La fine del mondo ha ancora qualcuno che la abita

Negli scatti della fotografa Evgenia Arbugaeva si respira un sentimento lontano dallo spazio e dal tempo che comunemente conosciamo e vediamo. Le sue, più che fotografie, sembrano cartoline che fermano un istante dall’aura fiabesca e di pace irreale, un mix vincente che ci parla di un mondo a noi sconosciuto, ancora tutto da scoprire. Sono scatti dal realismo tipico della fotografia documentaria, caratterizzati però dalla presenza di paesaggi e vedute di una natura incontaminata che, allo stesso tempo, trasmette pace e una certa inquietudine.

La fotografa – classe 1985 – è originaria di Tiksi, una cittadina portuale della Russia siberiana settentrionale. Una realtà dal clima rigido che d’inverno sfiora i -50°C e che lei da sempre si impegna a raccontare, insieme alla vita quotidiana di coloro che abitano queste zone remote del pianeta.

Con i suoi progetti fotografici Evgenia diventa parte attiva delle comunità che si impegna a raffigurare: vi passa molto tempo a stretto contatto, immortalando la loro vita di tutti i giorni, in maniera naturale ma con l’occhio attento tipico del fotoreporter, che è in grado di fermare istanti costruiti a regola d’arte, come fossero scene di una quinta teatrale.

Queste popolazioni non sono però le uniche protagoniste degli scatti della Arbugaeva: con loro lo è la Natura immensa che le circonda, incontaminata ma, allo stesso tempo, segnata dal passaggio di chi vi abita.

Alcuni lavori sono più tetri e malinconici di altri, sia nei colori che nei soggetti catturati dall’obiettivo. Nonostante ciò, quello che accomuna gli scatti della giovane fotografa sono i sentimenti di romanticismo e di sublime che dominano ogni scena. Dall’istantanea della barca costruita a mano da Slava, ex capo della stazione metereologica di Khodovarikha, al ritratto malinconico di Nikolai nella sua casa (una stazione metereologica abbandonata) a Enurmino, al limite del Circolo polare artico, mentre ricorda, con le mani sulle tempie, l’amata moglie che l’ha lasciato l’anno precedente.

Le regioni russe non sono le uniche studiate dall’occhio attento della fotografa. I suoi lavori arrivano fino alla Tanzania, dove si avventura nella Riserva Naturale di Amani, sapientemente guidata da John Mganga, assistente di laboratorio in pensione che ha passato la propria vita ad assistere gli scienziati britannici nei loro studi sulla malaria, presso la stazione di ricerca della Riserva.

In ognuno di questi scatti dal forte impatto visivo e sentimentale la presenza della Arbugaeva è assoluta e rispettosa, mentre riesce perfettamente nella missione di mostrarci modi di vivere diversi e le storie personali – ma grandiose – della gente comune, confinata in questi angoli di mondo fuori dal tempo.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Luigi Falanga e Gaia Forlin aka @super8otto.

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