Design Charlotte Kingsnorth trasforma le sedie vintage in sculture morbide e quasi organiche
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Charlotte Kingsnorth trasforma le sedie vintage in sculture morbide e quasi organiche

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Arianna Maria Leva

Una sedia può avere le sembianze di un masso ricoperto di pelo, di una creatura dalle forme irregolari o di un oggetto familiare che sembra aver perso la propria struttura originaria. Nel lavoro di Charlotte Kingsnorth, designer londinese, gli arredi si allontanano dalle geometrie convenzionali per assumere volumi morbidi, superfici materiche e forme quasi organiche. Il risultato è un design che si muove tra scultura e funzione, trasformando sedie vintage e materiali inaspettati in oggetti che sembrano appartenere a un mondo a metà tra il naturale e l’immaginario.

Più che limitarsi a rivestire un arredo, Charlotte Kingsnorth ne modifica la percezione: ciò che prima appariva rigido diventa soffice, ciò che era riconoscibile assume un’identità nuova. Le sue sedie catturano lo sguardo proprio perché sembrano sfuggire a una definizione precisa, sospese tra oggetti da usare e forme da osservare.

Il punto di partenza di molte delle sue opere è una struttura già esistente, spesso una sedia vintage che Kingsnorth smonta, modifica o ricopre fino a renderla irriconoscibile. Nella serie Hi!breed, per esempio, i telai tradizionali vengono trasformati attraverso imbottiture scultoree e rivestimenti in tessuti come il mohair, dando vita a forme che sembrano avere una personalità propria. In Soft Boulder, invece, la seduta assume l’aspetto di un masso rivestito di pelo sintetico, in un gioco di contrasti tra solidità apparente e morbidezza.

Questa trasformazione non cancella completamente il passato degli arredi: lo lascia intravedere, creando un dialogo tra ciò che l’oggetto era e ciò che è diventato. È proprio questa convivenza tra memoria e metamorfosi a rendere il lavoro della designer interessante anche al di là del suo impatto visivo.Nel linguaggio di Kingsnorth, i materiali non sono semplici finiture decorative: contribuiscono a modificare il modo in cui percepiamo un oggetto. Il velluto può ricordare una superficie organica, il pelo sintetico suggerire un corpo animale, mentre la schiuma altera i volumi e mette in discussione la rigidità tradizionalmente associata alla struttura di una sedia. In Squishy Thonet II, due sedie Thonet vengono unite e inglobate in un’imbottitura biomorfica rivestita di velluto verde acido; in Holey Foam Hi!breed Chair, invece, una massa di schiuma rivestita di seta è attraversata da grandi occhielli metallici.

Charlotte Kingsnorth

Il risultato oscilla tra familiare e insolito, tra comfort e stranezza. Le sedie di Charlotte Kingsnorth non cercano necessariamente di scomparire nell’ambiente o di adattarsi a un ideale di eleganza minimale. Al contrario, reclamano spazio e attenzione, portando nell’interior design qualcosa di imprevedibile.

Il loro interesse sta anche qui, cioè nel ricordarci che un arredo può essere funzionale senza rinunciare a suscitare curiosità, e che una forma nata per accogliere il corpo può diventare, a sua volta, qualcosa di simile a un corpo. Un oggetto quotidiano si trasforma così in una presenza con cui entrare in relazione, prima ancora di decidere se sedersi.

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Scritto da Arianna Maria Leva

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