BAVURE, l’ultimo cortometraggio di Donato Sansone

BAVURE, l’ultimo cortometraggio di Donato Sansone

Giulia Guido · 3 mesi fa · Art

C’è chi guardando una macchia di colore non vede nulla. Poi c’è chi ci vede un mondo intero, una storia. È proprio da una piccola pennellata di vernice che parte BAVURE, l’ultimo cortometraggio firmato Donato Sansone

Classe 1974, Donato Sansone ha studiato prima all’Accademia di Belle Arti di Napoli e poi al Centro Sperimentale di Animazione di Torino e durante la sua carriera ha firmato la regia di diversi cortometraggi tra cui spiccano “Love Cube”,“Topo glassato al cioccolato”, “Portrait”, “Journal animé” e “Robhot”, con i quali ha collezionato diverse nomination e vittorie a Festival internazionali. L’a creatività di Donato Sansone non si esaurisce al mondo del cinema, ma arriva fino a quello della musica, curando diversi videoclip per artisti come i Subsonica, i Verdena e gli Afethours.

Come abbiamo detto, il suo ultimo cortometraggio si intitola BAVURE e si tratta di una metafora della vita, della creazione del mondo, ma anche della creazione artistica. Tutto ha inizio con della tempera, un po’ di rosso e un po’ di bianco e la mano di un abile artista, per dar vita a un corpo, uno scheletro, un uomo e poi una donna, un neonato e l’universo intero. 

BAVURE, che ci attira e ci ripugna allo stesso tempo, si è ritagliato un posto nella lista dei candidati per il Premio César e proprio per questo la casa di produzione Autour de Minuit ha pubblicato per intero il cortometraggio sul proprio canale YouTube, dove rimarrà visibile fino a fine gennaio. Guardatelo qui sotto! 

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The Guestbook: la nostra intervista a João Marques

The Guestbook: la nostra intervista a João Marques

Giulia Guido · 5 giorni fa · Photography

Ci sono bastati pochi secondi sul suo profilo Instagram, per innamorarci degli scatti di João Marques, fotografo di Lisbona.

Se dovessimo trovare una parola con cui descrivere le sue fotografie è contemplazione, legata sia ai soggetti che scatta sia agli spettatori. Infatti, molte delle sue immagini ritraggono figure di profilo o viste di schiena con gli occhi puntati verso il cielo, di notte, di giorno, al tramonto, pieno di stelle o illuminato dalle luci della città. Come loro, anche noi rimaniamo completamente incantati dai suoi lavori.

Incuriositi abbiamo fatto qualche domanda a João Marques che ci ha raccontato come è nata la sua passione per la fotografia.

Raccontaci come ti sei avvicinata alla fotografia. C’è un momento in particolare che ti ricordi?

È iniziato tutto quando avevo circa 13 anni, a quel tempo ho chiesto a mio padre di provare la sua macchina fotografica digitale, era una Olympus e per me è stata una figata. Ho iniziato a fare per lo più ritratti dei miei amici ed è stata una cosa che mi è sempre rimasta impressa negli anni della scuola. Vivevo in una città molto piccola e la fotografia è diventata il mio hobby, filmavo e fotografavo sempre i miei amici. A 17 anni mi sono trasferito a Lisbona per finire il liceo e l’anno successivo ho frequentato la scuola di cinema. In quei tre anni mi sono concentrato soprattutto sul cinema, ho guardato molti film e ho coltivato di più la mia passione per il cinema. Solo nel 2018, dopo aver finito la laurea e aver diretto il mio primo cortometraggio “Incomum”, mi sono fermato un attimo e ho pensato che poteva essere una buona idea approfondire le mie conoscenze sulla fotografia, che ha fatto parte della mia vita per tanto tempo ma mai consapevolmente. Sono andato alla Ar.Co e ho fatto un corso di un anno e in quel momento ho ricominciato a farlo, e ho continuato ad andare avanti.

Cosa è per te la fotografia e cosa cerchi di raccontare attraverso i tuoi scatti?

La maggior parte delle volte lavoro d’istinto, quindi non c’è molta riflessione dietro il mio lavoro. A questo punto una cosa che ho capito di me stesso è che ho il bisogno di creare e di esprimermi artisticamente in qualche forma. Amo il fatto che la fotografia mi abbia dato questa opportunità di produrre istantaneamente, di creare un’idea o di esprimere la mia percezione di un sentimento su un’immagine. Per qualcuno come me che ha già un background anche sul mondo del cinema, dove tutto è molto più complesso e coinvolge molte persone, la fotografia mi dà la possibilità di fare quasi da moodboard a come voglio che siano i miei film. 

Quali attrezzature utilizzi per scattare? Quali strumenti porti con te quando scatti e perché?

Ho girato sia in analogico che in digitale. La mia fotocamera digitale è una Sony A7 III e la mia fotocamera a pellicola è una Pentax K1000. È divertente perché in realtà non ho mai avuto altre fotocamere a pellicola. Stavo pensando di passare a una macchina fotografica da 120 mm, ma per ora continuo a usare questa. Non mi piace fare molta pianificazione, quindi credo che la maggior parte delle volte non prendo nient’altro oltre alla macchina fotografica. Se prendo qualcosa sarebbe una piccola luce o qualche oggetto di scena che vorrei usare per lo scatto.

C’è uno scatto a cui sei più legato? Puoi raccontarcelo?

Se dovessi scegliere una sola immagine, forse questa. Questa immagine è stata scattata intorno alle 2 del mattino del 1° gennaio 2019. Questo è stato il giorno in cui ho iniziato questa serie che ho intitolato ‘the sky is a painting’ di scatti notturni. Questa rappresenta tutte le altre immagini notturne simili che ho fatto. Mi sono sempre sentito legato alla notte e al cielo. Ero abituato a fissare molto il cielo e ad avere uno di quei momenti in cui mi rendo conto di quanto siamo piccoli. Mi piace giocare con questa idea dell’umano contro l’universo. In futuro vorrei fare un libro fotografico con tutti i miei scatti atmosferici notturni.

Ci sono artisti che segui o ai quali ti ispiri?

Certo, ci sono altri fotografi che seguo attraverso i social media che trovo stimolanti, per lo più penso che ciò che mi attrae sia un punto di vista personale del mondo e della vita. Alcuni artisti che consiglio vivamente di vedere sono Mia Novakova, Maya Beano, Tristan Hollingsworth e Edie Sunday, per esempio. Tuttavia penso che ciò a cui mi ispiro di più siano i film. Alcuni registi che mi hanno ispirato sono David Lynch, Jonas Mekas, Teresa Villaverde, Wong Kar-Wai e Robert Bresson.

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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 4 giorni fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle. 
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @carla_sutera_sardo, @odetteombra, @lmashtalerova, @siria.d.angelis, @moulayahmed2.0, @paolatala_10, @francescaersilia1, @adriano.losacco, @valeriaroscini, @martinanorii_.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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EST. TRAMONTO – #ontheroof

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Erotic Photography, l’ultimo libro di Leonardo Glauso

Erotic Photography, l’ultimo libro di Leonardo Glauso

Giulia Guido · 22 ore fa · Photography

Sensuali e passionali, belli come le ragazze che ritraggono e in bianco e nero, sono gli scatti di Leonardo Glauso racchiusi nel suo ultimo libro “Erotic Photography”. 

Classe 1989, Leonardo è nato e cresciuto a Firenze, città che dopo tutti i suoi viaggi e i suoi trasferimenti lo ha visto tornare. Infatti dopo aver lavorato a Milano e nelle più importanti città europee oggi vive e lavora nella sua città natale. Dopo essersi laureato Graphic Design ha deciso di dedicarsi interamente alla fotografia, proseguendo gli studi presso la Scuola internazionale di Fotografia di Firenze. 

Con il tempo si è specializzato in fotografia di nudo artistico e di moda e oggi conta svariate collaborazioni con nomi nazionali e internazionali come GQ, Icon EL PAÍS, Schön! Magazine e tanti altri. 

È proprio sul nudo artistico che si focalizza Erotic Photography il suo ultimo libro che arriva dopo altre cinque pubblicazioni degne di nota Naked Girls, Private Nudes, Model Casting, Women in Film e Nude Book

Erotic Photography è una collezione di scatti tutti rigorosamente in bianco e nero che svelano i corpi delle ragazze protagoniste come se fossero delle sculture in marmo. Il gioco di luci e ombre, che a volte rivela e altre nasconde, sottolinea le linee e le forme delle modelle, unico vero elemento delle fotografie. Niente elementi di disturbo, niente fronzoli, nulla ci distrae dalla bellezza sensuale, pura e intima dei corpi. 

È possibile acquistare Erotic Photography a questo link, se invece siete curiosi di scoprire di più su Leonardo Glauso andate a visitare il suo sito

Erotic Photography, l’ultimo libro di Leonardo Glauso
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La vita fugace negli scatti di Audrey Gillespie

La vita fugace negli scatti di Audrey Gillespie

Giulia Guido · 7 giorni fa · Photography

È difficile dare una forma una paura. Non solo perché non è tangibile, ma soprattutto perché è difficile capire di cosa si ha veramente paura. Forse però si può combattere celebrando ciò che incarna tutto il suo contrario, la spensieratezza, la libertà, la leggerezza. Audrey Gillespie ha deciso di affrontare le sue paure armata di macchina fotografica. 

Audrey Gillespie è una giovane fotografa dell’Irlanda del Nord che attraverso i suoi scatti non vuole portarci in scenari e immaginari lontani, ma vuole accompagnarci nel suo mondo. 

Dopo aver realizzato un intero progetto sulla realtà queer del suo paese, oggi, attraverso il suo ultimo lavoro intitolato This Hurts ci trasporta in un mondo giovane, attraverso il quale il quale ci fa respirare e ci fa vivere diversi stati d’animo, dall’ossessione alla liberazione, arrivando alla fantasia. 

Mirror

I suoi scatti sono bui, ma mai cupi, realizzati di notte, a volte per le strade illuminate dalle luci dei lampioni, dei neon, delle insegne, altre nell’intimità di piccoli appartamenti. Sono attimi rubati tra migliaia di altri attimi, sono gli sguardi e i volti di ragazzi e ragazze che come Audrey Gillespie, come tutti noi hanno paura. Ma paura di cosa? Di tutto. 

This Hurts è una serie di fotografie in 35 mm, da cui spicca il gusto personale di Audrey Gillespie, la sua visione del mondo, fragile e vulnerabile.  

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