La pittura a macchie è lo strumento attraverso il quale l’artista Aaron Johnson esprime la sua personale idea di equilibrio, che è controllo e contemporaneamente mancanza di controllo. Nei suoi dipinti il controllo si esprime con la scelta calcolata delle palette cromatiche e nella previsione con cui i colori si scontreranno tra loro andando a formare ritratti astratti. L’assenza di controllo è legata alla scelta di non stendere le tinture con strumenti dalla punta controllabile ma lasciando che sia un altro conduttore, come l’acqua, a far dilatare le macchie tra loro, andando a formare nel tempo l’opera nel suo insieme.


I ritratti e le composizioni di personaggi di Aaron Johnson sono psichedeliche, riconducibili al mondo delle allucinazioni o a quello di figure fantastiche. L’utilizzo di colori accesi ricorda la tecnica del tie-dye, la simmetria delle forme casuali invece fa sembrare tutto come un grosso test di Rorschach. Le macchie di colore vengono antropomorfizzate dall’artista inserendo pochi dettagli ma che posizionano le macchie nel mondo della ritrattistica.
Gli occhi guardano dritto verso l’osservatore e si moltiplicano, i personaggi sembrano fantasmi immaginati da Miyazaki, i grandi sorrisi a denti scoperti incutono quasi timore, un modo per Johnson di mettere l’accento sulla percezione di forme ultraterrene, da guardare con divertimento e diffidenza.




