Negli ultimi anni la crisi climatica e il dibattito sulla transizione energetica sono diventati temi centrali anche nel campo dell’arte contemporanea. E le opere dell’artista irlandese John Gerrard lo raccontano benissimo, utilizzando simulazioni digitali in tempo reale per rappresentare paesaggi e infrastrutture legate all’industria dei combustibili fossili. Attraverso immagini essenziali, l’artista costruisce scenari che riflettono sull’impatto storico ed ecologico dell’era del petrolio.
Uno degli esempi più emblematici è Western Flag (in copertina) risalente al 2017. L’opera mostra un pennone solitario nel mezzo di un paesaggio arido del Texas: al posto di una bandiera tradizionale, però, si alza una densa colonna di fumo nero che si muove lentamente con il vento. Non si tratta di un video registrato, ma di una simulazione digitale continua costruita a partire da migliaia di fotografie del luogo. Il sito rappresentato è Spindletop, dove nel 1901 una gigantesca scoperta di petrolio segnò l’inizio dell’era moderna dell’estrazione energetica negli Stati Uniti. In questo contesto la “bandiera” di fumo diventa un potente simbolo dell’era del carbonio: una nazione, o forse un intero pianeta, rappresentato non più da un emblema politico ma dalle emissioni che hanno alimentato il progresso industriale.
Questo linguaggio visivo ritorna anche in Flare (Oceania) del 2022, dove Gerrard continua a esplorare l’infrastruttura energetica globale. L’opera mette in scena una torcia di combustione, uno di quei bruciatori utilizzati nell’industria petrolifera per smaltire il gas in eccesso, che brucia ininterrottamente all’interno di un paesaggio isolato. Come spesso accade nei suoi lavori, l’immagine è una simulazione in tempo reale: la luce cambia durante il giorno, le ombre si allungano, il ciclo del sole e della notte segue quello del luogo reale. La fiamma diventa così una presenza quasi rituale, un segnale luminoso che rende visibile un sistema energetico normalmente nascosto ma profondamente radicato nel funzionamento del mondo contemporaneo.

Se Western Flag rappresenta l’apice simbolico dell’era del petrolio e Flare (Oceania) ne mostra la combustione incessante, un’opera più recente introduce invece una prospettiva diversa. In STANDARD (formerly Surrender (Flag)) del 2023, Gerrard immagina una bandiera bianca, il simbolo tradizionale della resa, composta non da tessuto ma da sottili pennacchi di vapore acqueo che evaporano nel paesaggio desertico. L’opera è presentata su un grande schermo LED outdoor e, come negli altri lavori dell’artista, è una simulazione continua generata con software di grafica in tempo reale: la posizione del sole, le ombre e perfino le stelle nel cielo notturno corrispondono con precisione a un sito reale nei pressi del deserto del Mojave, in Nevada.
Fragile ed effimera, questa bandiera sembra dissolversi nell’aria. Eppure, proprio nella sua instabilità, diventa un segnale di possibile cambiamento. Se la colonna di fumo di Western Flag rappresentava l’orgoglio oscuro dell’era fossile, la bandiera bianca di STANDARD suggerisce invece un gesto di resa: non una sconfitta politica, ma una presa di coscienza nei confronti dei limiti planetari. Come ha spiegato lo stesso Gerrard, l’opera guarda al futuro, verso idee di arresto, negoziazione e sottomissione alle realtà più grandi del sistema terrestre.
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Letti insieme, questi lavori formano quasi una trilogia visiva sul tema dell’energia contemporanea. Dalla bandiera di fumo che celebra e denuncia il petrolio, alla fiamma perpetua delle infrastrutture industriali, fino alla fragile bandiera di vapore che immagina una tregua con il pianeta. E in tutte queste opere Gerrard utilizza la simulazione digitale per rallentare il tempo e rendere visibili processi che normalmente rimangono invisibili, trasformando il paesaggio in un luogo di riflessione sul nostro futuro energetico.
