Blood Orange sulle ali di Angel’s Pulse

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17 Luglio 2019

Il primo mixtape di Blood Orange e le sue infinite possibilità.

Lo scorso anno, nel profilo che Lizzy Goodman dedica a Blood Orange sul New York Times, indica Dev Hynes come l’archetipo di un nuovo modello di artista, il cui talento principale è la sua capacità di “assert his identity as an absence of one, to express his creative gifts while committing fully to none of them“. 

Blood Orange, come Donald Glover (pure citato dalla Goodman), ha il dono di saper essere unico, ma allo stesso tempo completamente scindibile in diverse personalità, e per questo così duttile e versatile. Confondibile e inconfondibile in ugual misura. Un talento che gli ha permesso di essere la mano visibile e invisibile di numerosi progetti (per altro diversissimi tra loro) e di crearsi una sua identità quando si è trattato di mettere fuori opere personali come Freetown Sound, Negro Swan o l’ultimo (ma primo) mixtape Angel’s Pulse.

Ancora una volta con questo nuovo progetto, che Hynes definisce come una sorta di epilogo del precedente Negro Swan, ci rendiamo conto di quanto lui sia bravo a esplorare tutte le sue personalità e a convogliarle nelle sue produzioni in maniera tutt’altro che incerta e frammentata.

Quello che voglio dire è che, sebbene Angel’s Pulse nella sua natura di mixtape dia a Blood Orange la possibilità di essere ancor più eclettico e libero di mescolare sulla tavolozza tutte le sue colorate influenze, il prodotto che alla fine ci viene reso ha un’omogeneità compatta e un’identità artistica che, se pure scappa al marchio, sappiamo perfettamente riconoscere.

Gli arrangiamenti e le produzioni dei brani di Angel’s Pulse sono leggeri come piume d’angelo: alcune composizioni richiamano l’R&B degli anni ’90, altre melodie enfatizzate da nostalgici synth ci riportano agli ’80, mentre la scelta dei collaboratori è un altro punto che gioca a favore della randomicità. Toro Y Moi, Arca, Ian Isiah, Tinashe, Joba e Kelsey Lu danno una mano all’artista a sperimentare la forma – non forma del mixtape.

E anche se tutto può sembrare più rilassato, non mancano i temi pesanti che caratterizzano la scrittura di Hynes, solo che nei suoi precedenti album avevano una narrazione più unitaria e intenzionale. Nelle 14 tracce di Angel’s Pulse, Blood Orange è invece libero di volare sulla spinta dei suoi impulsi, passando dal gospel al rap, dalla dance al psych rock in meno di mezz’ora regalandoci un prodotto finito, dalle possibilità infinite.

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