Chiara Tancredi, classe 2002, si avvicina alla fotografia non come una forma di espressione esterna, ma andando incontro ad un atto di introspezione. Il suo progetto Labyrinthine, che sarà presentato al Liquida Photo Fest, è un racconto visivo che spinge l’osservatore a riflettere sul peso dei ricordi, sulla memoria, e su come i traumi dell’infanzia si facciano strada nelle immagini.



«La fotografia è stata il mio modo di comprendere ciò che non riuscivo a esprimere con le parole», ci racconta la fotografa. Il suo lavoro è nato da un’esigenza intima e viscerale, quella di mettere ordine in un mondo emotivo che sembrava troppo complesso per essere descritto. I primi scatti sono nati durante il suo secondo anno accademico, quando ha capito che l’obiettivo poteva diventare il suo linguaggio, quello che le permetteva di confrontarsi con una parte di sé che aveva sempre evitato.


Gli scatti che compongono Labyrinthine non sono solo una ricostruzione dei ricordi, ma una vera e propria ricerca visiva di ciò che è stato silenziosamente trattenuto. Nel progetto, l’autrice esplora la figura materna e il suo rapporto con il corpo, visto come un ostacolo, come un peso difficile da sopportare. «Mi sto solo trascinando», le ripeteva la madre, e queste parole hanno segnato un’impronta indelebile nel percorso di crescita della fotografa. La macchina fotografica diventa allora lo strumento per guardare quel peso da una distanza diversa, tentando di dargli forma, di renderlo visibile, di separarsi da esso.


Le immagini in bianco e nero non sono solo una scelta stilistica, ma il riflesso di una doppia realtà che l’artista sente di vivere: «Il bianco è ciò che non mostro a nessuno, il nero è ciò che vedo e proteggo dal mondo», spiega. In Labyrinthine, queste due dimensioni si incontrano, creando una tensione tra ciò che si nasconde e ciò che viene mostrato.

Ogni scatto è una mappa parziale di un’esperienza che è stata troppo difficile da definire, ma che ora, attraverso la fotografia, sta cercando di dare forma. L’immagine di una casa abbandonata, di una madre che dorme per sfuggire alla depressione, o di una bocca spalancata che rifiuta gli antidepressivi: ogni foto è un frammento di una storia che cerca di emergere da spazi vuoti, da luoghi dove l’emozione non è mai stata completamente espressa.

Labyrinthine è un viaggio nelle profondità della memoria, una riflessione sulla solitudine, sulla ricerca di sé e sulla difficoltà di comunicare i propri sentimenti. Non è solo un racconto privato, ma un invito a tutti noi a confrontarci con il nostro passato e con le emozioni che spesso teniamo nascoste, come se fossero troppo difficili da affrontare.

Presentato al Liquida Photo Fest, questo progetto è il risultato di un processo creativo e fisico che ha richiesto tempo, presenza e pazienza. Ogni scatto è il segno di una lunga attesa, di un gesto lento ma denso di significato, che invita chi osserva a riflettere, a immergersi nel ricordo e, forse, a trovare una connessione con le proprie esperienze personali. Così con Labyrinthine, la giovane fotografa ci offre una visione cruda e potente di come le immagini possano servire da ponte tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che ancora non riusciamo a raccontare.
Le opere di Chiara Tancredi saranno esposte al Liquida Photofestival di Torino dal 7 all’11 maggio 2025.
