Art Glitch rompe gli schemi da Building Gallery
Artexhibition

Glitch rompe gli schemi da Building Gallery

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Giorgia Massari

«Tutto ciò che vedete in questa mostra nasce nel momento in cui avviene una discrepanza fra supporto e immagine, quando queste due entità non collimano più». Con queste parole i curatori Chiara Bertola e Davide Ferri introducono la mostra collettiva Glitch, in apertura oggi 8 novembre alla Building Gallery di Milano. Le parole chiave dell’esposizione, che coinvolge dieci artisti nazionali e internazionali, sono smagliatura, strappo, spiraglio. Esse si riferiscono a quelle aperture superficiali che permettono all’energia dell’esistenza di filtrare. In altre parole, la mostra accoglie opere – figurative e astratte – che accolgono un’altra idea di pittura. Quella “mera”, “bassa”, “materiale” che riconduce all’idea di verità in pittura. «Per noi questa idea coincide con una vita materiale del dipinto, è questo il mero. Pittori che dipingono con una processualità bassa che collima con l’artigianalità», continuano i curatori. Ma scopriamo di più sugli artisti in mostra e sulle opere presentate.

Installation view piano terra, Building

Il percorso espositivo

La mostra presenta opere che esplorano l’idea di una pittura materiale, spesso incorporando elementi artigianali e industriali, come nel caso della “pittura industriale” di Pinot Gallizio. Alcuni artisti adottano una gestualità impersonale nella loro pratica pittorica, come Simon Callery, che cerca di fondere la materialità del dipinto con il paesaggio, o Ilya & Emilia Kabakov, che inventano un artista immaginario per riflettere sul concetto di autore. A questo proposito, pensiamo all’opera in mostra, intitolata “Charles Rosenthal, Im park 1930”. Qui un dipinto di ispirazione impressionista dialoga con un supporto che nasconde dentro di sè una vera e propria luce artificiale, ragionando sull’oggettività e la soggettività nell’espressione artistica della luce.

Ilya & Emilia Kabakov, Charles Rosenthal, Im park 1930

Al piano terra è centrale l’opera di Angela de la Cruz che, come accade nei lavori di Peggy Franck (al secondo piano), trasforma la pittura in un organismo mobile, creando esperienze immersive in cui gli elementi del quadro sembrano incapaci di contenere l’eccesso di materialità della pittura. Ci sono poi opere che sfidano il modo in cui guardiamo le composizioni astratte, come nel caso di Mary Heilmann, che dipinge il dipinto come se fosse la superficie di una ceramica. Alcune opere invece riconfigurano lo spazio attraverso rifrazioni, come i lavori di Farid Rahimi, che dipinge compulsivamente un angolo di stanza, oscillando tra rappresentazione plausibile e astrazione. Sempre al piano terra, nello spazio posteriore, vi è l’opera “Untitled” di Andrea Kvas posizionata orizzontalmente sul pavimento. Un quadro che si costituisce in quanto pozzanghera, non la rappresenta ma lo è. Proseguendo al primo piano, incontriamo nuovamente le opere di Maria Morganti e Simon Callery già presenti al piano terra ma che qui assumono una dimensione protagonista. Da una parte i diari cromatici di Morganti, dall’altra Callery che “togliendo un pezzo dell’opera rivela il processo”. Infine, il secondo piano conclude l’esposizione Glitch con le opere di Peggy Franck e Alejandra Seeber, in cui i lavori di quest’ultima fungono da sfondo o da paesaggio per lo spettatore, creando ambienti per accogliere ciò che può accadere.

Peggy Franck
Installation view piano terra, Building
Installation view secondo piano, Building (Peggy Franck)
Maria Morganti
Farid Rahimi

La mostra Glitch è aperta dall’8 novembre al 27 gennaio 2024 alla Building Gallery in via Monte di Pietà 23, Milano

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Scritto da Giorgia Massari

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