Nelle grafiche e nelle illustrazioni di Alex Khabbazi la figurazione diventa un campo instabile, attraversato da tensioni emotive e da una sottile inquietudine che sembra emergere direttamente nel suo lavoro.

Le sue immagini vivono in uno spazio sospeso, dove il corpo umano è riconoscibile ma mai del tutto risolto, spesso deformato, frammentato o immerso in scenari che oscillano tra il quotidiano e il perturbante. È un linguaggio che non cerca la narrazione lineare, ma piuttosto l’impatto immediato, quasi viscerale, capace di attivare una risposta emotiva prima ancora che razionale.

Khabbazi lavora con una sensibilità fortemente contemporanea, in cui il digitale non è solo uno strumento ma un’estensione naturale del pensiero visivo. A tratti, le superfici appaiono lisce e precise, ma sotto questa apparente pulizia si nasconde una costante tensione. Il colore gioca un ruolo fondamentale, spesso saturo o innaturalmente acceso, usato non tanto per descrivere quanto per amplificare lo stato emotivo dell’immagine.

I personaggi di Alex Khabbazi riflette il senso di isolamento che attraversa la vita contemporanea, filtrata attraverso un’estetica che attinge tanto alla cultura visiva online quanto alla tradizione pittorica e illustrativa. Sempre con l’aiuto di parole che ci riportano al suo immaginario legatissimo alla pop culture.

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