Design Marcin Rusak trasforma i fiori scartati in oggetti che sfidano il tempo
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Marcin Rusak trasforma i fiori scartati in oggetti che sfidano il tempo

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Arianna Maria Leva

Tra ricerca botanica, sperimentazione sui materiali e design da collezione, il designer polacco Marcin Rusak ripensa il rapporto tra natura e oggetti quotidiani, dando nuova forma a ciò che normalmente è destinato a scomparire. Cosa rimane della bellezza di un fiore quando appassisce? Per Marcin Rusak, la risposta non si trova nel tentativo di conservarne intatta la forma, ma nella possibilità di trasformarla in qualcosa di nuovo. Petali scoloriti, foglie essiccate e fiori invenduti diventano così parte di tavoli, sedute, superfici decorative e installazioni, in cui la materia vegetale smette di essere un semplice ornamento per assumere un ruolo strutturale. Il risultato è un design che mette in discussione il confine tra naturale e artificiale, ma anche il modo in cui attribuiamo valore agli oggetti che ci circondano.

Nato a Varsavia nel 1987, Rusak cresce in una famiglia legata alla coltivazione dei fiori: una storia personale che diventa il punto di partenza della sua ricerca. Dopo aver studiato al Royal College of Art di Londra, dove conclude il master in Design Products, sviluppa una pratica che unisce design, arte e ricerca sui materiali. Il suo interesse per il mondo floreale, inizialmente legato alla decorazione, si sposta progressivamente verso ciò che normalmente viene ignorato: gli scarti della filiera, le trasformazioni organiche e le tracce lasciate dal tempo.

Dai fiori invenduti a una nuova materia

Uno dei progetti che definiscono questa direzione è Flowering Transition, sviluppato a partire dal 2014. Durante una ricerca sui mercati dei fiori londinesi, Rusak si confronta con la quantità di materiale vegetale eliminato ogni giorno e comincia a raccogliere fiori invenduti per sperimentare nuove possibilità di utilizzo. Da questa indagine nasce un percorso che comprende oggetti, tessuti, fragranze e materiali sperimentali, raccontato anche nell’omonima pubblicazione del 2014.

La serie Flora rappresenta una delle evoluzioni più riconoscibili di questa ricerca. I fiori vengono selezionati, lavorati e inglobati nella resina, diventando parte di superfici dalle tonalità profonde, attraversate da petali, steli e frammenti vegetali. Tagliando e lavorando il materiale, Rusak porta in superficie dettagli che ricordano fossili, venature minerali o paesaggi osservati al microscopio. Ciò che prima era destinato a essere gettato acquista così una nuova presenza, senza perdere completamente la memoria della propria origine.

Con Perma, il designer sviluppa ulteriormente questa tecnica, applicandola a elementi d’arredo e forme scultoree. La materia floreale non viene utilizzata per decorare un oggetto già definito: contribuisce a determinarne l’identità visiva. Ogni composizione presenta variazioni nei colori e nella disposizione dei frammenti, rendendo il processo di trasformazione parte integrante del risultato.

Il tempo non è un difetto da nascondere

La ricerca di Rusak non si limita a rendere durevole ciò che è deperibile. In alcuni progetti, il designer esplora proprio la possibilità di lasciare che i materiali cambino, mostrando come l’invecchiamento possa diventare una qualità dell’oggetto anziché un problema da correggere. È il caso di Protoplasting Nature, una serie che mette in relazione strutture metalliche e foglie essiccate. Le componenti vegetali vengono modellate attorno a un’intelaiatura, formando superfici che si modificano gradualmente con il passare degli anni. L’oggetto non è concepito come una forma immobile, ma come qualcosa che continua a evolversi anche dopo essere stato realizzato.

Questa prospettiva introduce una riflessione sul design contemporaneo: siamo abituati a considerare la durata come sinonimo di perfezione, cercando di evitare graffi, scolorimenti e cambiamenti. Rusak propone invece di osservare queste trasformazioni come parte della storia materiale di un oggetto. La patina, le variazioni cromatiche e le imperfezioni diventano segni del tempo trascorso, capaci di creare un rapporto più personale tra chi possiede un pezzo e la sua evoluzione.

Progettare partendo da ciò che viene trascurato

Nel lavoro di Marcin Rusak, il recupero degli scarti non è quindi soltanto una questione di riutilizzo, ma è un modo per interrogarsi sui meccanismi che stabiliscono cosa merita di essere conservato e cosa, invece, può essere eliminato. I fiori sono un esempio particolarmente significativo: acquistano valore per il loro aspetto, vengono coltivati, venduti e ammirati, ma possono diventare rifiuti nel giro di pochi giorni.

Trasformandoli in oggetti destinati a durare, Rusak altera questa sequenza e apre nuove possibilità progettuali. La sua pratica attraversa ricerca botanica, artigianato e tecnologie di lavorazione, sviluppando materiali che non sono semplici alternative a quelli convenzionali, ma portano con sé una storia riconoscibile. E mentre i fiori continuano a ricordarci quanto sia breve la loro esistenza, il design di Rusak suggerisce che anche ciò che sembra destinato a scomparire può trovare un’altra possibilità, senza perdere del tutto la memoria di ciò che è stato.

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Scritto da Arianna Maria Leva

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