Style Il legame tra Aimé Leon Dore e l’artista Tyrrell Winston
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Il legame tra Aimé Leon Dore e l’artista Tyrrell Winston

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Andrea Tuzio

Venerdì scorso Aimé Leon Dore ha lanciato sul mercato la propria collezione Fall/Winter 2022.
Come ormai consuetudine la collezione ha riscosso un immediato successo, sia tra i fan del brand (tra cui mi annovero) e gli addetti ai lavori.

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Come al solito poi, la collezione è stata anticipata da una serie di video di campagna che raccontano le ispirazioni, la filosofia e la narrativa che stanno alla base dell’esplorazione che Aimé Leon Dore sta portando avanti sin dalla sua nascita.

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Il brand, che sta diventando un simbolo della città di New York in tutto il mondo, ha anche inaugurato un flagship in Europa, a Londra per l’esattezza, dove all’interno è stato realizzato anche  il secondo Café Leon Dore, dopo quello di New York, un locale che prende ispirazione dalla cafe culture francese ma soprattutto da quella greca – Teddy Santis, il fondatore di Aimé Leon Dore è di origini elleniche.

Il flagship londinese del brand americano è meraviglioso: i rivestimenti in legno scuro e il gusto degli arredi ne fanno uno splendido esempio di come l’experience in store è più viva che mai.
Ciò che però ha attirato l’attenzione di tutti è una parete in fondo al negozio, decorata con una griglia composta da una serie di palloni da basket sgonfi. Ma cosa sono esattamente?

Quei palloni da basket vecchi e sgonfi sulla parete del flagship londinese di Aimé Leon Dore sono un’opera d’arte dell’artista newyorkese Tyrrell Winston, commissionata proprio da Santis per creare una contrapposizione tra lo stile di una boutique vintage, propria dello store, e la contemporaneità dell’opera, ma esprimendo allo stesso tempo il legame viscerale che lega a doppio filo il brand e la Grande Mela.

L’opera si intitola “English Breakfast ed è un prolungamento di quello che è ius impegno di Winston, che ripulisce le strade da mozziconi di sigarette, canestri rotti e, appunto, palloni da basket vecchi e sgonfi e li trasforma in arte, nella sua arte. 

“Lavoro con oggetti universali che attraversano culture e luoghi. Ricontestualizzo il trascurato in un modo che diventa inevitabile”.

Le ispirazioni dietro il lavoro di Tyrrell Winston sono rappresentate da Marcel Duchamp e Davis Hammons, due artisti che hanno fatto degli oggetti trovati per caso in strada, la loro fonte di ispirazione artistica.

Winston mette gli spettatori nella condizione di doversi confrontare con temi e questioni di carattere sociale e culturale partendo da un elemento come la spazzatura, modificandone il significato attraverso la narrazione e il simbolismo che esiste dietro dei semplici oggetti.

Teddy Santis è stato come un mentore per Winston. Infatti, dopo aver acquistato ed esposto una sua opera nello store di New York, l’artista è venuto in contatto con un collezionista giapponese che lo ha messo in contatto con Takashi Murakami che gli ha permesso di realizzare una mostra a Tokyo nel 2019.

Ciò che traspare in maniera evidente è che non è un caso che Aimé Leon Dore e Tyrrell Winston abbiano sviluppato questo tipo di legame: entrambi infatti esplorano la bellezza, la cultura e la storia di New York attraverso simboli che, anche se non in modo plateale, rispecchiano l’atmosfera unica e peculiare della Grande Mela.

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Scritto da Andrea Tuzio
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