Short video for Breakfast – Coldsore e i classici problemi adolescenziali

Short video for Breakfast – Coldsore e i classici problemi adolescenziali

Giulia Guido · 10 mesi fa · Art

Dal corto animato Coldsore di Caitlin McCarthy si possono estrapolare due morali, una più triste dell’altra. La regista e animator londinese ci presenta una classica scena che potrebbe svilupparsi in un qualsiasi lice del mondo. Da una parte c’è la ragazza bella e popolare che anche quando contrae un virus virale come l’herpes labiale non perde il suo fascino, anzi, i compagni l’ammirano ancora di più perché vuol dire che ha baciato qualcuno. Dall’altra parte c’è la ragazza emarginata, timida e invisibile che quando scopre che l’herpes si trasmette baciandosi cerca disperatamente qualcuno su internet che sia disposto a baciare lei. 

Alla fine anche l’ingenua protagonista contrae il virus, ma alla reginetta della scuola è già passato e lei rimane l’idiota che è riuscita a farsi trasmettere l’herpes da qualcuno. 

Il primo, triste, lato che il video mette in evidenza è la condizione che alcuni adolescenti vivono al liceo, che sono talmente tanto condizionati da ciò che fanno quelli più popolari da volerli imitare in tutto e per tutto, senza tenere conto dei pericoli. 

La seconda, forse ancora più triste, verità sta nel fatto che per molti ragazzi e ragazze internet rappresenta l’unica fonte di conoscenza e di confronto, e la loro disperazione li porta a credere a tutto quello che leggono sui siti o sui social. 

Coldsore è un video che fa pensare, da vedere e rivedere. 

coldsore Caitlin McCarthy | Collater.al
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Short video for Breakfast – Coldsore e i classici problemi adolescenziali
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Le più belle installazioni del Desert X 2019

Le più belle installazioni del Desert X 2019

Claudia Fuggetti · 10 mesi fa · Art

Il Desert X è un festival d’arte contemporanea che esibisce opere site-specific nella Coachella Valley, nel sud della California. Dopo il grande successo della prima edizione, l’evento è diventato un appuntamento fisso che propone lavori innovativi e interessanti.

Le più belle installazioni del Desert X 2019 | Collater.al
Le più belle installazioni del Desert X 2019 | Collater.al

Spcter è l’opera presentata da Sterling Ruby e si ispira ai classici oggetti “U.F.O”. Il monolite appare come un miraggio nel pieno del deserto, per via della sua tinta fluorescente arancione acido. La tonalità è stata data dalla vernice in polvere con cui è stata dipinta la base di alluminio, sulla quale si riflette il cielo.

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Halter è invece l’installazione presentata da Erik Mack, realizzata con 2300 metri di tessuto patchwork firmato Missoni e che avvolge una stazione di servizio in disuso al confine di Salton Sea.

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Going Nowhere Pavilion # 01 (Breeze Block, Ben-Day Dot, Coleseum, Möbius Strip, Thought Problem) è un nastro di Moebius costituito da blocchi di cemento dai toni rossastri, realizzato dall’artista Julian Hoerber. L’opera è ispirata alla teoria di Jacques Lacan che vede la topologia come mezzo per descrivere la mente umana.

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Jackrabbit, Cottontail & Spirits of the Desert è la serie di immagini realizzata da Cara Romero dedicata alle terre dei Cahuilla, Chemehuevi, Serrano e Mojave. Le quattro foto esibite mostrano gli antichi protagonisti che popolavano questi territori.

Le più belle installazioni del Desert X 2019 | Collater.al
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Dive-In è l’installazione presentata dal collettivo danese Superflex che riassume le origini geologiche della zona: pare infatti che per via della grande presenza di fossili marini del sito, gli spagnoli chiamassero il territorio con il nome di Conchilla, poi per errore trasformato in Coachella. L’opera è stata pensata con la prospettiva di sopravvivere nel momento in cui ci sarà nuovamente il mare a causa del riscaldamento globale.

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Lover’s Rainbow di Pia Camil comprende diverse installazioni di arcobaleni realizzati in cemento armato che rappresentano simboli di pace, di uguaglianza e invogliano il pubblico a cambiare prospettiva sui concetti di confine ed immigrazione.

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Western Flag di John Gerrard tratta il delicato tema dell’esaurimento delle risorse e consiste nella proiezione di un filmato sul primo grande giacimento petrolifero al mondo in Texas.

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Revolutions di Nancy Baker Cahill, consiste in un lavoro in realtà aumentata che ricorda molto la scena dell’esplosione di Zabriskie Point. Con quest’opera viene rivoluzionato il concetto di Land Art, che non deve più “sacrificare” l’ambiente per esistere. Come l’artista dichiara:

“Riffing on the idea of the wind farms as an AI garden she fills the air above with what might be the blossoms and blooms of benign technological procreation”.

Visita il sito del festival qui.

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Bambi e la sua street art ironica e pungente

Bambi e la sua street art ironica e pungente

Claudia Fuggetti · 10 mesi fa · Art

Bambi è una street artist britannica attiva dal 2010 che è diventata molto popolare dopo aver realizzato un lavoro a Camden, sotto il ritratto della cantante Amy Winehouse. Il suo stile è ben definito: la maggior parte dei suoi lavori sono realizzati con la tecnica dello stencil e affrontano temi politici e sociali servendosi di figure contemporanee degne di nota come il Papa, Kim Kardashian e la Royal Family.

Il suo pezzo Lie Lie Land, nel quale troviamo Theresa May e Donald Trump che ripropongono la posa resa celebre dal film La La Land, ha ottenuto riconoscimenti a livello internazionale.

Con uno stile che ricorda molto Banksy, Bambi è sicuramente una delle personalità più interessanti all’interno del panorama britannico per via della sua pungente ironia. Se quest’artista ti ha incuriosito, puoi dare un’occhiata al suo sito e al suo profilo Instagram.

Bambi e la sua street art ironica e pungente
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Jim Skull e i suoi teschi realizzati con fili e perline

Jim Skull e i suoi teschi realizzati con fili e perline

Claudia Fuggetti · 10 mesi fa · Art

Jim Skull, aka Jim F. Faure, è un artista francese con base a Parigi che ha focalizzato la sua ricerca stilistica sulla creazione di sculture a forma di teschi umani. La sua tecnica consiste nell’utilizzo di innumerevoli fili colorati, perle in vetro di Murano, corda e piume che insieme vanno a costituire una sorta di “pelle”, ricoprendo l’intelaiatura delle sagome.

Questi oggetti sembrano quasi dei feticci, che diventano pezzi unici da collezione e invitano lo spettatore ad apprezzare l’armonia generale del corpo umano, con un’attitudine glam.

Nel corso degli anni l’artista ha viaggiato molto in luoghi come la Nuova Caledonia, la Nuova Zelanda e l’India; ciò gli ha permesso di poter venire a contatto con rituali, usi e costumi diversi che lo hanno portato a percepire l’oggetto del teschio come qualcosa di nuovo, lontano dal concetto di macabro.

Jim Skull e i suoi teschi realizzati con fili e perline
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Emily Ding, street art e natura selvaggia

Emily Ding, street art e natura selvaggia

Claudia Fuggetti · 10 mesi fa · Art

Emily Ding è una street artist che trae ispirazione dalla flora e dalla fauna, che molto spesso fa interagire con la figura umana, per poter esprimere emozioni e sensazioni. I sui lavori si sviluppano prevalentemente su grandi superfici e sono caratterizzati da figure di animali dai colori sgargianti, ricchi di realistici dettagli.

Le interessa comunicare le emozioni e le esperienze che caratterizzano l’essere umano per farlo regredire alla sua forma più selvaggia, più animalesca, avvicinandolo alla natura.

Ogni scena è particolarmente dinamica e mai statica, portando il suo rigore compositivo e il suo stile ad essere sempre freschi, mai noiosi. Oltre ad essere street artist, Emily realizza anche dipinti su tela, che puoi trovare sulla sua pagina Instagram.

Emily Ding, street art e natura selvaggia
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Emily Ding, street art e natura selvaggia
Emily Ding, street art e natura selvaggia
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