Le discoteche dimenticate. L’altromondo Club di Rimini degli anni Sessanta

Le discoteche dimenticate. L’altromondo Club di Rimini degli anni Sessanta

Collater.al Contributors · 4 mesi fa · Design

Sono gli anni Sessanta e l’Europa viene travolta da un’ondata di rivoluzione. Le ragazze iniziano ad indossare per la prima volta le minigonne, le donne i pantaloni, e scoppia il trend dell’abito a trapezio, corto, senza maniche. Esplode il mondo dell’arte: arriva la Op Art, il Minimalismo, gli Hippy, e l’ondata delle lotte politiche e sociali investe tutta la società. Gli stilisti più noti sono Yves Saint Laurent, Emilio Pucci, Paco Rabanne, la modella iconica è Twiggy, la dolce ragazza dal trucco esagerato. 

Si balla, si balla eccome, e molti sono i locali italiani in voga. La riviera romagnola è sempre in festa e tra i posti più frequentati c’è l’Altromondo Club, disegnato nel 1967 dagli architetti Pietro De Rossi e Giorgio Ceretti. Un paradiso di colori, un’immagine di festa e gioia. “L’Altromondo club di Rimini vuole essere un locale pluriuso, cioè adatto a rispondere alle esigenze di molte forme di spettacolo. Il locale è composto da un contenitore (struttura principale di possibilità) e da attrezzature adattabili ai vari usi previsti. Il contenitore è una grande scatola azzurra in metallo smaltato lucido che mette a disposizione servizi diversi (luce, energia elettrica, cabina di comando delle luci e dei suoni); le attrezzature sono oggetti posati nel contenitore con diversi gradi di complessità e flessibilità, corrispondenti a variazioni d’uso, di obsolescenza e di adattabilità. L’ambizione era quella di creare con queste “aperture” funzionali un senso nuovo di spazio senza cadere nella scenografia, nello stordimento visivo o nella ricerca di effetti magici; ma, al contrario, sottolineando la disponibilità delle attrezzature a una definizione collettiva e variabile del luogo”.

Chissà se verrano mai più disegnati club così!

altromondo Club di Rimini | Collater.al
altromondo Club di Rimini | Collater.al
altromondo Club di Rimini | Collater.al
altromondo Club di Rimini | Collater.al
altromondo Club di Rimini | Collater.al

Testo di Bianca Felicori

Le discoteche dimenticate. L’altromondo Club di Rimini degli anni Sessanta
Design
Le discoteche dimenticate. L’altromondo Club di Rimini degli anni Sessanta
Le discoteche dimenticate. L’altromondo Club di Rimini degli anni Sessanta
1 · 6
2 · 6
3 · 6
4 · 6
5 · 6
6 · 6
Sneakerium, Monsieur Plant trasforma sneakers in opere d’arte

Sneakerium, Monsieur Plant trasforma sneakers in opere d’arte

Giulia Guido · 4 mesi fa · Design

Christophe Guinet nasce a Parigi e trascorrendo la sua adolescenza tra la città e la campagna sviluppa un forte interesse per il mondo delle piante, interesse che presto diventa una passione e, oggi, il suo lavoro. Christophe, meglio conosciuto come Monsieur Plant, realizza fantastiche installazioni e sculture facendo dialogare oggetti di uso quotidiano con differenti tipologie di piante. Tre anni fa, con il progetto Plant your Mac! trasformava i prodotti Apple in fioriere e pochi giorni fa è tornato con una serie di “sculture” altrettanto ambiziose e originali. Il nuovo progetto si chiama Sneakerium e l’oggetto di partenza non è altro che un paio di Nike vecchie e usate, anzi cinque paia di Nike vecchie e usate.  

Al posto di buttarle, Monsieur Plant le ha prese e trasformate in oggetti da esposizione immergendole in un acquario e circondandole con differenti tipi di piante. La parte più ardua, stando alle parole dell’artista, è stata proprio quella del posizionamento della scarpa, in modo tale da non farla galleggiare. 

Attraverso le sue opere, Monsieur Plant cerca di sensibilizzare il pubblico su argomenti legati al riciclo e al recupero dei rifiuti. 

Scopri il progetto Sneakerium nella nostra gallery e nel video qui sotto!

Christophe Guinet Monsieur Plant Sneakerium | Collater.al
Christophe Guinet Monsieur Plant Sneakerium | Collater.al
Christophe Guinet Monsieur Plant Sneakerium | Collater.al
Christophe Guinet Monsieur Plant Sneakerium | Collater.al
Christophe Guinet Monsieur Plant Sneakerium | Collater.al
Sneakerium, Monsieur Plant trasforma sneakers in opere d’arte
Design
Sneakerium, Monsieur Plant trasforma sneakers in opere d’arte
Sneakerium, Monsieur Plant trasforma sneakers in opere d’arte
1 · 15
2 · 15
3 · 15
4 · 15
5 · 15
6 · 15
7 · 15
8 · 15
9 · 15
10 · 15
11 · 15
12 · 15
13 · 15
14 · 15
15 · 15
Hellvetica, il carattere che spaventa i grafici

Hellvetica, il carattere che spaventa i grafici

Giulia Guido · 4 mesi fa · Design

L’approssimazione non è contemplata nel mondo di grafici, tutto deve essere perfetto e calcolato al millimetro. Per questo motivo i due direttori creativi Zack Roif e Matthew Woodward hanno pensato bene di fare uno scherzo ai grafici di tutto il mondo giocando con il famosissimo font Helvetica e trasformandolo in Hellvetica, un carattere con seri problemi legati alla crenatura. 

Per chi non fosse del settore, con crenatura (in inglese kearing) si intende la riduzione dello spazio tra una lettera e l’altra in modo tale da diminuire al minimo gli spazi bianchi.  

Iniziando a scrivere con Hellvetica noterete subito che lo spazio tra le lettere sembra puramente casuale e se questa imprecisione grafica fa impazzire voi, figuratevi gli addetti al lavoro. 

Inoltre, la scelta di modificare proprio l’iconico carattere Helvetica non è casuale, infatti il font inventato nel 1960 da Eduard Hoffmann e Max Miedinger è famoso per la sua precisione e la sua pulizia. 

Se volete provare anche voi a scrivere con Hellvetica potete scaricarlo sul sito ufficiale, se no guardate degli esempi nella nostra gallery. 

hellvetica | Collater.al
hellvetica | Collater.al
hellvetica | Collater.al
hellvetica | Collater.al
hellvetica | Collater.al
hellvetica | Collater.al
Hellvetica, il carattere che spaventa i grafici
Design
Hellvetica, il carattere che spaventa i grafici
Hellvetica, il carattere che spaventa i grafici
1 · 7
2 · 7
3 · 7
4 · 7
5 · 7
6 · 7
7 · 7
Roots, la collezione di mobili ispirata alle radici degli alberi

Roots, la collezione di mobili ispirata alle radici degli alberi

Giulia Guido · 4 mesi fa · Design

Roots, o Raízes in spagnolo, è la nuova collezione di mobili firmata da Furf Design Studio, lo studio di design fondato da Mauricio Noronha e Rodrigo Brenner nel 2011 a Curitiba, Brasile. 

Con questa collezione lo studio vuole focalizzare l’attenzione dei suoi compratori sul problema della deforestazione, legato anche agli attuali avvenimenti che hanno visto la Foresta Amazzonica bruciare inesorabilmente. Per questo motivo i tre pezzi che compongono Roots ricordano nelle forme degli alberi. 

Si tratta di un tavolo, una panca e una serie di mensole la cui struttura parte dal soffitto con una lastra di metallo lucido da cui partono delle corde che arrivano fino al pavimento, creando otticamente la figura di un albero con tanto di radici pronte ad allungarsi fino a toccare i mobili nelle vicinanze. Alle corde sono poi appesi i piani che formano il tavolo, la panca o le mensole, che possono essere spostati a piacimento e adattarli all’altezza della propria abitazione. 

Inoltre, sebbene il mobile occupi molto spazio, il fatto che sia realizzato con delle corde ne facilita lo spostamento, permettendo di risparmiare sull’imballaggio. 

Roots permette di avere un pezzo di natura nelle nostre case di città. 

Roots furf design studio | Collater.al
Roots furf design studio | Collater.al
Roots furf design studio | Collater.al
Roots furf design studio | Collater.al
Roots furf design studio | Collater.al
Roots furf design studio | Collater.al
Roots, la collezione di mobili ispirata alle radici degli alberi
Design
Roots, la collezione di mobili ispirata alle radici degli alberi
Roots, la collezione di mobili ispirata alle radici degli alberi
1 · 6
2 · 6
3 · 6
4 · 6
5 · 6
6 · 6
Facebook avrà due loghi, uno per l’app e uno per l’azienda

Facebook avrà due loghi, uno per l’app e uno per l’azienda

Giulia Guido · 4 mesi fa · Design

Sebbene con la sua nascita nel 2004, Facebook rivoluzionò completamente il mondo della comunicazione, all’inizio era solo un social network. Oggi, quindici anni dopo qui 2004, il nome di Facebook racchiude molto di più. 

Proprio per questo motivo è nata la necessità di distinguere visivamente il social e l’azienda. Quest’ultima, infatti, avrà un nuovo logo pensato per racchiudere tutti gli aspetti che convivono all’interno di Facebook. 

Il logo si compone molto semplicemente della parola FACEBOOK per il quale è stato scelto un font pulito e studiato nei minimi dettagli in modo tale che gli spazi tra una lettera e l’altra fossero identici. Inoltre gli angoli di ciascun carattere sono più arrotondati, come le linee diagonali. Questa scelta estetica deriva dal voler rappresentare non solo il social Facebook, ma anche le altre piattaforme unite nell’azienda come WhatsApp, Oculus, Instagram e Portal. 

Infine, il logo non ha un colore fisso, ma cambierà in base all’applicazione su cui comparirà, scoprine il design nella nostra gallery! 

Facebook | Collater.al
Facebook | Collater.al
Facebook | Collater.al
Facebook | Collater.al
Facebook | Collater.al
Facebook avrà due loghi, uno per l’app e uno per l’azienda
Design
Facebook avrà due loghi, uno per l’app e uno per l’azienda
Facebook avrà due loghi, uno per l’app e uno per l’azienda
1 · 7
2 · 7
3 · 7
4 · 7
5 · 7
6 · 7
7 · 7