Photography Vulnerabilità e fiducia negli scatti di Ben Larrabee
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Vulnerabilità e fiducia negli scatti di Ben Larrabee

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Anna Frattini

In Trudie, il fotografo Ben Larrabee raccoglie 51 ritratti di sua moglie Trudie Larrabee, realizzati nell’arco di vent’anni, tra il 1997 e il 2017. Fotografie a colori e in bianco e nero che costruiscono un racconto intimo e silenzioso, dove la quotidianità diventa terreno di esplorazione artistica.

Larrabee vive a Darien, Connecticut, e ha studiato fotografia con Harry Callahan alla Rhode Island School of Design. È proprio Callahan, con le celebri immagini della moglie Eleanor e il suo consiglio “fotografa ciò a cui tieni”, a tracciare la direzione del lavoro di Larrabee. In Trudie, questa idea si manifesta in ogni scatto: gesti naturali, composizioni essenziali, un ritmo che nasce dalla familiarità profonda tra fotografo e soggetto.

Trudie Putting On Makeup Smooth From Color

Trudie appare in momenti diversi — mentre prende il sole nei Paesi Bassi, fa Pilates o si ferma accanto a un lago illuminato dal riflesso dell’acqua. Le immagini, spesso di nudo, non hanno nulla di costruito: sono frammenti di vita, spontanei, privi di posa. Come dice Larrabee, sono nudi della vita quotidiana, senza finzione, né pianificazione. In una delle fotografie più emblematiche, scattata al 61° piano dell’Empire State Building, Trudie si appoggia a una colonna, completamente nuda. «Ben mi ha detto: ‘Vai a metterti davanti a quella colonna’. Così, mentre camminavo, anticipando la sua richiesta, mi sono spogliata e ho nascosto i vestiti dietro di essa», racconta lei. Il risultato è un’immagine di naturalezza disarmante, dove vulnerabilità e fiducia coincidono.

Empire State Building

Prima di tornare alla fotografia, Larrabee ha avuto una lunga carriera nel graphic design, con un master in Belle Arti a Yale e un proprio studio di consulenza d’identità visiva. Nel 1993, dopo anni di pratica della Meditazione Trascendentale, è tornato alla fotografia fondando la Ben Larrabee Photography LLC, dedicandosi ai ritratti. Le sue sessioni non sono mai pianificate: le persone si muovono liberamente, interagendo nei propri spazi, mentre lui cattura momenti di autenticità.

Nantucket

«È una tradizione nell’arte, quella dell’artista e della musa», racconta Larrabee. «Quando voglio sperimentare idee visive, torno sempre a Trudie». In questa collaborazione fatta di fiducia e curiosità, il fotografo trova la libertà di esplorare, trasformando il tempo condiviso in immagine.

Petit St. Vincent

Trudie è prima di tutto un atto di fiducia. Un diario visivo che racconta la vita condivisa, la complicità e il tempo. È un omaggio alla tradizione di chi ha fotografato o dipinto la propria musa non per esibirla, ma per capire meglio se stesso. Un progetto che parla d’amore, di sguardi e della bellezza che si rivela solo quando non si cerca di mostrarla.

Nappa Valley

© Ben Larrabee

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Scritto da Anna Frattini

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