Quello ritratto da Andreas Englund è un anti-supereroe bastardo e scorretto che se ne sbatte amabilmente di gattini sugli alberi e vecchiette che attraversano la strada. Coi super poteri ci gioca volando sopra i grattacieli della sua Metropolis per pisciare dall’alto e sfondarsi il fegato autorigenerante con alcool da supermarket.
Il suo personaggio in calzamaglia sembra un assiduo frequentatore di night club di quinta categoria, lap dance e spogliarelli, pronto a scatenare risse da bar assieme a Begbie di Trainspotting e farsi rompere bottiglie in testa ai concerti punk hardcore.
Keith Richards lo avrebbe invitato a sniffare con lui le ceneri del padre.
Il pittore svedese Andreas Englund ritrae giovinezze e crepuscolo di questo badass anti-cool superhero tra cinismo e risate etiliche. Lo coccola sul suo cavalluccio a dondolo per poi prospettargli una vecchiaia solitaria tra luci nostalgiche e rughe scavate dai vizi. Un teschio che richiama The Punisher e colori da vecchia rivista degli anni ’60.
Nessuna censura. Difetti e debolezze umane raccontati come giri di basso new wave, in scorci metropolitani alla Edward Hopper.
























