Art La poetica delle rovine nell’opera di Aono Fumiaki
Artsculpture

La poetica delle rovine nell’opera di Aono Fumiaki

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Floriana Savino

Ci si potrebbe a lungo interrogare su quale ruolo spetti all’arte di fronte a un disastro, che in un solo istante ha spazzato via tutto. Lo tsunami del 2011, lungo la costa orientale del Giappone, per l’artista visivo Aono Fumiaki (Sendai, 1968) e per molti dei suoi conterranei ha significato la perdita della quotidianità. E prima ancora il tormento e lo smarrimento davanti a uno spettacolo della natura terribile, che ha divorato «ogni forma di casa» amata e riconoscibile.

All’alba del giorno dopo, i resti inermi di quel passaggio mostruoso hanno occupato la mente e le mani di Fumiaki, che dallo scarto ha scelto di costruire nuove vie di salvezza possibile. Immaginando un domani vivibile e raccontabile, ogni frammento di vita distrutto è diventato materiale per una composizione carica di speranza e «del nuovo tutto da pensare e ricostruire».

Raccolta tra le pieghe della dimenticanza e della tragedia, la pratica dell’artista ha finito, negli anni, per accumulare storie materiche da restituire in una forma progettuale nuova e sorprendente. Assemblaggi dalle forme antropomorfe e opere su carta, realizzate secondo l’estetica più tipica del minimalismo e del concettuale, occupano lo spazio di un pensiero che non ha mai smesso di sognare un nuovo orizzonte.

Dentro la logica capitalista del consumo e dei mercati, il lavoro di Aono Fumiaki percorre le vie più stratificate di una differenza possibile, viva e realizzabile. In nome di un’essenza artigiana, e nella particolarità di pezzi vissuti ma unici, l’artista costruisce la sua idea più personale di rotte e visioni sull’arte. Inserendosi in una ricca tradizione che ha fatto della simbologia dei materiali uno strumento per denunciare le logiche di un consumo superficiale e senza fine, Fumiaki celebra il valore del piccolo gesto dentro il flusso della vita, restituendo l’emozione nostalgica dei gesti minuti e umanamente vissuti.

Partendo dalla lunga serie di Untitled, che ha esplorato la carta e una raffinata sperimentazione grafica legata alla materia dello scarto (ritagli di riviste, tagli tipografici, cartoncini colorati), le sue installazioni ambientali si sono spinte verso la restituzione più creativa di frammenti del quotidiano, abitati da un nuovo spirito vitale. Vecchie cassettiere, resti di sedie e tavoli, lo hanno portato a immaginare, come in una fiaba contemporanea, i movimenti e le diverse forme di una realtà urbana dinamica e libera.

A metà strada tra l’universo immaginifico delle silhouette (evocato in urbanistica da John Hejduk) e un teatro di contorni del quotidiano restituiti al “nuovo mondo”, il lavoro di Aono Fumiaki ha orientato il proprio percorso creativo verso un’idea di riparazione sognante e, a suo modo, controcorrente.

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Scritto da Floriana Savino

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