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Nel corso degli anni ha indossato “adidas campus”, “adidas superstar”, “Asics gel mai”, “Convrerse Jack Purcell”, “Vans classic skool” e” Chukka, Visvim fbt”, “Hocney”, “Northwave Espresso”, “Puma Clyde”, “NB”,” Dunk High” e “low”,” Air Jordan” e tante, ma tante altre………

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