Quella delle vignette satiriche, delle strisce a fumetti o delle illustrazioni con l’editoria cartacea è un legame solidissimo, che negli anni ha portato grandi artisti a realizzare opere sui più grandi quotidiani e settimanali di tutto il mondo.
Tra i più grandi artisti viventi, che dal 1974 pubblica capolavori di rara bellezza e ironia sui principali magazine del mondo, c’è Barry Blitt, artista canadese pluripremiato, conosciuto principalmente per la sua lunga collaborazione per le copertine del The New Yorker – con cui collabora dal 1993 – e i lavori per il The New York Times, Vanity Fair, Rolling Stones e The Athletic.




Il mondo raccontato da Barry Blitt è splendido ed esilarante, prendendo spesso in giro la politica (americana in particolare) e la cultura di massa statunitense. Blitt è un grande esponente di quella satira fatta attraverso i quotidiani, in cui oltre all’immagine è la parola a trasmettere messaggi forti, che in passato hanno portato all’artista non pochi problemi.
Durante le prime presidenziali di Obama infatti, una vignetta che ritraeva il futuro presidente in abiti tipici musulmani e la first lady Michelle Obama con una mimetica militare aveva destato scalpore facendo arrivare a Blitt non poche critiche pubbliche. L’approccio critico tuttavia è parte della tradizione dei vignettisti, e lo stesso Barry Blitt negli anni ha dedicato copertine ad altri presidenti come George W Bush e ovviamente Donald Trump.
Tra i grandi personaggi disegnati a penna, inchiostro e acquerello da Blitt ci sono icone della cultura pop, in particolare tanti musicisti, papi, personaggi storici o comuni, con una passione ricorrente per il baseball.
Lo stile di Barry Blitt è inconfondibile, i numerosi riconoscimenti, tra i quali il Premio Pulitzer per la miglior vignetta editoriale nel 2020, lo proiettano in una Hall of Fame di grandi artisti del genere, al pari di maestri come Saul Steinberg.




