Fino al 31 maggio 2025 Huxley‑Parlour, al civico 3‑5 di Swallow Street a Londra, ospita Big Boy, la terza personale britannica dell’artista Lisa Sanditz. Nelle dieci tele inedite Sanditz smonta le gerarchie familiari moltiplicando o rimpicciolendo corpi e paesaggi: un ragazzino di grandi dimensioni si stende su colline dal carattere patriottiche in rosso, bianco e blu, un adolescente mastodontico stringe la mano a una madre miniaturizzata in una barriera corallina, un gatto nero dalle pupille smeraldo riceve bocconi da un umano lillipuziano. La sproporzione, al tempo stesso giocosa e perturbante, racconta il nostro presente fatto di crisi climatiche, verità negoziate e ruoli in continuo slittamento.

La pittura di Sanditz è tattile, densa di gestualità che corrono su campiture che ricordano poster pubblicitari fuori registro. In Sonrise, un volto primordiale affiora da acque torbide sotto una luna cremisi; in Pinus Erectus boschi cartoon alludono ironicamente alla soglia fra infanzia e adolescenza. Ogni opera risulta quindi sospesa tra l’idillio e la catastrofe, come se la possibilità e l’incertezza fossero due facce inseparabili dello stesso presente.

Nata a St Louis nel 1973, laureata al Macalester College e poi al Pratt Institute, Sanditz vive e lavora a Tivoli, nello Stato di New York. Nel 2008 ha ricevuto la Guggenheim Fellowship e i suoi lavori sono entrati nelle collezioni del Dallas Museum of Art, del Kemper Museum e del Columbus Art Museum e compaiono nel volume di culto Landscape Painting Now.



Big Boy ci invita così a rinegoziare le proporzioni del potere—familiari, sociali, ambientali—mettendo in scena un mondo in cui l’infanzia diventa gigantesca e l’età adulta appare improvvisamente minuscola.



