Le spiagge bianche e assolate, le acque blu del Pacifico e i tramonti dorati.
Queste meravigliose immagini, oltre a farci del male perché difficilmente le potremmo vedere quest’estate, sono anche simbolo di uno dei luoghi più belli del pianeta, le isole Hawaii.
Esiste però un ulteriore segno di riconoscimento che contraddistingue uno degli arcipelaghi più famosi del mondo, la Aloha Shirt.

La storia delle Hawaii e della Aloha Shirt si intrecciano in un racconto fatto di leggende che qui cerchiamo di esplorare.
Nonostante all’inizio del XX secolo, le isole Hawaii fossero ancora politicamente indipendenti, gli uomini d’affari statunitensi si riversavano nell’arcipelago per acquistare terreni da dedicare alla coltivazione di canna da zucchero e ananas. Chiaramente queste piantagioni avevano bisogno di mano d’opera, così iniziarono ad arrivare braccianti dal Giappone, dalla Cina e da tutti e quattro gli angoli del Pacifico ed ognuno portava con sé i propri costumi, la propria lingua e il proprio abbigliamento.

Tra i tanti racconti che sono stati tramandati sulla nascita della camicia hawaiana, sembra che i più accreditati siano quelli che descrivono alcuni sarti giapponesi e cinesi, venuti a lavorare nei campi e pare abbiano realizzato i modelli che poi sarebbero diventati un punto di riferimento nel mondo della sartoria.

Iniziamo con una storia particolare. Lo studente Gordon Young, all’inizio degli anni ’20, sviluppò una camicia che definiremmo pre-aloha, che divenne subito molto popolare tra i suoi colleghi all’Università delle Hawaii. In realtà la mente dietro questo prototipo, fu la madre che faceva la sarta e gli confezionava camicie su misura in cotone yukata, che veniva utilizzato per i kimono da lavoro delle donne giapponesi.

Nel giugno del 1935 poi, un sarto proprietario di un piccolo negozio nel centro di Honolulu, Koichiro Miyamoto detto Musa-Shiya “The Shirtmaker”, pubblicò su un giornale locale il primo annuncio che pubblicizzava le sue camicie, decorate con bellissimi disegni caratterizzati da colori brillanti, chiamandole per la prima volta Aloha Shirt. Il prezzo era di 95 centesimi, sia per quelle già realizzate che per quelle su ordinazione.
Una testimonianza importante del lavoro di Musa-Shiya ce la regala sua moglie e compagna di lavoro, Dolores Miyamoto: ricorda che i due realizzarono camicie per Shirley Temple, per l’attore americano John Barrymore, che si recò direttamente nel loro piccolo negozio ad Honolulu per ordinare una camicia in un tessuto originale giapponese. Fu la prima volta che i due realizzarono una camicia stampata.

Un’altra storia molto conosciuta sulle origini della Alhoa shirt è quella legata alla famiglia Chun e all’azienda King-Smith Clothiers.
Ellery Chun dichiarò in un’intervista del 1964 che, dopo aver visto dei ragazzi filippini indossare camicie a coda di rondine molto sgargianti, le bayau, ne fece realizzare alcune da un sarto nel 1932/33. Quelle stesse camicie furono poi portate nel magazzino dell’azienda di suo padre, la King-Smith Clothier ed esposte in un negozio con un piccolo cartello che recitava, “Hawaiian Shirts”. La signora Ellery fu la prima a registrare i marchi “Aloha Sportswear” e “Aloha Shirts” rispettivamente nel 1936 e nel 1937.
La sorella di Ellery fu una delle pioniere nel design tessile, riportando sui tessuti delle camicie le immagini che l’avevano colpita durante una crociera, come i pesci volanti.
Come dicevamo all’inizio, le storie sulla genesi di questo indumento iconico sono tantissime e per forza di cose non possiamo riportarle tutte.
Nel corso del tempo tutti, almeno una volta nella vita, ne abbiamo indossata una.

Da Elvis Presley a Harry Truman, da Leonardo Di Caprio e soci in Romeo + Juliet di Buz Luhrmann, da Johnny Depp e Benicio del Toro in Paura e delirio a Las Vegas, Tom Selleck in Magnum P.I., etc.

Chiudiamo con una speranza, quella di poterle indossare e sfoggiare il prima possibile.

