Dieci sneaker per dieci All-Star Game

Dieci sneaker per dieci All-Star Game

Giulia Guido · 2 mesi fa · Style

È metà febbraio e per tutti gli appassionati di basket vuol dire solo una cosa: All-Star Weekend. Come ogni anno torna il fine settimana dedicato alle stelle dell’NBA, iniziando oggi, venerdì 16 con l’NBA Rising Star, continuando sabato con la gara del tiro da tre e quella delle schiacciate, finendo la domenica con l’All-Star Game che vede le stelle della Eastern Conference contro quelle della Western Conference. Quest’anno in particolare Giannis Antetokounmpo vs LeBron James. 
A scendere in campo, però, non sono solo i giocatori, ma anche i brand che prendono al volo questo alley oop e vanno a canestro rilasciando soprattutto nuove sneaker pronte a fischiare dentro e fuori dal campo. Negli anni sono state tante le release e noi abbiamo deciso di rivederne dieci che sono entrate nella storia dell’All-Star Game. 

1985: Air Jordan 1 High ‘Chicago’

Per il suo primo All-Star Game, Michale Jordan scese in campo con un paio di Air Jordan 1 High ‘Chicago’. Disegnate da Peter Moore, queste sneaker presentano i colori dei Chicago Bulls e presentano il celebre sistema di ammortizzazione Nike Air incorporato nella midsole. 

1991: Reebok The Pump

1991, gara delle schiacciate, Dee Brown (al tempo guardia dei Boston Celtics) è pronto per correre verso il canestro quando senza troppe cerimonie appoggia la palla sul parquet e comincia letteralmente a gonfiare le sue Reebok attraverso una piccola pompa gonfiabile presente sulla linguetta. 

1996: Air Jordan 11 OG ‘Columbia’

Si tratta di una delle più belle silhouette disegnate da Tinker Hatfield e hanno fatto il loro debutto durante l’All-Star Game che vide MJ come MVP. A caratterizzarle è il colore, un bianco pulitissimo che con il tempo si ingiallisce, donando alla scarpa quel non so che di bello tipico degli oggetti che hanno una storia da raccontare. 

2003: Air Jordan 3 Retro ‘True Blue’

Il 2003 è l’anno che ha segnato la fine di un’epoca, essendo stato l’ultimo anno di Michael Jordan. Nonostante all’All-Star Game tutti gli occhi fossero proprio su MJ, non è passato inosservato un giovanissimo Kobe Bryant e di sicuro non è passata inosservata la sua scelta di indossare un paio di Jordan. All’epoca, infatti, Bryant non aveva nessun contratto di esclusiva con nessun brand, quindi scelse per l’occasione proprio le Air Jordan 3 Retro ‘True Blue’. Di quella partita è rimasto iconico lo scambio di battute tra Micheal e Kobe. 

2005: Reebok Shaq Attaq

Forse una delle trovate pubblicitarie più esilaranti è legata proprio alle Reebok Shaq Attaq indossate da Shaquille O’Neal nel 2005. Dal nome alle diverse attivazioni del brand, ogni aspetto del lancio di questa silhouette è giocata sulla stazza di Shaq e soprattutto delle sue scarpe (stiamo parlando di una taglia 58!), talmente grandi da poterci mettere dentro un telefono e usarlo davvero, o anche una macchinina telecomandata e far viaggiare le scarpa ovunque. 

2012: Zoom KD 4 ‘All-Star – Galaxy’

Per il 2012 Nike ha realizzato per 3 giocatori una sneaker chiamata proprio ‘All-Star – Galaxy’. Uno di questi era Kevin Durant, che nell’edizione di quell’anno venne nominato MVP. Ai suoi piedi una versione delle Nike Zoom spaziali, con la fantasia della midsole che riprendeva i giochi di sfumature della galassia e un Swoosh arancione su una tomaia argento metallizzato.
Proprio ieri, Nike ha rilasciato un remake di questa sneaker che è già disponibile su StockX.

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2013: Barkley Posite Max ‘Area 72’

L’anno successivo Terrence Ross scese in campo con un paio di sneaker pensate per celebrare la carriera di Charles Barkley attraverso i suoi dettagli: la colorway black, la tomaia con motivi spaziali e la suola fosforescente. Ciliegina sulla torta? Un piccolo logo Raygun – simbolo della collezione Nike Raygun di cui questa scarpa fa parte – sulla linguetta della scarpa. 

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2015: Air Jordan 29 Photo Reel

Di sicuro non la scarpa che ha lasciato maggiormente il segno, ma in questa lista non poteva mancare la Air Jordan 29 Photo Reel. Per il 2015 Jordan Brand decise di omaggiare il suo 30° anniversario stampando sull’intera silhouette la famosa fotografia che immortala Michael Jordan andare a canestro in un campetto di Chicago con lo skyline della città sullo sfondo. L’immagine è entrata nella storia perché fu lo spunto per la realizzazione del logo del brand. 

2018: A Bathing Ape x Dame 4 ‘Green Camo’

Nel 2018 adidas ha fatto parlare di sé lanciando la collaborazione con A Bathing Ape. La guardia di Portland si presentò sul parquet con un paio di Bape x Dame 4 nella colorway Green Camo. Caratteristici sono i denti di squalo su tutta la tomaia e la sigla “WGM” in rosso, blu e arancione, ovvero “World Gone Mad”. 

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2020: Nike LeBron 17 “Mr. Swackahammer” e “MonStars”

Non solo in occasione dell’All-Star Weekend, ma anche dell’uscita al cinema di Space Jam 2, nel 2020 LeBron James ha sfoggiato le Nike LeBron 17 in due colorway ispirate al film. Per i primi due quarti la colorazione scelta è stata la “Mr. Swackahammer”, che riprende i colori viola e verde del completo del perfido “cattivo” proprietario della squadra dei Monstars. Dopo l’intervallo, poi, LeBron è rientrato in campo con la stessa scarpa, ma nella colorway “MonStars”, caratterizzata da un verde acido e un blu elettrico.

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Il riavvicinamento alla natura di Giulia Frump

Il riavvicinamento alla natura di Giulia Frump

Collater.al Contributors · 1 giorno fa · Photography

Di Giulia Frump ne abbiamo già parlato qui ma non potevamo non parlare di MAPS, il progetto della fotografa risalente al 2019 oggi in mostra da MIA Photo Fair, fino al 14 aprile. L’intenzione di questo racconto visivo è quella di ricostruire questo legame apparentemente invisibile col mondo naturale attraverso fotografie, mettendo a confronto elementi tanto diversi quanto simili. Questa riflessione nasce dal mondo in cui viviamo, fatto di connessioni sempre più frequenti e facilitate dove il contatto fisico viene meno ogni giorno di più. Una considerazione fatta da moltissimi, sopratutto post COVID-19, ma che continua ad affascinarci.

Quello di Giulia Frump è un progetto che parla anche di accettazioni verso il corpo che cambia, sull’invecchiamento e sul dover sapersi fermare. I soggetti sono tutti femminili: donne che «hanno scelto di mostrare senza timore quelli che socialmente possono essere visti come difetti (macchie della pelle, rughe, capelli bianchi, cicatrici, vene e altro), offrendo un’immagine genuina dei numerosi cambiamenti che avvengono durante la vita, abbracciandoli e lasciando che la fotografia le aiutasse a compiere un processo di accettazione» come ci racconta la fotografa.

Insomma, questa nuova realtà ci avvicina a mondi lontanissimi ma simultaneamente mette in disparte la nostra appartenenza al mondo naturale, ormai relegata a pochi momenti della nostra quotidianità. Questo snaturamento ha dato però il via a MAPS che già nel 2019 ragionava su queste tematiche.

Il riavvicinamento alla natura di Giulia Frump
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Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore

Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore

Tommaso Berra · 19 ore fa · Photography

Basta ascoltare le conversazioni che nascono dentro la propria testa a Cecilie Mengel per immaginarsi come potrebbero essere rappresentate fotograficamente. L’artista danese e ora residente a New York realizza scatti che sono dialoghi interiori nati dagli stimoli che lei stessa riceve da ciò che la circonda e dalle persone con cui si trova a vivere momenti molto quotidiani.
Il risultato è una produzione artistica che è contraddistinta da una forte varietà nei soggetti e nelle ambientazioni, così come nello stile, una volta documentaristico, altre volte più vicino a una certa fotografia posata e teatrale. Si passa da scatti rubati in casa durante una conversazione a dettagli di una latta di salsa Heinz trovata nel porta oggetti di un taxi, tutto ricostruisce una storia comune e quotidiana.
Anche la tecnica di Cecilie Mengel rispecchia questa stessa idea di varietà. L’artista infatti combina fotografia digitale e analogica, in altri casi la post produzione aggiunge segni grafici alle immagini. Le luci talvolta sono naturali altre volte forzatamente create con il flash, creando un senso d’insieme magari meno omogeneo ma ricco di suggestioni e raconti personali.

Cecilie Mengel è stata ospite della mostra collettiva ImageNation a New York, dal 10 al 12 marzo 2023 a cura di Martin Vegas.

Cecilie Mengel | Collater.al
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Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore
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I non-luoghi di Nanni Licitra

I non-luoghi di Nanni Licitra

Giorgia Massari · 2 giorni fa · Photography

Le fotografie di Nanni Licitra (1988) si concentrano principalmente sui non-luoghi, spazi anonimi e impersonali che costellano le periferie urbane. Licitra trasforma queste zone marginali in scenari altri, che acquistano un nuovo significato. Stiamo parlando della serie Hell end in Hell, le cui immagini sono riflessi emblematici di una società in trasformazione, dove l’individuo lotta per trovare un senso di appartenenza e identità in un contesto sempre più caotico e alienante. La serie, vincitrice del Grant di Liquida Photofestival, in mostra a Torino dal 2 al 5 maggio, è una vera e propria analisi socio-culturale che riflette in toto le contraddizioni della società contemporanea.

nanni licitra

Nanni Licitra ha iniziato la sua ricerca fotografica nel 2008 concentrandosi esclusivamente sulla fotografia analogica. Questa scelta non è casuale; infatti, la fotografia analogica richiede una pazienza e una precisione che si riflettono nel suo approccio distaccato e contemplativo. Licitra si pone come uno spettatore attento delle realtà che lo circondano, privilegiando uno sguardo che va oltre le apparenze per cogliere l’essenza delle cose. L’utilizzo dell’analogico da parte di Licitra non è solo una scelta tecnica, ma rappresenta anche una dichiarazione di intenti. In un’epoca dominata dalla velocità e dall’effimero delle immagini digitali, il fotografo siciliano opta per un ritmo più lento e contemplativo, che permette di approfondire le tematiche trattate e di trasmettere un senso di nostalgia e malinconia tipico dei non luoghi.

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Courtesy Nanni Licitra

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Alec Gill e la storia di Hessle Road

Alec Gill e la storia di Hessle Road

Anna Frattini · 3 giorni fa · Photography

Alec Gill è un fotografo, storico e psicologo inglese nato a Hull, una città nella contea dell’East Riding dello Yorkshire, notoriamente portuale. Qualche anno fa è partita una raccolta fondi su Kickstarter per celebrare i cinquant’anni dalla prima foto realizzata per il progetto dedicato a Hessle Road con un libro e ne parliamo qui oggi. L’archivio di 7,000 fotografie – scattato con la sua Rolleicord twin-lens reflex – risale al decennio fra il 1970 e il 1980. Sono 240 le immagini finite in The Alec Gill Hassle Road photo archive e in ognuna di queste si respira a pieni polmoni l’atmosfera di un momento storico difficilissimo per gli abitanti. Si tratta del declino dell’importazione della pesca e le demolizioni della mass housing nella zona.

alec gill photo archive

The Alec Gill Hassle Road photo archive

Il libro, lanciato il 18 maggio scorso, è stato scritto e pensato a Iranzu Baker e Fran Méndez. In questa intervista di Port, Baker racconta alcuni aspetti del lavoro con Alec Gill. Il fotografo – nel corso della stesura del libro – si è infatti dimostrato «estremamente curioso, determinato e dedicato». In quegli anni, Gill si è concentrato anche sulla mancanza di aree gioco per i bambini e sul modo in cui le generazioni più giovani si sono adattate ai cambiamenti nella zona. Un altro obbiettivo è sicuramente stato quello di fermare il tempo prima della fine di un’era. Quella della pesca nella zona, terminata con le Cod Wars a partire dal 1958 fino al 1972 e al 1975. Un pezzo di storia che grazie a Gill non è stato dimenticato.

Quella di Gill è una vera e propria propensione per le storie degli underdog. La volontà è stata quella di assicurarsi che le storie di questi venissero raccontate, sia adesso che al tempo degli scatti. The Alec Gill Hassle Road photo archive non è solo uno studio sociale, quindi. Si tratta della testimonianza del rapporto che Gill ha instaurato a livello umano con i suoi concittadini. Le loro storie sembrano raccontarsi da sole davanti all’obbiettivo del fotografo. Ancora, la naturalezza degli scatti non solo riprende il tema infantile ma comunica in modo estremamente funzionale momenti della vita quotidiana degli abitanti di Hassle Road.

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