Photography Bodybuilders come costruttrici di un corpo altro
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Bodybuilders come costruttrici di un corpo altro

La fotografa Alien lo spiega attraverso la nuova scena drag alternativa e i club kids
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Giorgia Massari
alien | Collater.al

Nell’accezione più comune del termine, bodybuilder si riferisce a quella pratica che tutti conosciamo che ha “come fine ultimo il cambiamento della composizione corporea”, in altre parole il culturismo. Tradotto letteralmente dall’inglese, questa parola diventa “il costruttore di un corpo” che, se presa decontestualizzata, potrebbe riferirsi a tantissime pratiche. È in quest’ottica che l’artista Alien usa Bodybuilders come titolo del suo progetto fotografico e video, con l’intenzione di documentare la nuova scena drag alternativa e di club kids in diverse parti del mondo. Il protagonista indiscusso è il corpo che diventa un corpo altro. Come succede per i culturisti, che tendono a una riduzione progressiva della loro percentuale di massa grassa, tutti tendiamo a una modifica del nostro corpo ogni giorno, attraverso il cibo che assumiamo e con qualsiasi forma di abbellimento, dal make-up alle acconciature. Tutto per una costruzione identitaria, personale, intima e soggettiva che possa comunicare chi siamo.

In questo senso, sfogliando le pagine del libro di Alien è chiaro che la nicchia – parte del mondo queer – da lei analizzata sia ancora più emblematica. Come scrive Helen Hester, professoressa di Genere, Tecnologia e Politica Culturale presso l’Università di West London e autrice del manifesto Xenofeminista, nell’introduzione al primo volume di BODYBUILDERS 01: Ogni persona fotografata ha in qualche modo costruito sé stessa, canalizzando non solo estetica personale, punti di riferimento culturali e idee intellettuali ma anche forze inconsce – l’ignoto dentro di noi che trova necessariamente espressione in tutte le nostre parole, azioni, pensieri e comportamenti.

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Bodybuilders 01 by Alien; performer Sonora

Con questa premessa, la fotografa Alien si addentra nel mondo drag britannico concentrando il primo capitolo di BODYBUILDERS sulla scena del Regno Unito. L’attenzione è posta sui singoli personaggi, nello specifico sono trenta gli artist* di spicco della scena, tra cui troviamo Bo Quinn, Sonora, Spook, Shrek 666, Jenkin Van Zyl, Trashedbaby, Laura Bowels, tutti coinvolti in un lavoro personale e intimo sulla propria identità. Ciò che salta all’occhio sono i loro outfit pazzeschi, i loro make-up eccentrici e tutte le protesi artificiali che fungono da prolungamento del corpo stesso, sia in un’ottica concreta che teorica. Se si guarda con un occhio più astratto alle pose che questi assumono negli scatti ci si accorge che è proprio l’attitude ad accentuare la distorsione del loro corpo, che suona come una decisa affermazione del sé intento ad ottenere un riconoscimento, tanto sofferto quanto legittimo.

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Alien, Jenkin Van Zyl

Ecco che quindi, per citare il punto di partenza ovvero “costruzione di un corpo altro”, Alien sottolinea come in questa tensione al diverso il termine altro si sovrapponga in realtà all’io.  Una costruzione estetica, concreta e fisica, che vuole sempre più assomigliare all’identità astratta, nascosta e custodita nella psiche e, più in generale, nell’essenza. Un vero e proprio lavoro di documentazione e di reportage quello di Alien che immortala in tutta la loro bellezza vibrante l* esponenti del mondo drag in piena glorificazione del sé.

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Leo Monira (Spook), Shadow on green
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Alien, Shrek
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Scritto da Giorgia Massari
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