Out of Gas, il progetto della fotografa Betsy Malloy, è un’indagine visiva e sensoriale su quello che significa vivere in un’epoca di transizione.

Tutto ha inizio con una stazione di servizio. Una di quelle strutture che sembrano ormai fuori dal tempo, relitti di un’era che si sta lentamente dissolvendo. Malloy quasi non si ferma, eppure qualcosa la costringe a deviare, a scattare una fotografia destinata a rimanerle addosso per anni. Ci vorrà un decennio per comprendere davvero cosa la attraeva in quell’immagine: non tanto il soggetto, quanto l’emozione nascosta che racchiudeva, quel senso sottile e persistente di essere stati lasciati indietro.

Out of Gas si inserisce in quello che l’artista definisce un momento liminale, una soglia storica in cui il passato e il futuro coesistono senza mai toccarsi davvero. Il motore a combustione scivola lentamente nello specchietto retrovisore, mentre davanti si apre un orizzonte ancora indefinito. È una trasformazione che non è solo tecnologica, ma profondamente emotiva: genera malinconia, resistenza, rassegnazione, ma anche una fragile forma di speranza.

Sono emozioni che attraversano tutti, ma che raramente trovano un nome. La frustrazione silenziosa davanti a un’auto elettrica nel traffico, il disagio verso un futuro che non riusciamo ancora a mettere a fuoco. Malloy intercetta queste sensazioni e le traduce in immagini, trovandone una manifestazione tangibile nei paesaggi che fotografa.

Ogni scatto nasce nella luce dura e neutra del giorno, quando tutto appare evidente, quasi banale. Ma è con il passaggio alla notte che il lavoro prende forma. Nel suo digital darkroom, Malloy interviene sull’immagine, scolpendo la scena per far emergere ciò che inizialmente resta nascosto: cieli costruiti per amplificare l’atmosfera, luci posizionate con precisione per guidare lo sguardo e il sentimento. Il risultato non è mai una semplice documentazione, ma una reinterpretazione, un tentativo di restituire la verità emotiva di un luogo.

Il progetto non si limita alla dimensione fotografica. Come emerge anche dalle sue riflessioni sul possibile sviluppo editoriale, Out of Gas è pensato come un sistema aperto, capace di espandersi in installazioni digitali e collaborazioni interdisciplinari, dove immagine, suono e movimento possono dialogare tra loro. Il libro, più che un prodotto finale, diventa uno strumento, un punto di contatto, quasi un biglietto da visita per nuove possibilità .


In fondo, ciò che Malloy costruisce è una narrazione dell’incertezza contemporanea. Un archivio emotivo di spazi dimenticati che, proprio perché marginali, riescono a raccontare meglio di qualsiasi altro luogo il nostro presente. Un presente fatto di transizioni incomplete, di nostalgie difficili da ammettere e di futuri che non abbiamo ancora imparato a immaginare davvero.

