Design Audrey Large, crea oggetti che sembrano usciti da un’altra realtà
Designdesigninterior design

Audrey Large, crea oggetti che sembrano usciti da un’altra realtà

-
Arianna Maria Leva

Tra manipolazione digitale, stampa 3D e forme in continua trasformazione, la designer francese esplora il confine instabile tra ciò che vediamo su uno schermo e ciò che possiamo toccare. A prima vista, le creazioni di Audrey Large sembrano appartenere a una realtà parallela. Le forme si deformano, le superfici appaiono liquide e i contorni sembrano sfuggire alla materia, come se un’immagine digitale fosse stata improvvisamente catturata e trasformata in un oggetto. Eppure, dietro queste presenze quasi irreali, c’è un processo concreto, in cui tecnologia e gesto umano si incontrano per mettere in discussione il nostro modo di percepire le cose.

Nata a Tolosa nel 1994 e oggi attiva nei Paesi Bassi, Audrey Large si è laureata nel 2017 in Social Design alla Design Academy Eindhoven, dove ha sviluppato le basi della sua ricerca. Il progetto di diploma, Life.VFX, rappresenta un punto di partenza fondamentale: attraverso scansioni tridimensionali e motion capture, la designer ha manipolato immagini di oggetti quotidiani, trasformandole in modelli alterati e successivamente stampati in 3D. Una caraffa, per esempio, perdeva la propria forma riconoscibile attraverso una successione di deformazioni, dando origine a qualcosa di familiare e alieno allo stesso tempo. Nel 2019 ha poi proseguito la propria ricerca come designer in residenza alla Jan van Eyck Academie di Maastricht.

Nel lavoro di Large, la tecnologia non serve a riprodurre fedelmente la realtà, ma a trasformarla. Disegno, modellazione tridimensionale, manipolazione delle immagini e fabbricazione digitale si intrecciano senza seguire necessariamente un ordine prestabilito. Il risultato sono oggetti che sembrano sospesi tra scultura e simulazione, capaci di mettere in crisi la distinzione tra un’immagine generata al computer e una forma fisica.

La serie Implicit Surfaces e i suoi Metaobjects sviluppano ulteriormente questa intuizione. Le superfici fluide, le geometrie irregolari e le illusioni cromatiche danno vita a presenze difficili da classificare, nelle quali la funzione tradizionale dell’oggetto lascia spazio alla percezione. Non si tratta semplicemente di rendere il design più futuristico: Large invita a osservare più a lungo, a dubitare di ciò che si ha davanti e ad accettare che una forma possa non rivelarsi completamente.

Questa ricerca le è valsa il Dutch Design Award nella categoria Young Designer nel 2021 e il riconoscimento Emerging Designer ai Dezeen Awards nel 2023. Le sue opere sono state inoltre presentate in contesti internazionali, tra cui lo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Vitra Design Museum di Weil am Rhein. La parte più interessante della sua pratica è forse il modo in cui si sottrae all’idea che la tecnologia debba produrre risultati perfetti e prevedibili. Nonostante l’utilizzo di strumenti digitali avanzati, Large cerca forme instabili, imperfezioni e trasformazioni che restituiscano agli oggetti una qualità quasi organica. La macchina diventa così uno strumento da guidare e mettere alla prova, non un sistema da seguire passivamente.

Nel progetto Hot Dipped: The Frog and the Sacrificial Skin, presentato nel 2025, questa ricerca si estende anche ai processi industriali e alle trasformazioni chimiche della materia. Attraverso la stampa 3D in metallo e la galvanizzazione a caldo, Large indaga il rapporto tra tecnologia, protezione e mutamento, portando la propria sperimentazione oltre le superfici sintetiche che caratterizzano molti dei suoi lavori precedenti.

Il suo design, in definitiva, non cerca di rendere il futuro più comprensibile, ma di lasciare aperte le possibilità che contiene. In un mondo in cui le immagini digitali sono sempre più presenti nella vita quotidiana, Audrey Large ci ricorda che anche ciò che sembra immateriale possiede una consistenza, e che osservare un oggetto significa confrontarsi non soltanto con la sua forma, ma con le aspettative che proiettiamo su di esso.

Designdesigninterior design
Scritto da Arianna Maria Leva

Editor's Picks

x
Ascolta su