Il tempo ha due modi per essere inteso secondo l’artista Giulio Bensasson. Il primo è come processo, come segmento nel quale le cose si trasformano e mutano consistenze e stato fisico, il secondo è il tempo come momento culminante, come attimo nel quale succedono singoli avvenimenti, unici e irripetibili.
Bensasson affronta queste due visioni parlando al pubblico attraverso la scultura e le installazioni, che alterna in mostre in cui tutto è in dialogo, come quella inaugurata il 13 gennaio negli spazi di Divario a Roma. Il titolo della mostra è “Sediamoci Qui“, ispirato alla scena finale del film La cosa (1982), di John Carpenter, maestro dell’horror che a tre giorni dall’inaugurazione festeggia il suo 75esimo compleanno.

“Sediamoci Qui” di Giulio Bensasson racconta bene la poetica dell’artista classe 1990, in particolare le inquietudini e la decadenza, altro tema centrale delle opere. Il percorso espositivo presenta sei riproduzioni fotografiche su carta e tre lightbox, realizzate utilizzando un archivio di immagini vecchie, trovate in stanze abbandonate e rovinate dal tempo, questa volta inteso come arco temporale, che inesorabilmente muta le forme e in questo caso i ricordi. Quello di Bensasson è il racconto di una memoria che si sgretola, mandata in rovina.
Per capire lo stile dell’artista è necessario considerare lo spazio, che si completa di un’installazione composta da strutture in gomma siliconica rosa, che ricreano i funghi lignicoli, replicati non solo per le loro forme ma anche nel loro proliferare e crescere spontanei sulle pareti bianche di Divario.
Per scoprire i lavoro di Giulio Bensasson è possibile andare sul suo sito internet o visitare la mostra “Sediamoci Qui”, aperta fino al 4 marzo 2023.






