Alcuni materiali sembrano pensati per raccontare storie. Angelo Lavanga ha scelto il mattone. Un oggetto umile, quasi invisibile nel panorama urbano, che nelle sue mani si carica di una nuova presenza. Il suo progetto, presentato all’ultima edizione di Isola Design Gallery per Conscious Objects e realizzato in collaborazione con Enrico Acquasanta e Fornace Solava, ha messo in scena un equilibrio delicato tra solidità e impermanenza, tra memoria e trasformazione.

L’approccio di Lavanga è profondamente tattile. Il mattone è “fatto per la mano”, dice lui, e proprio in questa scala umana risiede la sua forza. I toni terrosi e la natura modulare del laterizio diventano strumenti per costruire — ma anche per interrogare — lo spazio. Le sue architetture temporanee sono permeabili, attraversate dalla luce e dal tempo. Si offrono allo sguardo come strutture leggere, ma dense di significato: raccontano la tensione tra natura e artificio, tra gesto e materia.

Per Isola Design Festival, Lavanga ha scelto di lavorare con superfici stratificate, orientate in modo da trasformare la luce netta degli ambienti industriali in una presenza più morbida e intima. Così, la luce diventa parte della composizione, al pari dell’aria e dell’erosione. Le sue opere non si impongono sullo spazio, ma lo abitano, lo ascoltano, si lasciano attraversare.

C’è una poetica della rovina in tutto questo. Le strutture sembrano sospese tra costruzione e decostruzione, come se la loro forma fosse solo un passaggio, un gesto reversibile. In Monte dei Cocci, ad esempio, Lavanga ha raccolto materiali scartati da una montagna di residui industriali, per poi restituirli al luogo una volta conclusa l’installazione. È un atto di responsabilità verso il tempo e la memoria: non si tratta solo di lasciare una traccia, ma di assumere il compito concreto del costruire con ciò che si eredita.

Accanto al mattone, compaiono altri materiali: cocci, polveri, intonaci, clip metalliche. Quest’ultime, in particolare, sostituiscono la malta, sottraendo peso e mettendo in discussione l’idea di stabilità. È una costruzione contro la regola tettonica, che accoglie la fragilità come valore. I materiali, per Lavanga, non sono strumenti neutri: sono testimoni, portatori di storie, di scelte, di stratificazioni.

Nel contesto di Isola, le sue installazioni diventavano un invito a riconsiderare la nostra idea di architettura: non più forma conclusa, ma processo, ascolto, dialogo. Un modo per pensare al futuro a partire dai frammenti del passato, con mani che costruiscono e decostruiscono nello stesso gesto.
ph. courtesy Luca Ferrara
