Faccia al muro.
Descriverei così lattività principale della domenica pomeriggio che ha preceduto linaugurazione della mostra di Niccolò Berretta alle Officine Fotografiche. Il godimento voyeuristico del lavoro di Berretta è arrivato infatti solo alla fine, dopo un percorso articolato attraverso i quartieri Garbatella-Ostiense in compagnia di Gregorio Pampinella, uno dei responsabili di Nu Factory, che ci ha portato nei luoghi dellOutdoor per raccontarci i segni che il festival ha lasciato sulla città dal 2010, anno della prima edizione, a oggi.
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1.0-Licantropia
Siamo allincrocio tra due stradine di Garbatella poco distanti dalla metro. Davanti a noi un palazzo alto circa ventuno metri mostra a tutti il suo volto sfatto. I brandelli bianchi e neri di carta poster dipinta a mano lo travestono da una delle tante forme di degrado urbano che si vedono in giro nelle periferie. – Ma nel 2010 – spiega Gregorio – era il tributo di Sten & Lex al quartiere più romanista della Capitale. – Allora ci descrive il volto di Totti che assumeva le forme di un licantropo nellincrociarsi con il lupo, lanimale simbolo della squadra. Sullo stesso muro dovrebbe essere realizzata lopera che si è deciso di produrre tramite crowdfounding, un finanziamento dal basso che Nu Factory elenca tra le novità di questa edizione 2013. Diecimila euro da raccogliere per raggiungere lobiettivo, con il via dal 6 settembre, serata inaugurale della manifestazione.

1.1-Incubazioni
Poi la nostra guida passa a indicarci altre superfici di palazzi poco distanti dai resti dello Sten & Lex. – Outdoor nasce prima di tutto come esperimento di poster art. Nel 2010, proprio in questo incrocio di strade, abbiamo affiancato al volto di Totti quello di Anna Magnani, realizzato da JB Rock, e il viso di una zingara firmato C215. E di questultimo ci mostra anche alle nostre spalle limmagine in serigrafia di un vecchio signore rugoso che fissa in alto la scritta Tabacchi-Ricariche Telefoniche dellesercizio a cui appartiene il muro che lo ospita. Il graffito è il modo che ha la città di incubare talenti risalendo allatto primordiale dellarte sul suo nascere.

1.2- Bikerz
Solo una bici e uno smartphone. Poi pedalare più veloce degli altri. La prima sera di Outdoor una nuvola di bikers ha invaso piazza Brin a Garbatella, per poi sparire contemporaneamente a un certo punto della serata. La sfida è quella lanciata dal gruppo Scatto Sciolto, comporre cioè il nome del festival con le immagini delle opere venute fuori dagli anni precedenti: tra Garbatella e Ostiense si alternano visibili e concentrate le tracce lasciate da Sten & Lex, JB Rock, Momo, C215, Herbert Baglione. Si fronteggiano, si fanno compagnia come i volti delle celebrità di una Hall of Fame. Sono diventati ciascuno il genius loci di una strada, un frammento di Capitale sottratto alla rovina e alle rovine. Bombolette spray anarchiche, colla coraggiosa che tiene attaccati poster sfacciati: tutti questi artisti sono riusciti a non soccombere allidentità della Capitale dellImpero, alliconografia del Caput Mundi secondo cui, a Roma, potrà sempre e solo comandare larte classica.

1.3- Respect
Dopo via dei Magazzini Generali e langolo del Porto Fluviale, arriviamo a via del Commercio, dove un muro lungo tutto il perimetro della strada mostra con orgoglio allombra del gazometro il primo motore mobile di tutta la street art: PAINT OVER THE CRACKS. Dipingi sulle rovine. Mai come in questo caso la frase pare ambigua e rivoluzionaria. Gregorio, la nostra guida, ci spiega che lautore, Kid Acne, ha riscontrato non poca resistenza da parte degli abitanti della zona durante il periodo di realizzazione dellopera. Un atteggiamento di ostilità trasformatosi quasi in affetto nei confronti di una scritta colorata che ha rivestito quel segmento di quartiere di una nuova luce. Quando qualcuno tempo dopo è venuto a rivendicare impropriamente lopera con una firma tremolante, sono stati gli stessi abitanti del quartiere a cancellarla con una bella ripassata di nero su nero.

1.4- Stazione mobile
E poi la mostra fotografica idi Niccolò Berretta. La prima volta che si giunge alla Stazione Termini come approdo e non come nodo di passaggio. E pure un altro paradosso: per la prima volta è stata Termini, la stazione, a spostarsi in un luogo altro, con i suoi personaggi fotografati in pose innaturali, statiche, congelate per lobiettivo che non ammette la fretta del pendolare. Che non ammette il tempo. La cosa più bella del progetto sulla Stazione Termini, in effetti, più ancora della sua realizzazione, è la filosofia che se ne legge alla base. Lo straniamento che prova lo sguardo nel percepire un rovesciamento dei ruoli, insieme alla distruzione delle certezze più elementari: la stazione, ciò che sta, e si nomina proprio in base alla sua funzione di stasi, eppur si muove, mentre uno strano incantesimo immobilizza i passanti, obbligandoli per una volta a tenersi con entrambi i piedi in contatto con la strada.







Video realizzato da Elena Fortunati e Aurora Bartiromo.
