Per Bruno Brandão la città si scopre solo camminando. Fotografo brasiliano di base a Curitiba, nel sud del Paese, ha fatto della street photography un modo di stare al mondo più che un genere da praticare. Non cerca di descrivere un luogo in modo letterale, ma di scoprire le relazioni inattese che si accendono tra persone, luce, colore, architettura e vita quotidiana.
Al centro del suo sguardo c’è la luce del tardo pomeriggio. Fin dall’infanzia quell’ora gli lascia addosso una sensazione difficile da definire, a metà tra familiarità, nostalgia e curiosità. Quando il sole si abbassa le ombre si allungano, i colori si fanno più intensi e anche i luoghi più ordinari diventano qualcosa di speciale. Non sorprende che la sua fotografia urbana ruoti attorno a controluce, riflessi e silhouette, come nella serie Contraluz Urbana.


Il suo modo di vedere si è formato anche attraverso altri autori. Alex Webb, scoperto con il libro The Suffering of Light, gli ha mostrato la possibilità di stratificare l’immagine e di far convivere più piccole storie nello stesso fotogramma. Poi Gustavo Minas, per l’uso di luce, colore e riflessi, e l’amico Melvin Quaresma, con il suo sguardo poetico e fluido sulle scene di tutti i giorni.

Uno scatto realizzato sul lungomare di Maceió segna il passaggio. Al centro un venditore di zucchero filato tra le palme, attorno a lui una scultura sullo sfondo, un uomo seduto, i passanti, un bambino con un pallone e, in primo piano, cocchi e bottiglie d’acqua. Bruno Brandão resta lì, si sposta, cerca il punto in cui tutto possa convivere in una sola immagine. Da allora smette di isolare un soggetto e comincia a cercare i rapporti tra piani, gesti e momenti, situazioni che non si possono controllare e che forse non si ripeteranno mai allo stesso modo.


È lo stesso sguardo che lo accompagna in giro per il Paese. Tra i suoi progetti in corso c’è quello di fotografare tutte e 27 le capitali degli stati brasiliani, per costruire a poco a poco un ritratto personale del Brasile attraverso strade, persone e carattere di ogni luogo. Più che un archivio documentario, un modo per capire come ogni città si riveli nella vita di tutti i giorni e come certi gesti continuino a farsi eco in contesti lontanissimi.
Le fotografie di Brandão vivono in fondo a metà strada tra ciò che trova e ciò che si porta dentro.




