All for the Gram – In Catene

All for the Gram – In Catene

Tommaso Berra · 3 mesi fa · Photography

Ogni volta che si chiude il lucchetto della bicicletta non si sa se quell’azione ci darà la sicurezza di poter stare tranquilli, di aver messo in salvo ciò che è nostro, ma che al ritorno potrebbe essere sparito, smontato con cura, lasciando appeso al palo che fino a poco prima ci sembrava un porto sicuro solo una catena colorata.
In Catene è il profilo protagonista questa settimana di All for the Gram ed è un progetto fotografico malinconico, forse triste, che rappresenta con una semplice immagine il concetto di inutilità, della beffa.

È il fotografo Matteo Pinna a curare questa raccolta di fotografie, seriali nella ripetizione insistente dei soggetti, che raccontano però molte varianti di una stessa storia, luoghi e motivi diversi per giustificare l’assenza del vero protagonista di quello scatto.
Il punto di vista è quasi sempre dall’alto, da una prospettiva che potremmo individuare come quella della persona che si è appena trovata davanti a quella scena. Le catene sono arrotolate a cartelli stradali, lampioni o qualunque cosa di ferro fissata al cemento, una due o tre giri di sicurezza, che rimangono solo belle spirali sull’asfalto.
L’ultimo gesto estremo per salvare quel senso di tristezza che provocano tutti quei lucchetti chiusi, potrebbe essere pensare che almeno è rimasta pur sempre una chiave che le toglierà da quel palo, da quell’albero, non prima però di essere state raccolte nel profilo di In Catene.

All for the Gram – In Catene
Photography
All for the Gram – In Catene
All for the Gram – In Catene
1 · 8
2 · 8
3 · 8
4 · 8
5 · 8
6 · 8
7 · 8
8 · 8
Un mondo senza adulti nelle foto di Julie Blackmon

Un mondo senza adulti nelle foto di Julie Blackmon

Tommaso Berra · 3 mesi fa · Photography

Un mondo senza “quando avevo la tua età era diverso”, senza “i giovani d’oggi non valgono nulla”, un mondo i cui quindi non esiste “adultsplanning” e i bambini sembrano poter fare tutto in totale autonomia.
Questo è il paesaggio rappresentato in fotografia da Julie Blackmon, artista americana legata ai temi della famiglia e alla vita nei piccoli centri abitati.
Gli scatti sono una satira sociale, mascherata all’interno di scene quotidiane in cui i bambini sono i veri protagonisti, per non dire gli unici. Tutti i dettagli rappresentati sono simbolici, così come la disposizione dei soggetti, ispirata alle scene dipinte dai pittori fiamminghi del XVII secolo.
L’obiettivo di Julie Blackmon è quello di rappresentare il contesto delle piccole comunità americane, tracciando i sogni promossi dal modello americano.

Una caratteristica dei bambini di Julie Blackmon è il loro totale distacco da qualunque elemento legato alla tecnologia contemporanea. Si trovano così a giocare “come ai vecchi tempi”, pitturando con i gessetti il vialetto di casa, o nella piscina costruita artigianalmente nel proprio cortile.
Di ispirazione per la visione della fotografa c’è il contesto delle famiglie numerose, essendo lei stessa la maggiore di nove fratelli. Così facendo ripercorre i ricordi e ciò che più in generale influenza l’infanzia, fatta di paesaggi e elementi che modellano il nostro modo di pensare anche da adulti, quelli che Julie non vuole rappresentare, lasciando volutamente la sensazione di un mondo in cui tutto è sconnesso.

Un mondo senza adulti nelle foto di Julie Blackmon
Photography
Un mondo senza adulti nelle foto di Julie Blackmon
Un mondo senza adulti nelle foto di Julie Blackmon
1 · 11
2 · 11
3 · 11
4 · 11
5 · 11
6 · 11
7 · 11
8 · 11
9 · 11
10 · 11
11 · 11
Il racconto della pastorizia in Trentino di Giulia Degasperi

Il racconto della pastorizia in Trentino di Giulia Degasperi

Tommaso Berra · 3 mesi fa · Photography

D’estate mandrie intere di bestiame si spostano dalle valli fino ai prati di montagna, a migliaia di metri di altezza, dove l’aria è più rarefatta e i ritmi sono dettati solo dai bisogni della natura. Insieme agli animali viaggiano pastori, che in alpeggio diventano parte di un unico ciclo della vita, che non subisce pause ma scorre lento e costante.
Giulia Degasperi ha rappresentato questa pratica millenaria delle montagne del Trentino, senza mostrare direttamente la bellezza dei paesaggi ma quella del lavoro, dello sforzo e della tradizione. La serie “These Dark Mountains” è uno studio antropologico che descrive l’abbandono dei piccoli centri di montagna e la difficoltà di conservare abitudini che legano da sempre uomo e natura.
La scelta di scattare in bianco e nero rende le fotografie quasi senza tempo. Non si riesce ad inquadrare un periodo storico perché tutto è rimasto uguale, dai luoghi fino ai vestiti dei pastori.

È possibile sostenere la pubblicazione di un volume dedicato al lavoro della fotografa Giulia Degasperi attraverso la raccolta fondi lanciata da SelfSelf, clicca qui per scoprire come aiutare a realizzare questo progetto fotografico.

Giulia Degasperi | Collater.al
Giulia Degasperi | Collater.al
Giulia Degasperi | Collater.al
Giulia Degasperi | Collater.al
Giulia Degasperi | Collater.al
Giulia Degasperi | Collater.al
Giulia Degasperi | Collater.al
Giulia Degasperi | Collater.al
Il racconto della pastorizia in Trentino di Giulia Degasperi
Photography
Il racconto della pastorizia in Trentino di Giulia Degasperi
Il racconto della pastorizia in Trentino di Giulia Degasperi
1 · 8
2 · 8
3 · 8
4 · 8
5 · 8
6 · 8
7 · 8
8 · 8
All for the Gram – Soviet Innerness

All for the Gram – Soviet Innerness

Tommaso Berra · 3 mesi fa · Photography

Ospite questa settimana di All for the Gram non è solamente un profilo seriale ma un vero e proprio archivio che raccoglie dettagli di un’estetica che per quanto decaduta, suscita ancora un grande fascino. Soviet Innerness è un viaggio nel design sovietico attraverso gli interni di case abbandonate, tra carte da parati strappate e piastrelle fredde e sbeccate.

La carta da parati è stata sostituita in alcuni casi da pagine di giornale che riportano notizie e foto dagli anni ’80, i muri scrostati si presentano come una stratificazione di colori ormai sbiaditi, così come i disegni di fiori che un tempo probabilmente apparivano più colorati.
Le pareti di Soviet Innerness sono piene di geometrie stanche, blocchi di colore e moduli che danno sempre l’idea di non finito, o di qualcosa che è finito troppo in fretta, lasciando il tempo alle crepe di rendere tutto così bello e decadente.

Il progetto curato da Elena Amabili e Alessandro Calvaresi descrive l’estetica del blocco orientale e i temi che erano presenti in tutte le case. Ci sono illustrazioni sulle pareti delle campagne nello spazio dell’URSS, ma anche la grande industrializzazione delle città comuniste e il ricordo di Misha, la popolare mascotte delle Olimpiadi di Mosca del 1980.

All for the Gram – Soviet Innerness
Photography
All for the Gram – Soviet Innerness
All for the Gram – Soviet Innerness
1 · 15
2 · 15
3 · 15
4 · 15
5 · 15
6 · 15
7 · 15
8 · 15
9 · 15
10 · 15
11 · 15
12 · 15
13 · 15
14 · 15
15 · 15
Brad Walls sa che lo squash è uno sport geometrico

Brad Walls sa che lo squash è uno sport geometrico

Tommaso Berra · 3 mesi fa · Photography

Non dev’essere stato facile far volare un drone all’interno di un campo da squash di 20mq, ma il fotografo Brad Walls ha ritenuto fosse l’unico modo per esaltare in pochi scatti geometrie e movimento. La serie “Vacant” raffigura la geometria dei corpi, che si muovono un una coreografia all’interno di scene ispirate al surrealismo e al retrofuturismo.
L’idea di scegliere quel particolare luogo è nata da una visita dell’artista al campo da squash nel quale giocava ai tempi del liceo. Lo spazio vuoto le linee del campo hanno ispirato l’artista a realizzare una delle sue serie aeree, che avessero al centro il corpo umano distaccato dal contesto ma perfettamente inserito nell’impianto geometrico.

Squash | Collater.al

Una delle sfide di Brad Walls era quella di evitare un effetto claustrofobico, per questo il bianco è il colore predominante degli scatti, ripetuto anche nei vestiti delle modelle, una scelta che farebbe felici anche gli organizzatori di Wimbledon.
Proprio i vestiti sono un elemento che rinforza il concetto di retrofuturismo, creando una tensione tra passato e futuro grazie all’inserimento di un guardaroba futurista in un contesto anni ’80 come quello del campo da squash.
In attesa di pubblicare il suo primo libro, in uscita in autunno e intitolato intitolato “Pools from Above”, Brad Walls ha definito “Vacant” così: “La geometria fornisce un accenno di coerenza in un mondo sempre più incoerente. Gli esseri umani ne sono innatamente attratti. Io, forse, ancora di più“.

Squash | Collater.al
Squash | Collater.al
Squash | Collater.al
Squash | Collater.al
Squash | Collater.al
Squash | Collater.al
Brad Walls sa che lo squash è uno sport geometrico
Photography
Brad Walls sa che lo squash è uno sport geometrico
Brad Walls sa che lo squash è uno sport geometrico
1 · 7
2 · 7
3 · 7
4 · 7
5 · 7
6 · 7
7 · 7
Altri articoli che consigliamo