C’è un designer ecuadoriano che si chiama Cavadrio e che vale la pena conoscere. Il suo lavoro è immediatamente riconoscibile: figure piatte e geometriche, colori primari saturi, linee nere decise. Le composizioni sono dense, dinamiche, costruite con un’economia di mezzi che non rinuncia mai all’impatto. I soggetti spaziano dal calcio alle illustrazioni editoriali, dai poster musicali ai ritratti, ma lo stile resta sempre coerente, come se ogni immagine appartenesse allo stesso universo visivo.

Nelle sue illustrazioni sul calcio i giocatori perdono i dettagli realistici e diventano forme in movimento, riconoscibili per le divise nazionali più che per i volti. C’è qualcosa di molto preciso nel modo in cui Cavadrio usa il colore per raccontare un’appartenenza: il giallo e il blu dell’Ecuador, il verde e l’oro del Brasile, il rosso della Colombia. Il campo da gioco diventa quasi un pretesto per parlare di identità culturale.

Recentemente ha realizzato un’illustrazione per Sports Illustrated in occasione dei Mondiali 2026, dove ha rappresentato l’Ecuador attraverso riferimenti visivi legati alla storia e alla cultura del paese. Un lavoro che gli ha dato visibilità internazionale, ma che si inserisce in modo naturale in una pratica già molto definita.





